Anglotedesco

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lunedì 3 febbraio 2014

I giovani che non cercano lavoro nella Corea senza dittatore...



Purtroppo questo è il mondo.Detesto i dittatori,in alternativa però c'è il neoliberismo, la "dittatura dolce" che non lo vuole dire, ma che sta distruggendo senza pietà il ceto medio-basso.
Sabato sono stato a Bologna per seguire la manifestazione di protesta da parte dei facchini della logistica del colosso lattiero-caseario Granarolo, mi sono stati distribuiti dei volantini e condivido quasi tutto quello che c'era scritto.Il peggioramento delle condizioni di vita della classe lavoratrice si fa sempre piu grave: licenziamenti ,cassa integrazione,taglio dei salari,aumento dei ritmi,demolizione del contratto nazionale ,smantellamento dell'assistenza e dei servizi sociali,innalzamento dell'età pensionabile.
E' vero ma succede in tutto il mondo e qui porto l'esempio della Corea del Sud dove venerdi sera il nostro caro amico Michele Boldrin ,invitato per l'ennesima volta a Virus da Nicola Porro, esaltava questo paese.
Le cose che ho elencato sopra sono i desideri dell'Europa e che Paolo Barnard ha ripetuto alla Gabbia mercoledi scorso. Il fatto che il giornalista bolognese sia l'unico a ricordare alla gente  cosa cosa ci chiede l'Europa, vuole dire tante cose.Anglotedesco rimane però dell'idea che la MMT non cambierebbe questa situazione.L'economia capitalista ha vinto e continuerà a massacrare i ceti medio-bassi.

So Po-mi,Hankyoreh 21- articolo pubblicato da L'Internazionale

Nel marzo del 2013 Kim Su-Hyon,23 anni, ha smesso di cercare lavoro.Finita l'università ha mandato una decina di curriculum vitae,poi le è passata la voglia di proseguire.Adesso passa le sue giornate chiusa in camera.Prima,come per tutti, il suo obiettivo principale era trovare un lavoro.Si era iscritta a un corso professionale di due anni e poi era riuscita a entrare all'università di Seoul,perchè le avevano detto che così sarebbe stato piu facile trovare un posto.Aveva scelto di studiare informatica- un settore in piena espansione,si diceva, e durante le vacanze cercava di imparare l'inglese.Prima di lanciarsi nella caccia all'impiego aveva anche seguito un corso per imparare come si fa.Ma quando è arrivata al dunque,l'ha presa il panico e si è chiesta:"Ho davvero voglia di lavorare? Come potrò competere con quelli piu bravi di me? Così ho rinunciato.Sono sempre piu i giovani sudcoreani che rinunciano a cercare l'autonomia economica.La realtà è troppo dura e il percorso si annuncia molto diverso da quello intrapreso dai genitori all'epoca in cui il lavoro abbondava grazie alla rapida industrilizzazione ed era facile entrare a far parte della classe media."L'ascesa sociale ormai è una favola",dice Pak Kwon, il, autore di Generazione 600 euro ,che nel 2007 aveva portato al centro del dibattito le sorti dei giovani condannati a lavori precari e mal pagati.
Trovare un'occupazione è sempre piu difficile,e obbliga i giovani a fare un investimento nella formazione che non sempre è garanzia di successo.Ma i vizi del mercato del lavoro da soli non spiegano la nascita di una generazione refrattaria alla lotta per l'impiego.Anche la paura del fallimento porta i ragazzi a rimandare le decisioni o a rinunciare del tutto.Si tratta di una sorta di riflesso di autodifesa."I ventenni e i trentenni provano a vivere secondo il modello che la società gli ha imposto.Ma si trovano davanti un mur",spiega la sociologa Sin Chin-uk.

RETI DI SOLIDARIETA'

E la loro rinuncia ha un prezzo.Nella società sudcoreane chi non fa parte del mercato del lavoro fatica a essere riconosciuto come individuo completo.Il Giappone,che negli anni novanta ha avuto i neer (ragazzi che non studiano,non lavorano e non fanno stage),ha visto in questi fenomeni un desiderio di regressione sociale da parte dei giovani."Sanno che il fatto di non lavorare è socialmente condannabile,ma sono disposti a subirne le conseguenze", commenta il filosofo Tatsuru Uchida, che ha pubblicato un libro sul tema.Senza dubbio è esagerato dire che i giovani sudcoreano cerchino di proposito la regressione sociale ,ma probabilmente è quello che otterranno.L'impatto di questo fenomeno sulla società è notevole.Da qui l'insistenza del governo che vuole portare la forza lavoro al 70% della popolazione (oggi è 64,2) puntando sulla partecipazione delle donne e dei giovani all'economia.Chi è refrettario rischia quindi l'emarginazione.
Secondo Choi Tae-sop, autore di La società superflua,il mondo del lavoro e la cultura della competizione devono cambiare."Bisogna ripensare la struttura che esclude i ventenni e i trentenni dal mercato e dalla società".Sin Chin-uk aggiunge che è necessario ricostruire le reti di solidarietà sociale".In Giappone ,dopo lo scoppio della bolla economica degli anni novanta,il modello di vita simbolizzato da un impiego stabile un appartamento in una metropoli è decaduto",spiega il sociologo."Così si è diffusa l'idea che anche chi non rientra in questo ideale deve poter vivere degnamente".

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