Anglotedesco

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mercoledì 30 ottobre 2013

Con Monti e Letta le cose sono migliorate...




A quei terroristi che continuano a sostenere  (Michele Santoro compreso) che con l'uscita dall'euro la situazione sarebbe peggio chiedo: secondo voi con i tagli che l'Italia sarà costretta ad operare per il pareggio di bilancio,il Fiscal Compact,Mes e cazzate varie,nei prossimi anni aumenteranno i posti di lavoro, il potere d'acquisto il Pil? Ma fatemi il piacere. L'unico obiettivo è la stabilità dei prezzi e tenere bassa l'inflazione.
Con Mario Monti ed Enrico Letta le cose sono migliorate ,i mercati (i grandi colossi bancari) sono contenti per il loro lavoro, lo sono molto meno per i ceti popolari che dovranno fare altri sacrifici, saranno condannati alla disoccupazione.E poi ci sono i giornali che ci martellano con l'evasione fiscale,corruzione e che si rifiutano di dire che siamo nella merda per colpa della criminalità finanziaria ,per delle banche e non per la casta da 6,5 miliardi di euro.Per salvare i loro amici e colleghi di partito ,non fanno niente per migliorare la Giustizia,ma dire che hanno condannato milioni di persone alla povertà, è ridicolo.
da REPUBBLICA ECONOMIA E FINANZA-Walter Galbiati

Gli italiani noti al mondo per il loro gusto nel vestire hanno rinunciato a comprare giacche,pantaloni e scarpe:tra il 2011 e il 2012 il comparto ha registrato un calo dello 0,5%.E hanno rinunciato anche a mangiare con quella predilezione per la qualità che da sempre ha reso noto il Belpaese agli stranieri.Nonostante le continue promozioni e offerte speciali che la grande distribuzione propina ai propri clienti,con oltre un quarto dei prodotti sugli scaffali "a sconto",il 71% delle famiglie (16 milioni) è costretta a tagliare sul cibo.Ovviamente la tavola deve essere imbandita e per farlo si ricorre sempre di piu spesso agli hard discount:dall'inizio della crisi (2008) ,infatti,la quota di famiglie che acquista nei supermercati low cost è praticamente raddoppiata,superando oggi il 20% del totale.La riduzione dei consumi nei settori in cui l'Italia primeggia innesca tra l'altro un circolo vizioso perchè portano a loro volta riflessi negativi in termini di produzione e occupazione nel Made in Italy.
La svolta non sembra vicina.Il quadro congiunturale continua a essere fragile:sebbene la fiducia dei consumatori abbia dato qualche segnale di risveglio,l'occupazione tuttavia rimane a livelli drammatici,sopratutto quella giovanile.I consumi non sono stati ancora condizionati dalle intenzioni di acquisto che a settembre sono arrivate ai massimi negli ultimi due anni,sull'onda di un rinnovato ottimismo che vede un'uscita dalla recessione forse piu vicina del previsto.Subito dopo l'estate,l'indice pubblicato dall'Istat ha segnato un livello di 101,1 punti dai rivisti 98,4 di agosto,in netto rialzo rispetto alle stime degli analisti il cui consenso medio si era fermato a 98,5 punti.La disoccupazione invece rimane sui livelli di guardia.Ad agosto di quest'anno si è attestata poco sopra il 12%,una percentuale preoccupante se si pensa che alla fine del 2007,all'alba del fallimento della Lehman Brothers,avvenuto a settembre dell'anno successivo era del 6,5%.Nel giro di cinque anni il numero dei senza lavoro è quasi raddoppiato.
Chi invece gode di uno stipendio,non può contare su possibili aumenti:a settembre le paghe orarie sono rimaste invariate rispetto al mese precedente,mentre rispetto allo stesso periodo dell'anno passato sono cresciute dell'1,5% poco piu dell'inflazione che,nell'ultimo rilevamento è stata dello 0,9%.I tre miliardi di taglio del cuneo fiscale ipotizzati dal governo Letta per la prossima legge di Stabilità dovrebbero portare nelle tasche degli italiani tra i 100 e i 200 euro in piu all'anno,ancora poco per far ripartire i consumi.
Non è un caso  che nei primi sei mesi del 2013 (rispetto al 2012) ,il potere d'acquisto abbia registrato un calo dell'1,7%.Sempre nel secondo trimestre il reddito disponibile è diminuito al netto della stagionalità,dello 0,6% rispetto al trimestre precedente,rimanendo quasi invariato rispetto al 2012 (+ 0,1%).
Cioè le famiglie hanno meno soldi da spendere o se hanno gli stessi soldi comprano meno,non certo per risdparmiare,visto che la propensione al risparmio è stata pari al 9,4%.In diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

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