Anglotedesco

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mercoledì 27 novembre 2013

Il capitale si arricchisce a spese del lavoro




L'articolo è interessante ,i dati sono giusti e fanno molto riflettere, peccato però che l'Economist difende coloro che vogliono tutto questo.
Anche Beppe Grillo l'ho sentito spesso dire cose uguali a quelle dell'articolo e sono d'accordo, basta guardare come lavorano gli operai nei paesi dove c'è una crescita elevata e anche nei paesi sviluppati.
Si dice sempre che bisogna parlare agli italiani, ma cosa sono gli italiani? Basta andare nei bar sopratutto nelle piccole città o paesi di provincia e parlargli di modello neoliberista e prova vedere in quanti sanno cos'è e cosa provoca.Per fortuna esistono i distributori automatici dove i caffè sono piu buoni ed eviti di sentire le cavolate del 90% degli italiani.
Cavolate le ha scritte anche Alessandro De Nicola sul giornale neoliberista Repubblica Affari e Finanza:
"Purtroppo le mancate liberalizzazioni sono un lusso che non possiamo piu permetterci.Com'è noto,il nostro paese, è quello che è cresciuto meno al mondo (salvo forse Haiti e lo Zimbauwe) negli ultimi 20 anni.Ebbene,noi siamo il fanalino di coda nell'indice IBL;siamo al 36esimo posto su 43 paesi europei nell'Index of economic freedom della Heritage foundation (83esimi al mondo);galleggiamo nella classifica di competitività del World economic forum al 102esimo posto per le istituzioni politiche e al 137esimo per l'efficienza del mercato del lavoro,e,secondo la Banca Mondiale stazioniamo ultimi tra i paesi Ocse per la facilità di condurre un'attività imprenditoriale (65esimi al mondo).La correlazione tra il dirigismo ingessante del nostro sistema politico-istituzionale e la cattiva performance della nostra economia credo appaia evidente a chiunque:malauguratamente il pacchettino di privatizzazioni deciso dal governo non cambierà di una virgola questa amara situazione".

da L'ECONOMIST pubblica su l'Internazionale

In un'enorme fabbrica di Shenzhen,il cuore produttivo della Cina,250.000 lavoratori assemblano dispositivi elettronici destinati ai mercati occidentali.L'impianto è solo uno dei tanti gestiti dalla Foxconn, un'azienda con piu di 1,5 milioni di dipendenti che sforna prodotti per le Apple e altri  marchi famosi.Negli Stati Uniti la Foxconn incarna la minaccia della manodopera straniera a basso costo.Ma in realtà gli operai cinesi e quelli statunitensi si somigliano molto,perchè hanno un problema in comune:la crescita dei profitti degli ultimi decenni non ha fatto aumentare i loro salari.
Dal 1980 la quota di reddito destinato ai lavoratori è diminuita costantemente.Secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE),la forza lavoro ha ricevuto solo il 61% dei guadagni realizzati negli anni duemila,contro il 66% dei primi anni novanta.Per decenni gli economisti hanno considerato le quote di reddito divise tra la forza lavoro e il capitale come dei dati fissi.Ma a questo punto molti esperti si chiedono se la teoria sia ancora valida.
Una quota minore di reddito per i lavoratori significa che i profitti non si traducono piu in aumenti salariali.al contrario,ad aumentare è la quota in mano ai possessori del capitale e ai lavoratori piu ricchi:dagli anni novanta la quota di reddito dall'1% dei lavoratori piu ricchi è aumentata costantemente,in netto contrasto con la diminuzione di ricchezza di tutti gli operai.Negli Stati Uniti,per esempio,dagli anni Novanta alla metà dei duemila,escludendo l'1% dei lavoratori piu ricchi,c'è stato un calo del 4,5%.I lavoratori statunitensi attribuiscono la responsabilità di questa tendenza negativa alla manodopera a basso costo dei paesi piu poveri.In parte hanno ragione, almno stando alle ricerche di Michael Elsby,dell'università di Edimburgo.,Bart Hobjin,della Federal reserve bank of San Francisco,e Aysegul Sahin della Federal reserve bank of New York.Questi studiosi hanno calcolato quanto sono esposti i diversi settori dell'industria statunitense alla conoscenza dei prodotti importati,e poi hanno confrontato i dati con la diminuzione della quota di reddito dei lavoratori.Secondo loro,una maggiore dipendenza dalle importazioni va di pari passo con la diminuzione dei guadagni dei lavoratori.

