Anglotedesco

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martedì 7 gennaio 2014

Crisi delle PMI.L'ipocrisia di Giorgio Squinzi



Si certo caro signor Squinzi,non ho visto grandi proteste da parte vostra quando la BCE girava un mare di soldi  all'1% alle banche invece di darle alle piccole-medie imprese.Bisogna sempre sperare in qualche imprenditore mafioso straniero che venga ad investire in Italia.

da L'Italia della Piccola industria-Valerio Castronovo (Editori Laterza)

Da imprenditore di seconda generazione,avendo assistito ai primi passi dell'azienda fondata a Milano da mio padre e contributo successivamente alla sua progressiva affermazione,ho avuto modo di constatare di prima mano quanta dedizione al lavoro e quale somma di cognizioni e di capacità richiedano l'impianto di una piccola impresa e l'acquisizione di attitudini tali da farla crescere e da portarla a inserirsi con successo nei circuiti del mercato.E oggi,anche quale presidente di Confindustria,ben conosco naturalmente quanto notevole impegno,quanta alacrità e perizia siano indispensabili,nell'ambito delle aziende di minori dimensioni,per reggere la barra,per affrontare le sfide cruciali imposte dalla globalizzazione e dai mutamenti sempre piu intensi che si susseguono nelle applicazioni tecnologiche.
Ma purtroppo  non è ancora emersa nel nostro Paese un'effettiva consapevolezza dell'importanza assunta man mano dalle piccole imprese,sebbene esse costituiscano attualmente il nerbo dell'economia italiana.E ciò perchè il loro ruolo è stato, per tanto tempo, sottovalutato o misconosciuto a causa di certe fuorvianti immagini stereotipate quando non di enunciazioni pregiudiziali sommarie.
E' pur vero che negli ultimi tempi si sono moltiplicati i riconoscimenti nei riguardi della vitalità e del dinamismo della piccola imprenditoria,di un universo composto da una miriade di aziende minuscole,per lo piu d'impianto famigliare,che,soletti quanto caparbie nell'esercizio della loro attività,sono giunte a formare tutte insieme lo "zoccolo duro" del nostro sistema industriale.Mancava però un profilo storico del loro itinerario che,attraverso una ricostruzione delle complesse e alterne vicende,rendesse conto delle peculiari caratteristiche e forme di organizzazione durante le diverse fasi che hanno segnato,dal secondo dopoguerra a oggi, il percorso della nostra industria manifatturiera.
Ora si può dire che questa lacuna è stata colmata grazie al saggio di Valerio Castronovo.Sia perchè offre numerosi elementi di conoscenza e di giudizio sulle funzioni e sul peso specifico della piccola industria nel corso del tempo;sia perchè l'Autore è attento a mettere costantemente in rilievo tanto i risultati che essa ha via via conseguito quanto i problemi di fondo e le difficoltà con cui tuttora deve misurarsi.
Si tratta dunque di un'opera in cui la descrizione esauriente dei vari fattori che (a seconda delle differenti congiunture ed evenienze) hanno assecondato la comparsa e l'eveluzione di un vasto suolo policentrico di piccole-medie imprese si accompagna a un'analisi puntuale dei nodi da sciogliere,anche nel contesto istituzionale  e normativo,per un loro ulteriore sviluppo,per un "salto" di ordine strutturale e culturale.
Si ha così modo di contrastare non solo come la storia della piccola industria sia la storia,per tanti aspetti,del nostro Paese,di un'Italia che lavora e che produce;ma anche di comprendere come il nostro futuro sia legato pur sempre all'attività manifatturiera e ai suoi molteplici effetti indotti economico-sociali e nelle relazioni internazionali.Di qui la speranza e l'augurio che le nostre imprese piccole,medie o grandi,ognuna per la propria parte e con i propri tratti distintivi,continuino ad assicurare l'avvenire del Paese.

GIORGIO SQUINZI

Presidente Confindustria

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