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domenica 22 dicembre 2013

Modalità del neoliberismo




da NEOLIBERISMO COME ECCEZIONE-Aihwa Ong (La casa Usher)

Ripercorriamo brevemente la geneologia del concetto di neoliberismo.Una discussione analitica del neoliberismo dovrebbe prendere le mosse dal monito lanciato da Karl Polanyi agli inizi del ventesimo secolo sul pericolo costituito dal permettere che il meccanismo del libero mercato fosse il solo vettore del destino degli esseri umani e del pianeta.Polanyi,come è noto,sosteneva che la società moderna fosse caratterizzata da un "doppio movimento" ,attraverso il quale la libera circolazione di capitale incontra una controforza:la domanda politica di autoprotezione contro gli effetti distruttivi e polarizzanti del libero mercato sulla vita contemporanea.Polanyi credeva  che la legislazione dello Stato potesse regolare i mercati e dunque proteggere la società.
I critici di Polanyi,al contrario,erano scettici sulla possibilità che leggi e norme sociali assicurassero il miglior uso delle risorse per la società.Il filosofo austriaco Friedrich von Hayek propose una teoria economica alternativa,identificando nelle azioni individuali che cercano di massimizzare l'interesse la chiave per assicurare un'allocazione efficiente delle risorse pubbliche.Al cuore del liberismo di Hayek c'è l'homo economicus,una figura della ragione strumentale forgiata dalle effervescenti condizioni della competizione sul mercato.Le idee di Hayek influenzarono Milton Friedman e Gary Becker,due dei maggiori esponenti della Sciola neoliberista di Chicago degli anni 60'.Questa dottrina è stata poi associata al tatcherismo e al reaganismo e alla prima  ondata di neoliberismo degli anni 80'.Negli Stati Uniti ,la dottrina neoliberale fu usata per attaccare il big government e lo Stato sociale burocratico.L'attenzione fu rivolta alla ristrutturazione del settore privato statale con l'obiettivo di incrementare l'aziendalizzazione e la privatizzazione e garantire "efficienza".All'estero la liberalizzazione economica fu promossa al fine di aprire l'accesso ai mercati stranieri.Quando queste pratiche furono esportate al Blocco dell'Est come un pacchetto  di strategie di "aggiustamento" per ristrutturare le economie socialiste così da rendere competitive ,ci si riferì a queste politiche come al "Washington consensus".All'estero,queste politiche di privatizzazione e di apertura dell'economia  furono anche chiamate "neoliberismo americano" o globalizzazione economica:politiche che supportavano uno spostamento globale nella programmazione economica dal livello nazionale a quello regionale,attraverso la formazione di blocchi commerciali.
Negli anni 90',una nuova generazione di economisti,tra cui Francis Fukuyama e Jeffrey Sachs,descrisse il neoliberismo come l'inevitabile punto finale dell'evoluzione dell'economia di mercato.Noti intellettuali come Joseph Stiglitz e Jurgen Habermas lamentano le conseguenze sociali della globalizzazione economica e promossero una difesa politica contro le devastazioni prodotte da un mercato lasciato a se stesso.Ma mentre nei dibattiti si soppesavano i pro e i contro del neoliberismo,i piu concordarono nel sostenere che esso "è l'espressione di un tipo specifico di modernizzazione progressiva".In questa seconda ondata del neoliberismo fu particolarmente sottolineata l'interiorizzazione individuale di caratteristiche neoliberali,basata in modo del tutto nuovo sulle tecnologie di soggettivazione.Durante l'amministrazione Clinton,la "responsabilizzazione individuale" divenne la norma anche in ambiti che prima erano considerati garantiti,come la salute e l'educazione,e fu unita come logica di programmi di workfare.In breve, gli elementi principali del neoliberismo come filososofia politica sono (a) l'assunzione che il mercato sia piu efficiente dello Stato nel distribuire risorse pubbliche e (b) il ritorno a una "forma primitiva di individualismo:un individualismo "competitivo", "possessivo" e costruito spesso nei termini della dottrina della "sovranità del consumatore".E' importante notare che il ragionamento neoliberile si basa tanto su assunti economici (l'efficienza) quanto etici (la responsabilità individuale).
Nelle scienze umane esiste un generale accordo sul fatto che il neoliberismo sia divenuto la logica dominante di molti aspetti della vita contemporanea.Tuttavia permane un disaccordo in merito all'obiettivo,all'organizzazione e al potere-sapere della razionalità di mercato.Come fenomeno sociale,il neoliberismo è stato studiato sopratutto riproponendo  i concetti marxiani di ideologia di classe e di mutamento strutturale sia a livello nazionale che globale.Una critica proveniente dalla "nuova sinistra" ha riconosciuto nel  nel neoliberismo un'ideologia di classe che attacca il welfare in paesi liberali avanzati come la Gran Bretagna.A un livello ancora piu astratto,esso è considerato l'ultima fase dal'egemonia globale e strutturale del capitalismo.Per esempio Stephen Gill sostiene che il neoliberismo sia un ordine epocale fondato sulla ristrutturazione,"quasi giuridica" ,delle relazioni tra Stati nazione e agenzie transnazionali.Egli ritiene che questo regime disciplinare globale sia accompagnato da una nozione egemonica di progresso inevitabile e da una gerarchia sociale associata alla "civilizzazione del mercato".
Queste posizioni,le quali danno vita a una cornice teorica che immagina un Nord del mondo neoliberale contro un Sud sotto assedio,in antropologia sembrano aver generato due scuole di pensiero.La prima identifica una "cultura del neoliberismo" proprio del Nord che genera risposte nel Sud (economie sommerse,movimenti messianici e altri sommovimenti sociali).La seconda cerca di identificare gli "Stati neoliberali" che monopolizzano il capitale e gestiscono il potere "a livello globale".David Harvey si riferisce allo "Stato neoliberale" come un idealtipo e perciò involontariamente presenta lo Stato come fosse un concetto politico dotato di autonomia.Questo approccio incorre inevitabilmente in problemi quando si confronta con l'Asia orientale,la regione economicamente piu dinamica del mondo..Harvey si riferisce allo "strano caso della Cina",apparentemente a causa della difficoltà di conciliare analiticamente la coesistenza del socialismo cinese con una attività capitalistica febbrile.
Le nuove combinazioni tra interventi neoliberali e culture politiche asiatiche sfidano approcci tipologici basati sul semplice asse geografico nord-sud o sul modello degli Stati-nazione.Piu che considerare il neoliberismo come la "risacca" dei fenomeni di mercato che si propagano dai paesi dominanti a quelli piu piccoli dovremmo scopporre il neoliberismo in varie tecnologie:il tipo di eccezioni politiche che permette pratiche sovrane non ortodosse e le tecniche di soggettivazione che deviano dalla norma stabilita.Le forme neoliberali che dominano nei milieux est-asiatici sono spesso in tensione con le sensibilità culturali locali e con l'identità nazionale.Mentre i tecnocrati abbracciano le priorità del mondo degli affari e legittimano gli ideali del talento umano e dell'auto imprenditorialità,molte persone comuni restano scettiche sui criteri di mercato e il loro assalto ai valori collettivi e agli interessi della comunità.La sfida lanciata alla ricerca etnografica non è quella di trovare una scala di azione "appropriata",nazionale,globale e locale,quanto piuttosto quella di identificare una prospettiva che ci permetta di esaminare le linee mobili della mutazione generata dall'eccezione neoliberale.

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