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domenica 27 ottobre 2013

ANTONIO SALAS:la situazione in cui vivono i palestinesi ( 2 parte)



Non smetterò mai di ringraziare Antonio Salas per il suo splendido lavoro svolto per raccontare quello che nessun giornale e giornalista spiega in maniera corretta.Su Twitter inserisce sempre tra i preferiti questi post,non so se è lui  o un altro ma mi fa comunque piacere.Avevo scritto che per qualche domenica avrai pubblicato post sui racconti di Salas, mi devo correggere, lo farò per molte settimane.Dobbiamo farlo in tanti, questa è la vera informazione.
da L'INFILTRATO-Antonio Salas (Newton Compton Editori)

Il mio primo incontro con il dottor Sehwail,al quale adesso mi lega una cara amicizia,fu demoralizzante.Sehwail è uno scienziato,non un guerrigliero,e la sua visione del conflitto è desolante.L'occupazione e di conseguenza la resistenza continueranno ancora per molti anni.E questo, a sua volta,fornirà un pretesto e una giustificazione a organizzazioni terroriste ,quali al-Qaeda.Ciò nonostante,un altro personaggio,ancor piu noto e benvoluto di Sehwail,mi avrebbe donato un'opinione piu ottimista,malgrado il calvario che vive da quando ha osato sostituire il cinema classico con un documentario.
In qualsiasi parte del mondo,i pochi chilometri che separano l'ufficio di Ramallah del dottor Sehwail dal quartiere arabo di Gerusalemme,dove abita Mohamed Bakri,sarebbero stati una tranquilla passeggiata.Ma in Palestina anche un tratto tanto breve può implicare un'avventura imprevedibile,per quanto una visita ad al-Quds (nome arabo di Gerusalemme) valga sempre la pena.
La città tre volte santa,dove secondo il Talmund il re David eresse il proprio tempio,dove secondo la Bibbia fu crocifisso Dio e dove secondo il Corano il profeta Maometto ascese al cielo,è un focolaio permanente di odio e tensione.Perfino io notai sguardi di disprezzo e timore quando decisi di attraversare il quartiere ebraico,tenuto d'occhio dai soldati israeliani che pattugliavano la Città vecchia.
Ad al-Quds mi successe una cosa molto strana.Per la prima volta dopo la tensione dei checkpoint e la pressione da parte delle autorità israeliane che pattugliavano la Città vecchia.
Ad al-Quds mi successe una cosa molto strana.Per la prima volta dopo la tensione dei checkpoint e la pressione da parte delle autorità israeliane,provai un'imprevista sensazione di sollievo quando sentìì il muezzin chiamare alla preghiera dai minareti delle moschee.D'un tratto,e senza averlo programmato,ascoltai quel suono e capìì di essere uscito dal quartiere ebraico e aver varcato la soglia del settore arabo.E mi sentìì a casa.Io stesso rimasi sorpreso da quel sentimento di familiarità.Cercai un bar per prendere un tè e metabolizzare quella reazione del tutto inconscia.Senza nemmeno accorgemene,ero sempre piu integrato nel personaggio.Toccare con mano le tante storie drammatiche del popolo palestinese mi induceva a immedesimarmi in quelle persone e ad accostarmi piu in fretta alla mia identità araba.Ed era una buona cosa,finchè fossi stato in grado di controllare la situazione.Quella sera a Gerusalemme sentìì per la prima volta che cominciavo a credermi davvero Muhammad Abdallah.
