Anglotedesco

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mercoledì 11 settembre 2013

L'Economist difende il ministro Kyenge



Tanto per cominciare ricordiamoci che l'Economist è un giornale mondialista dove i popoli non devono contare nulla , il mondo deve essere guidato da un gruppo molto ristretto di potenti e che le multinazionali devono fare i propri profitti senza trovare ostacoli,esattamente come quella sinistra che ha affidato il ruolo di ministro dell'integrazione alla Kyenge.
Io non condivido i commenti idioti dei leghisti, queste cavolate è normale sentirle dire da gente di provincia rincoglionita dalla pochezza dei posti dove vivono ma non dai politici che vivono con i soldi dei contribuenti.Quello che trovo strano è che nessuno ha il coraggio di rispondere al politologo Giovanni Sartori.Lui parla di ministre ,Kyenge e Boldrini, messe li per servire i poteri forti. Ha totalmente ragione visto che i poteri forti, le grandi multinazionali, sono colpevoli delle guerre, gli altri devono riparare i loro danni ed è per questo che vengono scelti come ministre due che pensano che gli i clandestini (anche delinquenti) non devono essere respinti e bisogna dargli la cittadinanza in tempi brevi.
Cari ipocriti dell'Econimist, nel vostro paese la Kyenge avendo vissuto illegalmente ,non potrebbe fare il ministro, i clandestini vengono espulsi e lo ius soli non c'è , evitate dunque di dare lezioni.

da THE ECONOMIST pubblicato su l'Internazionale

Pochi politici hanno avuto un esordio come quello di Cecile Kyenger,nominata il 28 aprile ministra per l'integrazione nel governo di coalizione guidato di Enrico Letta.L'ultimo insulto è arrivato via Facebook: Cristiano Za Garibaldi vicesindaco di Diano Marina-ha ironizzato che Kyenge frequenti un'area affollata dalle prostitute. Il 23 agosto za Garibaldi si è scusato,incolpando lo stress.Altri attacchi sono arrivati da politici piu importanti.A luglio Roberto Calderoli ,esponente di spicco della Lega Nord,ex ministro e attuale vicepresidente del senato, ha dichiarato che Kyenge gli ricorda un orango.Umberto Bossi ha negato che il commento fosse razzista e ha aggiunto che Kyenge ha "fatto incazzare la gente".I motivi di questa irritazione sono discutibili.All'inizio della stagione calcistica la ministra si è augurata che il calcio si liberi dai cori razzisti.I commenti sul sito del Corriere della Sera sono stati in gran parte negativi:"Nessun immigrato congolese può dirmi come comportarmi in casa mia,e non può approvare leggi che distruggobno il mio paese.

CITTADINI DALLA NASCITA

Cecile Kyenge ha detto di essere preoccupata per la sicurezza delle sue due figlie.Dopo che il leader della Lega Roberto Maroni ha ignorato l'invito della ministra s condannare gli insulti dei suoi compagni di partito,Kyenge si è rifiutata di partecipare a una festa della Lega.I leghisti sono determinati a ostacolare l'idea, sostenuta dalla ministra,di introdurre nella legislatura italiana lo ius soli,cioè il diritto ad avere la cittadinanza italiana per chi nasce in Italia,a prescindere dalle origini.In questo modo per i figli degli immigrati,sarebbe piu facile ottenere la nazionalità italiana.Il PDL,ex alleato della lega e oggi parte della coalizione di governo,potrebbe ostacolare il progetto della ministra.La vicenda ha reso evidente quanto sia superficiale la promessa della Lega di non essere un partito xenofobo ma solo contrario all'immigrazione irregolare.In realtà è difficile una storia piu edificante di quella della ministra Kyenge.Cecile Kyenge è arrivata in Italia nel 1983 per studiare medicina (anche se ha vissuto illegalmente per un anno in attesa di una borsa di studio mai concessa).Nel 1994 ha sposato un ingegnere italiano e ha ottenuto la cittadinanza.
Il trattamento vergognoso riservato alla prima ministra nera del paese e la debolezza delle condanne contro i suoi aggressori fanno male all'immagine dell'Italia e contraddicono concezzione diffusa tra gli italiani di non essere un popolo razzista.Secondo il centro di ricerca World valous survey, dati raccolti tra il 2003 e ail 2007 ,l'11,1% degli italiani dice di non volere vicino di casa di una etnia diversa dalla propria contro il 4,9% dei britannici.

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