Anglotedesco

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lunedì 28 ottobre 2013

I 20 anni disastrosi di Maastricht.E Letta fa finta di nulla...




Penso agli anni 80-90 (prima del 93)  e spesso mi chiedo, c'era bisogno di fare tutti questi trattati?  Di far entrare nell'Unione Europea certi paesi? No, e il risultato è stato che i delinquenti possono passare da un paese all'altro senza nessuna difficoltà.In questo paese ne abbiamo già troppi.
Caro Aletta, Letta ha capito tutto solo che fa finta di nulla per proseguire la sua brillante carriera, sapeva benissimo che saremmo andati incontro ad una catastrofe ma sapeva anche che lui non avrebbe corso nessun pericolo.Il Trattato di Maastricht  ha imposto che il mercato diventasse l'unico modo per controllare il deficit,proibendo ogni altro strumento precedentemente utilizzato per la creazione della nuova valuta.Qualche giorno fa Enrico Letta a OTTO E MEZZO ha detto che farà di tutto per portare il deficit a 2,5% senza nessuna opposizione (frequentano entrambi il club Bilderberg) da parte di Lilly Gruber.Ma sapete cosa vuol dire questo? Che i ceti popolari saranno costretti a vivere in condizioni ancora peggiori di questi.O aumenteranno i disoccupati e si creeranno lavori a pochi euro e se un giorno avrai la sfortuna di ammalarti, devi scegliere se mangiare o farti curare perchè sarà privatizzato tutto.
Perfetto l'articolo di Aletta con dati che non ammettono repliche.

