Anglotedesco

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mercoledì 11 dicembre 2013

Come la Cina comunista tratta gli africani



da LIBERATION (pubblicato su Internazionale)-articolo di Philippe Grangereau

La terza volta che è venuto nel mio piccolo negozio di magliette,mi ha detto che era innamorato di me",racconta con cattiveria Xiao Jiang. "Dato che trovavo il suo nso e i suoi occhi molto belli,alla fine sono uscita con lui.E nel 2007 ci siamo sposati".Xiao Jiang,una cantonese di trent'anni ,e Saliou Ndyae,un senegalese di 32 anni,oggi hanno una bambina di due anni che si chiama Yiwa."Le parlo in cinese per evitare che confonda le due lingue",mormora il papà premuroso aprendoci la porta del suo minuscolo appartamento di due stanze nella periferia di Guangzhaou.Sullo schermo del computer una voce femminile canta una nenia locale. "Le canzoni cinesi mi piacciono moltissimo",confessa Saliou.Dal suo arrivo in Cina,nel 2005, tira avanti lavorando nell'import-export.In questo momento ha comprato in Cina nelle macchine da cucire per fare merletti che esporta via nave in Senegal."I margini sono molto piccoli,ma mi permettono di sopravvivere.Per noi immigrati non è facile lavorare.L'unico modo è lanciarsi negli affari".
Xiao Jiang e Saliou sono una delle 400 coppie miste cinoafrican di questa metropoli del sud della Cina,dove vivono tra i 20 e i 30mila africani.Gli anglofoni gravitano intorno a Sanyuanli, un quartiere moderno, mentre i francofoni dell'Africa occidentale frequentano le stradine del quartiere di Xiaobei,dove da molto tempo è presente una grande comunità di commercianti mediorientali.Qui si arriva passando sotto un ponte ferroviario dove, non lontano da una bancarella di vestiti africani made in China, due africane sedute su delle sedie in mezzo alla strada si fanno depilare il volto da donne cinesi."Portate sempre con voi il passaporto.E' vietato frequentare le prostitute.Qualunque infrazione sarà punita con una multa",si legge in inglese su una grande stele in cemento collocata dal commissariato di quartiere.

ARRIVATO PER CASO

In un dedalo di vicoli dove incrociamo un gruppo di donne in abaya (il vero nero integrale) ,ci sono ristoranti turchi,burkinabè,maliani e qualche parrucchiere africano quasi sempre pieno.Sul bordo di una piccola piazza,davanti a un manifesto in francese che pubblicizza una scuola serale di "lingua cinese commerciale",alcuni uiguri delo Xinjang davanti ai loro sccoter aspettano i clienti africani."I taxi normali ci accettano di rdo come clienti perchè siamo neri.Ma si è creato un servizio di txi parallelo illegale.Il problema è che costa il doppio del normale",ci spiega Mustafa Dieng,il "presidente" della comunità senegalese di Guangzhou."Conosco un uomo d'affari del Togo che è talmente stufo di veder scappare i taxi che ha finito per comprarsi una macchina.La Cina non è un paese facile".
Mustafa Dieng,ex militare dall'aeronautica senegalese,è arrivato un pò per caso a Guangzhou,all'epoca in cui la Little Africa non esisteva ancora.Era il 2003 e la Cina si ra messa in circa di materie prime in Africa.Per questo Pechino aveva liberalizzato la sua politica dei visti nei confronti di molti paesi del continente."Un visto cinese si otteneva in pochi giorni,mentre ci volevano dei mesi per ottenerne uno da un paese europeo",sottolinea Dieng,che ha abbandonato il suo progetto iniziale di emigrare in Australia per dedicarsi all'import-export a Guangzhou."Ho cominciato con jeans e scarpe da ginnastica.All'inizio si guadagnava cosi bene che spedivo le mie merci con aerei cargo",ricorda Dieng.Quando gli ordini sono diminuiti,si è dato invece al trasporto marittimo.Ma gli affari non vanno piu come prima."La manodopera cinese è diventata piu cara e l'industria tessile ha perso la sua competitività.Ora bisogna andare in Vietnam".Per Dieng sono finiti i bei giorni della Little Africa".A poco a poco i cinesi si stanno riprendendo le nostre attività", dice Dieng."Sono ovunque in Africa,dove creano i loro canali commerciali facendo a meno di quelli del posto".Nel corso degli anni molti degli interpreti e degli impiegati cinesi con cui lavorava lo hanno lasciato per creare sullo stesso modello le loro ditte di import-export."Uno di loro si è perfino portato via tutta la mia lista di clienti".
"Le dimensioni della comunità africana di Guangzhou,che ha avuto il suo momento di massimo splendore nel 2008,si stanno riducendo sempre piu,conferma Roberto Castillo,un ricercatore messicano dell'università Lignan di Hong Kong,che da tre anni studia il particolare melting pot etnico della della "Chocolate city" di Guangzhou.Da qualche tempo Pechino  ha reso piu difficile la concessione dei visti ai cittadini di alcuni paesi africani."I congolesi ,che ormai hanno molta difficoltà a ottenere un visto cinese,si sono ridotti a comprare di nascosto i passaporti degli angolani, che al contrario sono accolti molto bene in Cina",osserva Castillo.Molti africani vivono in Cina senza documenti perchè la polizia di frontiera punisce gli immigrati irregolari con multe severe e una pena di 21 giorni di prigione,anche quando vogliono lasciare il paese.Chi non ha il denaro per pagare e quindi paradossalmente incoraggiato a rimanere.Tuttavia molti finiscono in prigione o sono espulsi (a loro spese)."Mi controllano i documenti anche diverse volte al giorno.Talvolta la polizia arriva da noi all'una di notte,è terribile,si lamenta Fatima,una donna d'affari della Guinea.
La nuova politica cinese di restrizione dei visti spinge gli africani a lasciare il paese, conferma Ojukwu Emma, il presidente della comunità nigeriana di Guangzhou,che conta 10.000 persone.Imponente,con una voce profonda e pacta,ci riceve nel suo grande ufficio pieno di telecamere di sorvglianza.Gli affari vanno bene poichè secondo lui "tra Guangzhou e Lagos transitano ogni giorno piu di trenta milioni di dollari".Ma il clima sta peggiorando.Molti dei suoi conazionali sono irregolari e "si fanno truffare dai commercianti cinesi",riconosce Emma."Per evitare di pagare i loro clienti nigeriani,i cinesi li denunciano alla polizia per farli espellere".Le liti tra i commercianti nigeriani e i loro fornitori cinesi sono così frequenti che la comunità nigeriana ha creato una polizia parallela,i peace-keepers (custodi della pace),60 colossi tatuati strategicamente distribuiti nei mercati cinesi dove lavorano gli uomini d'affari nigeriani per dare l'allarme in caso di problemi."quando c'è un diverbio intervengono,perchè la polizia da sempre ragione ai cinesi",osserva Emma.

