Anglotedesco

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venerdì 25 ottobre 2013

Chi ama l'euro odia i ceti popolari




Chi in tv ,sui giornali, continua a difendere l'euro con tutte le forze sparando cazzate sul peggioramento della situazione, non è altro che un delinquente terrorizzato dal fatto che i ceti popolari starebbero meglio, gente che in gran parte nascono da famiglia di operai ma che se lo sono dimenicati e li detestano schierandosi dalla parte del potere finanziario.Questi "signori" avrebbero bisogno di una Marine Le Pen che li prenda a legnate.
Cosa vuol dire avere una moneta forte?
ci porta ad acquistare beni esteri aumentando però la disoccupazione.La nostra moneta è troppo forte rispetto al marco tedesco in una percentuale piu o meno del 30%.Le nostre imprese partono sfavorite del 25-30% rispetto a quelle tedesche.Quando avevamo un sistema di cambi flessibili la nostra economia e la nostra industria era al massimo, basta guardare la bilancia dei pagamenti prima dell'ingresso nell'euro.Se non si può vendere sul mercato interno ma solo in quello esterno, un paese muore e lo dimostrano i cosidetti P.I.I.G.S.
I paesi creditori (Germania) impongono l'austerità per far portare in pareggio i conti esteri dei paesi debitori.Creando e gestendo la moneta,lo stato andrebbe avanti senza tasse,privatizzazioni e altre misure criminali.

da LA TRAPPOLA DELL'EURO-Badiale & Tringali (Asterios Editore)

