Anglotedesco

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venerdì 11 ottobre 2013

ONU e il colera ad Haiti.Cosa ne pensa Laura Boldrini?




Vi ricordate quando si parlava di aiuti ad Haiti? ONU, FMI associazioni di qua e di la,in realtà non è stato fatto nulla e anzi le cose sono peggiorate.Stamattina su La Repubblica è uscito questo bellissimo articolo di Alberto Flores D'Arcais dal titolo:

Haiti chiede all'Onu il risarcimento per il colera

NEW YORK — Una class-action da oltre due miliardi di dollari contro le Nazioni Unite. Quando nell’ottobre 2010 l’epidemia di colera sconvolse Haiti (decine, poi centinaia, infine migliaia di morti) pochi mesi dopo uno dei più devastanti terremoti della storia, la rabbia popolare — alimentata da quelle che sembravano leggende metropolitane, aizzata da capi-gang e stregoni voodoo — si rivolse contro gli stranieri. Contro i “bianchi”, a volte contro chi era arrivato nel disastrato paese dei Caraibi convinto di poter aiutare una popolazione al collasso, mentre il mondo intero prometteva miliardi di dollari che in gran parte non sarebbero mai arrivati.
Ne fecero le spese anche i caschi blu dell’Onu, più di una volta costretti a difendersi, con mitra e blindati, dall’assalto di folle inferocite che li additava come gli “untori” di un male che ad Haiti — uno dei paesi più poveri del mondo — era praticamente sconosciuto. Si scoprì ben presto che non era solo credenza o leggenda popolare. Il focolaio dell’epidemia venne infatti individuato in una zona rurale cento chilometri a nord della capitale Port-au-Prince, lungo un affluente dell’Artibonite (il fiume più importante del paese, con i suoi 320 chilometri di lunghezza) dove erano accampati i caschi blu del Nepal che avevano ridotto le acque a vera e propria fogna.
Mercoledì pomeriggio, al tribunale federale di Manhattan, gli avvocati per i diritti umani del Bai (Bureau des Avocats Internationaux) e dell’Istituto per la giustizia e la democrazia ad Haiti (Ijdh) hanno depositato la class-action a nome delle vittime del colera: 8.300 morti e 670mila infettati, secondo le ultime stime dell’agosto 2013. Una decisione presa dopo che le Nazioni Unite si sono rifiutate di pagare centinaia di milioni di dollari per compensare i familiari delle vittime. E adesso l’Onu rischia — se il tribunale federale darà ragione agli avvocati dei diritti umani — di dover pagare (tanto è la richiesta) due miliardi e duecento milioni di dollari.
«Haiti ha oggi la peggior epidemia di colera del mondo», ha detto Ira Kurzban, avvocato di Miami, durante la conferenza stampa con cui è stata annunciata la class-action. «Prima dell’ottobre 2010, ad Haiti non c’erano stati casi di colera negli ultimi cento anni. Chiediamo questi soldi per sradicare il colera e per i danni — omicidi colposi, lesioni personali, stress emotivo, perdita di proprietà
private e risorse naturali — subiti dalle vittime». Per gli avvocati del Bai è stato «definitivamente provato» che il colera è stato portato ad Haiti dai caschi blu nepalesi, «un paese in cui il colera è endemico», come provato da numerosi rapporti di organizzazioni anche legate alle Nazioni Unite. «L’Onu sapeva, o avrebbe dovuto sapere, che con le sue avventate ed incoscienti fognature metteva ad alto rischio la popolazione; sapeva e coscientemente non ha preso in considerazione questo rischio, provocando un’esplosiva epidemia». Il portavoce delle Nazioni Unite Farhan Haqsaid non ha voluto rispondere alle domande dei media sull’argomento: «Non commentiamo richieste contro l’Onu ».

Mi piacerebbe sapere l'opinione della presidente della Camera Laura Boldrini visto che tutte la volte che la criticano tira fuori il suo passato e l'ONU.E' u molto democratica dove 5 Stati decidono per 193 con gli Stati Uniti che comandano.Sempre restando negli States,la Robert F.Kennedy for Justice & Human Rights (RFK) fece un indagine sulla continua repressione degli Usa ad Haiti e il 26 agosto 2008 la Upside Down World la pubblicò.

da CENSURA 2010- Peter Phillips e Project Censored (Nuovi Mondi)

L'indagine del Centro RFK e di Zamni Lasante pubblicata su Upside Down World il 26 agosto 2008 fornisce nuove intuizioni sul ruolo delle autorità statunitensi nel blocco dei prestiti destinati ad Haiti.L'articolo contiene una rassegna di documenti diffusi dal governo statunitense in seguito a una richiesta avanzata ai sensi dell'Atto per la libertà dell'informazione presentata dal Centro RFK e da Zamni Lasante (ZL).Tale richiesta si poneva l'obiettivo di denunciare le azioni dei funzionari del Ministero del tesoro statunitense e della Banca interamericana per lo sviluppo finalizzate a bloccare illegalmente i prestiti ad Haiti destinati al settore sociale,che potevano rivelarsi "salvavita".La diffusione di tali documenti ha segnato la fine di una battaglia durata anni per denunciare il ruolo del governo USA.Tuttavia,un'altra richiesta avanzata da quel momento in poi è che i soggetti istituzionali siano responsabili delle loro azioni.Questo articolo e il rapporto  a esso collegato,pubblicato dal Centro RFK e da ZL,congiuntamente con il Centro per la giustizia e i diritti umani della NYU School of Law e Partners In Health,ha portato a un nuovo livello di consapevolezza su tale argomento tra le organizzazioni non governative,gli haitiani sparsi nel mondo e le autorità dei governi di Haiti e Stati Uniti.In estate,la relazione è stata resa pubblica ad Haiti sia in lingua creola sia in francese.
Il rapporto pioneristico intitolato "Woch nan Soley":la negazione del diritto all'acqua ad Haiti" analizza i documenti ottenuti grazie all'Atto per la libertà dell'informazione e l'impatto delle azioni segrete che questi descrivono in dettaglio,oltre a fornire un resoconto sui costi umani di tali azioni attraverso l'analisi delle eventuali violazioni dei diritti umani.Tale rapporto è stato ripreso da New York Times,Miami Herald e altri grandi mezzi di comunicazione.
Dopo la sua diffusione,i membri del Congresso hanno inziato a indagare sui possibili abusi relativi ai prestiti e a cercare soluzioni politiche per scongiurare il loro ripetersi.L'esperienza e leinformazioni acquisite durante la stesura del rapporto,unite alla richiesta che tutti siano responsabili delle proprie azioni,hanno aiutato il Centro RFK a impegnarsi ancor piu a fondo per chiedere riforme sugli aiuti esteri e per sostenere le rivendicazioni legate ai diritti umani sulla base delle quali i paesi donatori devono rispondere di ciò che fanno.Nonostante l'articolo e il rapporto,il popolo haitiano continua a soffrire a causa di azioni intraprese dagli Usa,attraverso la Banca interamericana per lo sviluppo.La comunità di Port-dePaix,che inizialmente doveva ricevere fondi grazie a quei prestiti già nel 2001, aspetta ancora che il suo sistema idrico pubblico venga ripristinato.I ritardi nell'erogazione hanno aggiunto una serie di ostacoli a quelli già esistenti che i progetti di sviluppo ad Haiti devono affrontare.L'impatto duraturo dell'interferenza degli USA con i prestiti è avvertito principalmente dai bambini di Haiti,che continuano a sopravvivere senza poter disporre di acqua sicura,pulita e in quantità sufficiente.

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