da MILANO FINANZA-Guido Salerno Aletta

E' tempo di anniversari e di bilanci, vent'anni fa,il 1 novembre del 1993,entrava in vigore il Trattato di Maastricht.Fu ratificato in fretta e furia da un Parlamento italiano sotto shock,per le inchieste giudiziarie e la svalutazione della lira il 17 settembre si votò al Senato.Appena quattro giorni prima,domenica 13 settembre,il Presidente del Consiglio Giuliano Amato aveva annunciato la svalutazione della lira.Il Trattato di Maastricht è rimasto famoso per i due parametri che avrebbero dovuto garantire la stabilità delle finanze pubbliche:il divieto di deficit pubblici eccessivi,con la soglia fissata al 3% del pil:il debito pubblico da ricondurre al 60%.E' stato un fiasco completo,e come tale si preannunciano gli obiettivi del Fiscal Compact in tema di riduzione del debito pubblico del 3,5% l'anno, a partire dal 2014.Le manovre fiscali volte a raggiungere gli obiettivi di statalità finanziaria hanno avuto un impatto deflattivo sull'economia reale che ne ha frustrato il raggiungimento,specie nel caso in cui non si controllano i tassi di interesse reali.Il combinato disposto dei parametri di finanza pubblica e del divieto di finanziamento diretto del debito pubblico da parte della Bce si è dimostrato una miscela inconcludente.
Guardandosi all'indietro,per tentare un bilancio,c'è da avere le vertigini:in Francia,il debito pubblico è passato dal 39,7% del pil nel 1992,al 93,5% di quest'anno: 53,8 punti in piu;in Germania si è raddoppiato,passando dal 42% all'80,4%.L'Italia che era arrivata al picco del 121,2% del pil nel 1994 per poi scendere al minimo del 103,3% nel 2007,quest'anno toccherà il nuovo record del 132,3%.La crisi si è mangiata anni di sacrifici,pagati cari:solo di interessi,tra il 2007 ed il 2013,l'italia ha perso 110 miliardi di euro in termini di pil reale,mentre ha accumulato 392 miliardi di maggior debito pubblico,ed ha pagato la bellezza di 444 miliardi per interessi sul debito.La Francia,al confronto, ha pagato un'inezia:277 miliardi di euro su un debito cresciuto nel frattempo di 611 miliardi;la Germania ha pagato interessi per 331 miliardi su un debito accresciutosi di 527 miliardi. Nel 2012,il tasso di interesse reale sui titoli di Stato a 10 anni è stato pari al 2,45% in Italia,all'1,18% in Francia ed allo 0,30% in Germania.Il cuneo fiscale,il differenziale che manda a picco i consumi e la competitività dell'Italia,in realtà è finanziario.La legge di stabilità per il 2014,di cui il governo ha presentato al Parlamento il suo progetto appena ieri l'altro,va letta quindi in un processo storico che si colloca a pieno titolo in un solco di politica economica e finanziaria di lunga data, rivelatosi assai  improduttivo per l'Europa intera.I driver fondamentali della legge di Stabilità sono rappresentati dall'obiettivo di rimanere all'interno del tetto al deficit del 3% del pil e di traguardare a partire dal 2015 una riduzione del debito in linea con il Fiscal Compact:per l'Italia,il 2014 sarà l'anno in cui si verificherà la credibilità in un intero impianto strategico,la sostenibilità  di un nuovo ventennio di sacrifici,ancora piu duri,che ci vengono richiesti.
Il governo quindi non si è preso rischi:ha seguito pedissequamente i vincoli numerici imposti dai Trattati ed ha aumentato ancora le imposte,sia con la manovra volta a ricondurre il deficit del 2013.La spending review,il processo analitico di revisione e riduzione della spesa,non è stata neppure attivata:si combina quindi un atteggiamento dilatorio e rinunciatario,cui si è cercato di rimediare solo di recente coinvolgendo Carlo Cottarelli,il nostro connazionale che in questi anni è stato il direttore del dipartimento Politiche fiscali del FMI,con la sopravvalutazione del consenso della opinione pubblica nei confronti delle amministrazioni locali.
L'aggiustamento del bilancio avviene quindi a spese dell'economia reale, in un contesto in cui anche il settore bancario è in difficoltà, ma al tempo stesso è considerata con sfavore la  detenzione nel portafogli bancario di titoli di Stato,che potrebbe essere penalizzata in vario modo: con la previsione in un impegno di capitale bancario,rispetto all'attuale rischio zero;ovvero imponendo che la liquidità immessa dalla Bce in una ipoteca nuova Ltro venga integralmente dedicata al credito all'economia reale,evocando quanto accade in Gran Bretagna (lend to loans) ma trascurando che la Banca d'Inghilterra compra direttamente titoli del Tesoro.Infine,va tenuta presente la correlazione tra la liquidità erogata dalla Bce con le Ltro effettuate tra fine 2011 ed inizio 2012 e detenzione di titoli di Stato da parte del sistema bancario italiano.
Da quanto sopra descritto si desume una situazione in cui il sistema bancario italiano è stretto sia dal punto di vista degli impieghi,tra una situazione in cui il sistema bancario italiano è stretto sia dal punto di vista degli impieghi,tra una situazione difficile dell'economia reale ed una prospettiva di non poter piu contare sui proventi degli interessi sui titoli pubblici in portafoglio,acquistati con la liquidità fornita dalla Bce,sia dal punto di vista della raccolta:quella estera che continua a diminuire,quella interna che si fa liquida e preferisce impieghi diversi dalle obbligazioni bancarie,e quella proveniente dalla Bce che va a scadenza.A vent'anni dalla loro introduzione,i vincoli di Maastricht e la costituzione monetaria della Bce hanno dimostrato tutti i loro limiti:inefficaci fino alla crisi ed inutili dopo.Non hanno impedito il raddoppio dei debiti pubblici dei Paesi tecnicamente piu virtuosi.Francia e Germania,nè evitato la crisi degli altri.I vincoli sono stati rafforzati con il Fiscal Compact,scaricando il peso degli aggiustamenti prima sull'economia reale ed ora sul sistema bancario.Non c'è niente festeggiare,ma molto su cui riflettere.

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