Anglotedesco

Anglotedesco

domenica 19 gennaio 2014

Gli ebrei sono insuperabili nella tortura.Intervista ad un ragazzo palestinese (1 parte)



10 100 1000 Antonio Salas ma anche quel Paolo Barnard del PERCHE' CI ODIANO,un libro interessantissimo sull'argomento Israele -Palestina.
Ci sono tanti altri episodi che lo dimostrano ma dopo questa intervista,che pubblicherò in due parti , c'è ancora qualcuno che nega che gli israeliani nei confronti dei palestinesi utilizzano metodi nazisti? Perchè il Corriere, Repubblica o Radio Radicale non organizzano convegni con palestinesi torturati dagli ebrei?
Mi raccomando, continuate sempre con la malainformazione...

da L'INFILTRATO-Antonio Salas (Newton Compton)

Nell'aprile del 2002,invero,250 persone,tra le quali le donne anziane,anziani e bambini,si rifugiarono nella chiesa simbolo del cristianesimo per cercare rifiugio dalle incursioni israeliane a Betlemme,Nablus,Ramallah o Jenin, che diedero luogo al brutale nassacro nel campo profughi descritto da Mohamed Bakri nel provocatorio documentario Jenin,Jenin.Accerchiati dalle truppe israeliane,i palestinesi respinsero tutti i tentativi di penetrare nella basilica e riuscirono a tenere la posizione per diverse settimane,privi di medicine,cibo,coperte ecc e circondati da cecchini;questi abbatterono però otto assediati,colpiti sulla soglia del cortile nel tentativo di ricevere acqua o soccorsi.Tutti gli altri furono costretti a veder marcire i propri morti all'interno della basilica,poichè le truppe israeliane non consentivano loronemmeno di far uscire i cadaveri:un'ulteriore forma di pressione psicologica sugli assediati.
Tutte le televisioni del mondo si affrettarono a coprire la notizia,compreso il canale per cui lavoro,Telecinco ,che inviò il collega Jon Sistiaga alla chiesa di Betlemme circondata da truppe israeliane.Con ogni probabilità fu proprio la presenza di tante telecamere a evitare esiti ancora piu nefasti.
Sulle prime gli israeliani assicurarono che, se Ibrahim si fosse consegnato,avrebbe consentito agli altri di uscire senza ritorsioni,ma poi decisero di sfruttare le circostanze e chiesero che si consegnassero altresì i collaboratori piu stretti di Abayat.alla fine,anche grazie alla pressione internazionale,si concordò che,invece di essere arrestati ,i "terroristi" che si fossero consegnati sarebbero stati solo espulsi dal paese.In tal modo,tredici palestinesi considerati terroristi da Israele dovettero sacrificare identità e storia personale affinchè il resto degli assediati potesse tornare a casa.Il leader di quei tredici martiri,il "terrorista palestinese piu pericoloso al mondo",lasciò la propria terra per la Spagna,persuaso comunque che gli assassini del MOSSAD non gli avrebbero dato tregua nemmeno sul suolo spagnolo, come avevano già fatto in Palestina con lo zio e i cugini.In tal caso,sarebbe stato il trentaseiesimo membro della famiglia Abayat a finire giustiziato dagli omicidi mirati dell'esercito israeliano.Anche per questo,valse la pena attendere tanto per ottenere l'intervista che Ibrahim Abayat mi consentì di registrare prima in audio,poi anche in video.

SALAS:"Qual'è la prima cosa che ti viene in mente,quando sentì parlare della Palestinese?

IBRAHIM: "La mia vità è tutta lì.La famiglia,gli amici,i ricordi.Tutto ciò che sono è legato alla Palestina.NMon potrei mai separare la mia personalità da quella terra.Non avrei mai pensato che un giorno sarei dovuto andare via dalla Palestina.Quel nome è tutto per me.La vita,i ricordi,la mia esistenza".

SALAS:"Qual'è il tuo primo ricordo degli israeliani,se ce n'è uno?

IBRAHIM:" Quando siamo nati noi,c'era già l'occupazione.Non abbiamo mai vissuto in una Palestina libera.Siamo cresciuti all'ombra dell'occupazione.Gli israeliani li vedevamo nelle nostre città,per le nostre strade.Da piccoli,li percepivamo in modo diverso.Poi però cresci e senti il dovere di fare qualcosa.Quando avevo quattordici o quindici anni,cominciò la prima Intifada,che per me e i miei amici era la grande opportunità di dimostrare il nostro sentimento di ripulsa per l'occupazione israeliana.Così,come quasi tutti i giovani palestinesi,anche io cominciai a tirare pietre,a manifestare,organizzare scioperi,proteste...Era l'unico modo che avevamo per ribellarci all'occupazione".

SALAS:"Come fu la prima volta nelle carceri israeliane?"

IBRAHIM:"Nel 1990 vennero a cercarmi a casa,ma non c'ero,ero fuori,e non mi presero.Solo che da quel momento dovetti fare sempre attenzione perchè sapevo che mi stavano cercando.La prima volta che finìì in carcere avevo quasi sedici anni.Erano già venuti a casa tre volte,e alla fine mi beccarono.Le accuse vengono preparate a tavolino solo per sbattermi dentro.A me diedero tre anni per aver lanciato pietre e pestato un traditore che collaborava con loro.Ma eravamo poco piu che adolescenti.Che opinione ha il mondo di un paese democratico dove danno tre anni ai ragazzini che si picchiano o che vengono pescati a tirare sassi?

SALAS.Per illustrare le sue parole,Ibrahim mi mostra le foto della famiglia,lui ancora adolescente insieme ai fratelli,ai nipoti e alla madre adorata.
Vi sono casi di tortura nelle carceri israeliani?


IBRAHIM: "Gli ebrei sono insuperabili nella tortura.Hanno molta esperienza in proposito.Utilizzano di tutto per farti parlare,per spingerti a collaborare.Ricorrono alla paura,alle violenze psicologiche e fisiche...Non si fanno mancare niente.Qualunque cosa pur di arrivare all'obiettivo:minacce a te e alla tua famiglia,la musica fino a farti impazzire,e poi cani,serpenti...Cose strane,qualsiasi cosa.L'importante è l'obiettivo.

SALAS:"Qualche tempo fa ho intervistato Mohamed Bakri.Ora,per comprendere quel che succedeva in Palestina durante l'assedio alla chiesa della Natività,credo sia importante ricordare che in quegli stessi momenti la gente veniva massacrata,ad esempio a Jenin.Questo non faceva che aumentare la tensione,no?"

IBRAHIM:"Si,fu addirittura nello stesso mese.Si percepiva molta tensione nell'aria,molta paura.La storia della basilica della natività non fu per niente programmata.Nacque sul momento.C'erano feriti dappertutto,e la gente cercava un rifugio dove portarli.L'aviazione israeliana non faceva arrivare le ambulanze.Cercavamo un posto sicuro dove mettere feriti e cadaveri,e così pensammo di entrare nella chiesa.Cominciammo a portare i feriti,gli anziani,e a poco la notizia si sparse per Betlemme e arrivarono altre persone.Ma,ripeto, non era pianificato".

Nessun commento:

Posta un commento