La svalutazione della nuova moneta,seguita all'uscita dell'euro,renderebbe proibitive le importazioni,in particolare quelle materie prime energetiche,ma anche quelle di prodotti ad alta tecnologia richiesti dalle nostre industrie".
Discutere seriamente questa obiezione non è facile, perchè sia l'obiezione stessa sia una eventuale risposta avrebbero bisogno di un dato che è ignoto a tutti:quale sarebbe la svalutazione cui andrebbe incontro la nuova moneta nazionale? Solitamente,chi intende difendere la permanenza nell'euro,fa su questo punto previsioni catastrofiche.Ma tali previsioni sono del tutto opinabili.A nessuno di noi è dato sapere nemmeno quale sarà il cambio della nuova moneta italiana rispetto alla divisa tedesca,in una condizione politica ed economica del tutto imprevedibile.Gli scenari catastrofici proposti dai difensori dell'euro rappresentano tutt'al piu delle po,non certo delle necessità.Certo,si potrebbe obiettare che tali scenari comunque non possono essere esclusi,ma per ipotizzare un quadro minimamente realistico possiamo allora considerare situazioni analoghe nel passato prossimo,per esempio l'uscita dell'Italia dallo SME nel 1992 e l'uscita dell'Argentina dalla parità col dollaro nel 2001.In nessuno dei due casi la svalutazione,e la conseguente inflazione,hanno determinato effetti catastrofici.E sopratutto il tasso di inflazione è rimasto ben al di sotto di quello di svalutazione.
Certo, tutte le situazioni sono diverse: l'Italia di oggi non è quella del 92', poichè in quel periodo,nel nostro Paese,valevano ancora una serie di condizioni economiche che hanno contribuito a ridurre gli effetti inflazionistici della svalutazione della lira (presenza di un significativo settore pubblico nell'economia produttiva ed anche in quella finanziaria,controllo statale su molti prezzi,forza industriale del Paese,scarso peso relativo della finanza internazionale).
Ma l'Italia odierna non è neanche l'Argentina del 2001,la cui moneta era largamente meno forte di quella alla quale era ancorata,e quindi è probabile che la svalutazione della futura "nuova lira" sia comunque molto inferiore a quella che ha caratterizzato la divisa argentina.
In ogni caso,non vi è dubbio che nelle condizioni attuali, con gli attuali certi dirigenti politici ed economici,una eventuale uscita dall'euro sarebbe gestita in modo da farne pagare il prezzo ai ceti medi e popolari.Per questo motivo l'uscita dall'euro e dalla UE rappresentano solo un aspetto (quello attualmente piu importante) di una botta complessiva contro ilcapitalismo distruttivo che abbiamo di fronte.Alcune delle misure alle quali tale proposta deve accompagnarsi sono:il ritorno delle forze dello Stato nell'economia,la nazionalizzazione di una parte significativa del sistema bancario e la creazione di un forte settore industriale pubblico.L'uscita dall'euro e il default selettivo sul debito pubblico rendono anzi questi passaggi assolutamente necessari,al fine di limitare i fallimenti di banche ed imprese.
Per quanto riguarda il pericolo degli attacchi di tipo speculativo contro la nostra economia,che molti difensori dell'euro paventano in caso di abbandono della moneta unica,va sottolineato che sarebbero proprio l'uscita dall'euro ,e l'abbandono dei vincoli stabiliti dalla UE,a consentire finalmente la creazione di forti controlli sui movimenti dei  capitali,permettendo quindi allo Stato di costruire efficaci difese antispeculative (le quali,ricordiamo,non sono permesse all'interno del quadro giuridico della UE).
Va anche sottolineato che una moneta piu debole avrebbe diversi effetti molto positivi per un'economia come quella italiana.Certamente rilancerebbe il turismo,dato che l'attuale valore di cambio dell'euro è svantaggioso nei confronti di potenziali turisti provenienti da molti Paesi esteri.Inoltre,per quanto abbia subito in questi anni un processo di de-industrializzazione,l'Italia resta ancora la seconda potenza manifatturiera dell'UE;essa ha però perso gran parte della sua competitività proprio a causa della moneta unica,e ha dunque una capacità produttiva che sarebbe favorita dalla svalutazione e che servirebbe da elemento di equilibrio.La svalutazione farebbe infatti aumentare la domanda di merci italiane e tale crescita si tradurrebbe in aumento didomanda della nostra nuova moneta.Allo stesso modo anche l'aumento del turismo farebbe crescere la richiesta di valuta italiana.E la valuta è una merce,e in quanto tale è sottoposta alla legge della domanda e dell'offerta:la crescita della domanda determina l'aumento del prezzo (che per la valuta si traduce nel rapporto di cambio),il che vuol dire che le dinamiche descritte frenerebbero la svalutazione.
Infine occorre considerare che la diminuzione delle importazioni,che ci viene prospettata in termini catastrofici dai difensori dell'euro,è invece uno degli obiettivi strutturali che il nostro Paese deve raggiungere.Ed è proprio l'uscita dall'euro che può consentirci di realizzarlo evitando scenari negativi.Abbiamovisto infatti che la radice della crisi dell'eurozona risiede nel peggioramento del saldo della bilancia dei pagamenti dei Paesi meno competitivi.Abbandonare la moneta unica serve appunto a riacciuffare gli strumenti necessari a riequilibrare questa situazione.
Il saldo della bilancia dei pagamenti migliora sia quando aumentano le esportazioni,che quando diminuiscono le importazioni.La svalutazione della nuova moneta nazionale avrà l'effetto di aumentare la competitività sull'estero e quindi far crescere le esportazioni (per la diminuzione del prezzo dei nostri prodotti nei termini delle monete estere),e d'altra parte determinerà una diminuzione delle importazioni (per l'aumento del prezzo dei prodotti esteri nei termini della moneta nazionale).
Tale diminuzione ,oltre a migliorare la bilancia dei pagamenti, stimolerà la produzione interna,italiana ,di molti prodotti che attualmente vengono richiesti all'estero.Per quanto riguarda le materie prime energetiche,un aumento del loro prezzo stimolerebbe la riduzione dei consumi e sopratutto incentiverebbe laumento degli investimenti finalizzati a stimolare l'autoproduzione,lo sviluppo delle fonti interne,in particolare quelle rinovabili,e le tecnologie utili al risparmio energetico.

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