Anglotedesco

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mercoledì 20 novembre 2013

La Germania prepara la "Campagna D'Italia".Non fidatevi troppo del professor Sapelli...



Il professore ordinario di Storia Economica presso l'Università degli Studi di Milano, Giulio Sapelli,non mi ha mai convinto.Molti lo esaltano per quello che circa un anno fa disse contro Mario Monti ,ma andatevi a vedere su Youtube quanto volte questo signore ha cambiato versione sull'Europa e su chi mette in discussione la moneta unica.Veniamo ai fatti concreti e al mondo del lavoro.
Una politica di piena occupazione sostenuta dallo Stato richiederebbe una riforma del sistema finanziario della Ue.Una fonte importante di finanziamento a lungo termine "dovrebbe" provenire dal sistema bancario.Certo parliamo di un'Italia che è ancora nell'euro in attesa del miracolo di tornare ad avere una nostra moneta.
Le banche dovrebbero essere al servizio dell'economia reale per creare occupazione  con rapidità e gran quantità.Negli ultimi trent'anni le banche europee hanno erogato crediti per trilioni di euro,creandoli dal nulla, ma è stato utilizzato da loro stesse a fini speculativi inutili per l'utilità sociale.La Ue dovrebbe spingere le banche  a concedere credito per sostenere l'economia reale e trasferire i lavoratori da un  settore produttivo all'altro.
Nonostante tutto io continuo a credere che l'Unione europea è un covo di criminali (non la pensa cosi Giulio Sapelli) e che non ha nessuna voglia di far crescere l'economia ma solo preoccuparsi che i paesi abbiamo i conti in regola e l'inflazione bassa.

da www.ilsussidiario.net- Giulio Sapelli

Doppia mossa del cavallo europeo. Prima si colpisce la Germania invocando un articolo dei trattati ultra-nascosto e dimenticato - eccesso di surplus commerciale, pensate un po’- e in tal modo ci si accoda obbedienti al diktat Usa che ha attaccato Berlino con una violenza inaudita mai resa manifesta da dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Poi si attacca l’Italia, tutta protesa a dar buon esempio di sé, e la si critica; non la si colpisce a morte, la si ferisce per la legge di stabilità, soprattutto per l’enormità degli emendamenti. È un imprevisto. Vuol dire che gli Usa contano sino a un certo punto e un contentino alla Germania bisogna pur darlo. Del resto è Berlino che controlla e dirige la macchina tecno-burocratica. In primo luogo, per capacità e patriottismo nazionalistico dei suoi funzionari, che hanno via via egemonizzato attorno a sé i rappresentati dei paesi ex comunisti e quelli nordici dell’Europa scandinava che tutto è meno che europea, ossia è una formazione economico-sociale a sé stante come ricorda del resto la storia dei trattati economici post-bellici, Efta in testa. Ma lasciamo perdere, queste cose nel tempo dei reset non le ricorda più nessuno, anche se contano.
Questo attacco dell’Ue è ingiustificato, formalmente e politicamente. Ma esso è il frutto di un’enormità politica che ha offerto al dominio teutonico la testa dell’Italia su un piatto d’argento: un governo di pacificazione coalizionista che non riesce a presentare al Parlamento una finanziaria bloccata e su di essa chiedere la fiducia. Così si litiga mesi e mesi su qualche punto di Iva e sull’Imu sì o no, con un ministro del Tesoro incapace di trovare un miliardo nel bilancio dello Stato e che ci rappresenta in Europa con un’incapacità che non si è mai vista… Ma certo il problema è grande: se inviassero la troika cosa dovrebbe fare Letta? Dovrebbe in ogni caso farle fare un passo indietro e mandarla a casa a Bruxelles.
Se cediamo ora su questo punto siamo finiti: ossia, il sistema industriale ed economico è finito. Chiunque parli con le cuspidi del potere economico tedesco sa che la battaglia d’Italia sono ora decisi a vincerla loro, i tedeschi, comprando a prezzi di svendita tutto ciò che è possibile. Ai francesi danno qualche spaziale consolazione e agli Usa non possono opporsi rispetto ai grandi gruppi, ma le medie imprese tascabili e co. - tra parentesi, ne abbiamo perse il 20% in questi ultimi due anni, ossia circa mille! - debbono finire in mano tedesca secondo una logica di complementarietà nella maggioranza dei casi e non di distruzione tipo quella operata da Prodi e compagni quando fecero le privatizzazioni.
È quindi nella distruzione generale un passo avanti per occupazione e reddito e conservazione del patrimonio cognitivo. Ma vuol dire la subalternità economica assoluta. Questo non piace agli Usa, lo ripeto da sempre e da sempre ripeto che la via di uscita non è economica ma diplomatica e strategica: è geostrategica sino a nuovi rapporti con la Russia. Se non fanno questo Letta e Alfano, se non si opporranno direttamente, come dovrebbero patriotticamente fare, alle misure ingiuste che si profilano venire dall’Europa, faranno entrambi la fine di Papandreu: chiese un referendum prima dell’arrivo della troika, ora è sparito, non se ne parla più, non si sa neppure dove sia finito.

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