Anglotedesco

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domenica 10 novembre 2013

SPAGNA.Una falsa ripartenza.Non ascoltate Michele Boldrin...



Per le cazzate che dice Michele Boldrin sulla Spagna, vi consiglio di guardare i video dove c'è lui a Ballaròcon Maurizio Lupi e a L'Ultima Parola con Paolo Barnard. Parla di miglioramenti quando c'è una disoccupazione pazzesca.
Dall'agosto 2011 all'agosto 2012 il debito pubblico spagnolo è avanzato di 10 punti,dal 66 al 76% del Pil.La cosa fa ancora piu impressione se consideriamo che fra il 1996 e il 2007 la Spagna era riuscita a ridurre il debito pubblico dal 67% al 36% del Pil.La disoccupazione si era ridotta del 12% mentre il prodotto nazionale era cresciuto a una media di oltre il 3% all'anno.Aveva fatto migliorare in maniera considerevole le finanze dello stato non solo perchè aveva procurarto un maggior gettito fiscale,ma anche perchè si era ridotta la spesa per il sostegno ai disoccupati.Però si è trattato di uno sviluppo economico fragile.

da MILANO FINANZA-articolo di Guido Salerno Aletta

L'assottigliarsi del differenziale sullo spread tra Bonos e Btp non basta a nascondere le grandi differenze che esistono tra Italia e Spagna,che hanno seguito politiche economiche diametralmente opposte:l'Italia ha battuto prevalentemente sul riequilibrio del bilancio pubblico,mentre in Spagna siè perseguita la deflazione competitiva,aumentando la disoccupazione e riducendo il costo del lavoro.
Nel 2014 il nostro Paese dovrebbero crescere dello 0,7% con un deficit del 2,5% del pil,mentre in Spagna il pil segnerebbe un impercettibile +0,17%,ma solo perchè il suo deficit pubblico sarà ancora pari al 5,7%.A far data dal 2008,il debito pubblico di Madrid passerebbe dal 40% al 99% del pil,e ancora il prossimo anno il disavanzo strutturale sarà del -4,3% del pil mentre quello dell'Italia dovrebbe essere.
L'indice della produzione industriale spagnola,nei primi otto mesi del 2013,è stato pari a 75,2 (anno 2005=100).Ha ceduto ancora rispetto al 2012,quando era stata pari a 77,7 e torna indietro di vent'anni.Per il commercio al dettaglio (anno 2010=100),l'indice è stato pari a 83,2 mentre nel 2012 era stato di 88,8.
Il tasso di disoccupazione è passato in Spagna dall'11,3% del 2008 al 26,8% del 2013 mentre in Italia è cresciuto dal 6,8% al 12,5%.In Spagna il numero degli occupati sarebbe diminuito di 3,7 milioni mentre in Italia appena di 735.000 persone.Il costo salariale totale per ora effettiva è passato in Spagna dai 14,42 euro del giugno 2011 ai 14,19 euro del giugno scorso (-23 cent/ora,pari a 41,4 euro mensili per la settimana lavorativa di 40 ore).Nel comparto dei servizi,si è passati da 15,11 euro nel caso dell'impiego a tempo pieno del 2011 ai 14,73 euro di quest'anno (-38 cent/ora).Per i dipendenti a tempo parziale,il costo è passato invece da 10,12 euro a 9,94 (-18 cent/ora).Nel settore industriale,il costo cresciuto per i dipendenti a tempo pieno passando da 15,31 a 15,69 euro/ora (+ 38 cent/ora) ,mentre è calato per i lavoratori a tempo parziale da 11,26 a 10,73 euro/ora:è questo il caso della contrazione piu rilevante,pari a circa mezzo euro (53 cent/ora),corrispondente al -4,7% della base di partenza.
Nonostante la crisi,anche nel settore delle costruzioni si sono registrate aumenti vistosi per gli impieghi a tempo pieno.Nel lavoro a tempo parziale c'è stata la consueta riduzione di costo.
Per l'economia spagnola,il miglioramento piu vistoso è quello delle partite correnti con l'estero:da un deficit annuo strutturale,pari a circa 4 punti del pil, nel 2013 si dovrebbe registrare un +1,4% rispetto al dato ancora negativo del 2012 (-1,12%).
Al confronto l'Italia è passata da un deficit annuo pari al -1,2% del 2007 a un sostanziale pareggio nel 2013 (-0,011% del pil).Mettendo a raffronto i dati spagnoli del periodo gennaio-agosto di quest'anno con quelli del 2012,le importazioni di beni sono diminuite di 5,4 miliardi di euro, mentre l'export è cresciuto di 9,6 miliardi.Il saldo è stato di -8,4 miliardi,molto migliore dei -23,48 miliardi dei primi otto mesi del 2012.Al netto della componente energetica,il saldo è stato di + 20,3 miliardi rispetto ai +8,7 del 2012.
Analizzando i Paesi di sbocco, hanno contribuito molto poco la Germania (+0,83%) ,l'Italia (+1,27%) e la Francia (+3,09%),mentre si è ridotto l'export verso gli Usa (-0,19%).Gli incrementi piu rilevanti sono di Gran Bretagna (+20,49%) Opec (+23,94%) ed altri paesi americani (+21,66%).Per quanto riguarda le caratteristiche merceologiche,gli aumenti piu rilevanti sono stati registrati nei prodotti agricoli (+26%) e i beni di consumo non durevoli (+30%).Il comparto automobilistico è cresciuto meno della media (+15%),perdendo peso (dal 9,56 al 9,15% dell'export).
Non c'è stato l'auspicato riequilibrio nei confronti dei partner storici,e nemmeno un recupero nei segmenti industriali:va quindi ridimensionato il giudizio positivo sulle efficacia delle politiche volte ad accrescere la competitività sull'estero attraverso la disoccupazione di massa,la maggior flessibilità del lavoro e la riduzione dei salari,tutti booster che sarebbero mancati all'Italia.
La disoccupazione spagnola è già alle stelle,una certa riduzione dei salari c'è stata,sopratutto a danno dei lavoratori precari,ma il bilancio pubblico è ancora lontanissimo dal pareggio.Quando si procederà al risanamento fiscale,l'economia spagnola riceverà l'ultima stoccata:è un toro che barcolla.Il Fiscal compact è già pronto,dietro la muleta.

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