IL PICCOLO OBAMA

Gli incidenti tra la comunità africana e quella cinese sono piuttosto frequenti.Nel 2009 un giovane nigeriano che scppava da un controllo dei documentiè morto saltando dal secondo piano di un edificio.Il giorno stesso 200 nigeriani hanno protestato davanti a un commissariato di Guangzhou.Nel 2012 centinaia di cittadini africani hanno manifestato dopo la morte di un uomo picchiato a morte da un gruppo di cinesi nel corso di una lite sulla tariffa di una corsa in taxi."I rappresentanti di tutte le comunità africane si sono uniti nella protesta,ricorda Dieng."Ma la polizia si è rifiutata di incontrarci tutti insieme,preferendo convocarci separatamente.Alla fine abbiamo preferito non andare.Per quanto ne sappia,i colpevoli di questo omicidio non sono ancora stati arrestati.La Cina è un paese comunista,mentre noi veniamo da un paese democratico.Si cerca di dialogare ma non è facile",commenta Emma,che vive a Guangzhou dal 1997.
Il razzismo dei cinesi nei confronti degli heiren (neri) mette a disagio molti africani,spiega questo veterano della comunità nigeriana sistemandosi la veste."ho perso il conto delle volte che ho visto dei cinesi uscire dall'ascensore turandosi il naso quando entravo io.Il mese scorso,per strada, una babysitter mi ha indicato con il dito al bambino che portava a spasso definendomi con termini molto volgari".Sposato con una cantonese,Emma ci racconta che suo figlio,che ha quattro anni, ha dovuto cambiare scuola tre volte"."Gli insegnanti dicevano agli studenti che mio figlio non era come loro e questo lo ha fatto molto soffrire".Nella speranza di ridurre al minimo la discriminazione,ha chiamato suo figlio Obama.
Con i suoi interlocutori,Emma dimostra ogni tanto un umoristico caustico:"Una volta per provocazione ho detto a delle autorità cinesi che il mio Obama,in quanto cinese, sarebbe potuto diventare il loro futuro presidente! Mi hanno risposto alzando le braccia al cielo,no,no, è impossibile".
Alimentando razzismo,la polizia di Guangzhou caccia i neri da alcuni quartieri."L'altro giorno alcuni poliziotti hanno convocato il proprietario del mio appartamento per chiedergli di sfrattarci",si lamenta Saliou."E non sono certo l'unico africano a cui è successa una cosa simile".Questa segregazione silnziosa è cominciata nel 2007.Anche se è contento di essere in Cina, a Saliou il "razzismo quotidiano" pesa."Quando mi siedo in autubus,i passeggeri accanto a me si alzano e a volte si turano il naso",dice il ragazzo mostrando il video di uno di questi incidenti che ha filmato con il suo smartphone.
Durante una passegiata  con la moglie e la figlia,si possono scorgere gli sguardi dei passanti.Sorridente,Xiao Jiang fa finta di niente."Non mi interessa quello che pensa questa gente", finisce per dire."E' Saliou che amo e che ho sposato,non loro!".Ma Xiao dice anche di avere "molta voglia" di vedere il Senegal,il paese da dove viene suo marito.

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