UN MILIONE DI ROBOT

Comunque,negli Stati Uniti e altrove,il mercato non può farsi interamente carico del malcontento dei lavoratori.Negli ultimi vent'anni i lavoratori dei paesi emergenti,dalla Cina al Messico,hanno lottato per ottenere piu benefici dalla crescita degli ultimi vent'anni.Probabilmente il vero colpevole è la tecnologia che,secondo le stime dell'Ocse,sarebbe responsabile all'80% dell'abbassamento della quota di reddito dei lavoratori.La Foxconn, per esempio, vuole "assumere" un milione di robot nelle sue fabbriche entro l'anno prossimo.
Strumenti piu economici e potenti hanno permesso alle aziende di automizzare molte mansioni.Una nuova ricerca di Loukes Karabarbounis e Brent Neiman,dell'università di Chicago,spiega che negli ultimi 33 anni il costo dei beni d'investimento è precipitato di oltre 25% rispetto a quelle dei beni di consumo.Questo calo ha incoraggiato le aziende a sostituire la manodopera con i sofware,avviando il declino della quote di reddito dei lavoratori.La loro tesi è avvalorata da altri studi.Elsby ,Hobijn e Sahin notano che negli anni 80'-90',prima dell'esponenziale aumento delle importazioni,la produttività della forza lavoro statunitense è cresciuta piu rapidamente dei salari.Gli studi sulla crescente disuguaglianza tra i lavoratori raccontano una storia simile.Negli ultimi anni sono diminuite le mansioni che richiedono competenze medie,mentre sono aumentate sia quelle che richiedono competenze molto specifiche sia quelle che ne richiedono affatto.Una ricerca di David Autor,del Massachusetts institute of technology,David Dorn, del Centre for monetary and financial studies,e Gordon Hansom, dell'Università della California a San Diego,mostra come negli anni novanta l'informatizzazione e l'automazione abbiano inciso sui lavori di livello medio.Negli anni duemila,invece, il grande artefice della disparità dei salari  è stato il mercato.
In alcun casi il tributo pagato dai salari al commercio e alla tecnologia è stato aggravato dalle nuove leggi sul lavoro.Alla fine degli anni settanta,grazie alle rigide regolamentazioni sul mercato del lavoro,gli operai europei potevano contare su un'ottima quota di reddito (in Spagna toccava il 75% e in Francia l'80%).All'inizio degli anni 80',quando in Europa,anche a causa dell'alto tasso di disoccupazione,esplose la liberalizzazione del mercato del lavoro e della produzione,la quota crollò.Poi ci hanno pensato le privatizzazioni a indebolire ulteriormente la ricchezza dei lavoratori.
Queste tendenze potrebbero spingere i governi ad adottare nuove forme di protezione per i lavoratori,in modo di sostenere la loro quota di reddito.Nuove regole,però, potrebbero far crescere la disoccupazione o accellerare il processo verso l'automazione.In futuro si dovrebbe tentare di rendere piu innocuo l'impatto del mercato,aumentando i salari nei paesi emergenti.Ma forse anche questa soluzione ,come nel caso della Foxconn,potrebbe stimolare il passaggio all'automazione.Il rapido sviluppo tecnologico el'aumento della produttività pongono le basi per una qualità della vita migliore.Ma se l'aumento dei profitti non porterà benefici anche ai lavoratori,difficilmente questa promessa sarà realizzata.

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