Mohamed Bakri è senza dubbio uno degli attori palestinesi piu famosi al mondo e al contempo uno dei cineati piu impegnati della Palestinesi,dove si ostina a vivere nonostante le innumerevoli offerte di lavoro che riceve dagli Stati Uniti.Nato a Bina,piccola frazione della Galilea,ha frequentato il liceo di Akko,prima di iscriversi all'università di Tel Aviv per studiare Arte drammatica.Quando l'ho conosciuto,aveva appena finito di girare LA MASSERIA DELLE ALLODOLE,uscito all'inizio del 2007.Bakri ha lavorato per il cinema americano piu commerciale accanto ad attori come Tony Curtis (Vendetta eterna) o Antonio Banderas (The Body).Ma la polemica con la quale Mohamed Bakri è ormai abituato a convivere è dovuta ai due documentari di denuncia sociale sulla Palestina:1948 e sopratutto Jenin,Jenin,dove Bakri pone l'accento sulle sofferenze patite nel 2002 dal campo profughi di Jen per mano delle truppe israeliane.A causa dei documentari,proibiti in Israele,Bakri è andato incontro a una brutale persecuzione pubblica e ha ricevuto anche varie denunce che lo hanno costretto a difendere il proprio lavoro in Tribunale.
L'odissea vissuta da Bakri a causa di Jenin,Jenin  (in particolare,se si considera che il regista e attore conserva la propria residenza nella zona araba di Gerusalemme,ovvero nella tana dei lupi) è raccontata nel documentario DA QUANDO TE NE SEI ANDATO,uscito poco prima di accettare questa intervista,e contenente immagini del processo e della censura israeliana con cui Jenin,Jenin è stato punito senza pietà.Ciò nonostante,Mohamed Bakri rifiuta di abbandonare la sua abitazione in Palestina,da dove continua a lottare cntro l'occupazione israeliana con l'unica arma che conosce:il cinema.
"Sono nato in un piccolo borgo, un campo profughi a tutti gli effetti", mi spiega il famoso attore e rehista,"perchè era recintato da filo spinato.Non si poteva uscire senza il permesso delle autorità militari.La situazione si è protratta fino al 1964.Quando avevo cinque o sei anni, i comunisti venivano perseguiti da esercito e polizia.Mio zio era comunista e viveva nascosto tra il cimitero e la chiesa,perchè agli israeliani non passava per la mente che qualcuno potesse dormire tra le tombe.E' uno dei miei primi ricordi.E rammento ancora che mia madre mi diceva sempre:"Se non obbedisci,chiamo la polizia".Gli agenti israeliani erano uno spauracchio costante,il piu negativo,il piu terribile.E quando ti minacciavano di chiamare la polizia,obbedivi e di corsa.Ricordo,inoltre,quando l'esercito israeliano passava per il villaggio.Noi ci nascondevamo sempre dietro alle mamme.In Galilea succedeva lo stesso in ogni paese.Arrivavano,riunivano tutta la gente in piazza e dividevano le donne dagli uomini.Poi separavano gli uomini:dai quattordici ai cinquant'anni da una parte,il resto dall'altra.Un giorno  separarono dei giovani,li misero in fila davanti ai carri armati e gli spararono di fronte a tutti.Scoppiò il caos totale.Molti se ne andarono in Siria e Libano,io reagìì girando il primo primo film.Ecco i miei ricordi d'infanzia nel villaggio natale,e il germe della mia inquietudine politica.Un bambino segnato dalla paura:fu la mia prima esperienza con gli israeliani".
"Lei ha lavorato con Antonio Banderas,Tony Curtis,Paz Vega.Per quale motivo un attore di cinema e teatro,di fama internazionale,dovrebbe complicarsi la vita con un documentario tanto pericoloso come Jenin,Jenin?
"Non si vive di solo pane.Al mattino,quando ci si lava,bisogna guardarsi in faccia.E quando ci si corica,bisognerebbe fare un ripasso della propria vita per poter apportare le correzioni necessarie,giorno dopo giorno.E se mi limitassi a fare film internazionali con Antonio Banderas,magari la notte non riuscirei a prendere sonno.Non aspiro ad arrivare lontano in ambiti che non influiscano sul mio ambiente.Al contrario,voglio immergere il mio lavoro in ciò che mi circonda.Sono i ricordi a indirizzare le immagini nella mia retina".

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