Anglotedesco

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mercoledì 12 febbraio 2014

Le ricette di Giulio Tremonti per la riorganizzazione costituzionale dell'Europa



Libro interessante scritto da una persona poco affidabile come Giulio Tremonti.Sembra Paolo Ferrero e altri straordinari partiti come SEL che appoggiano la lista Tsipras ,cioè sperano che all'improvviso l'Europa ,con l'euro, diventi piu buona e aiuti i paesi piu in difficoltà.Cioè con la moneta che sta spolpando sopratutti i paesi del Sud, si vuole migliorare il vecchio continente,ma questi sono fuori di testa!!!

Questo post che ho pubblicato il novembre scorso, spiega bene come come si può uscire dall'euro...
http://anglotedesco.blogspot.it/2013/11/ross-mcleod-ci-spiega-come-litalia-puo.html

da USCITA DI SICUREZZA-Giulio Tremonti (Rizzoli)

La terza ipotesi è,si permette, quella periferia in questo libro,a condizione che sia politicamente integrata nella quarta ipotesi:è l'ipotesi della riorganizzazione costituzionale dell'Europa.E' questa la via insieme piu difficile ma anche piu necessaria,se si considera che oggi in Europa c'è ormai unione senza unione,essendo dominante all'opposto la cifra della divisione.Divisione sotto,tra popoli debitori e popoli creditori.Divisione sotto,tra popoli debitori e popoli creditori.Divisione sopra,tra Stati che comandano e Stati che subiscono.Divisione infine tra politici che cominciano a pensare per conto della finanza.Forse,se prima abbiamo fatto un passo troppo lungo,un passo piu lungo della gamba,adesso possiamo fare qualcosa di diverso,per non perdere tutto.Per farlo bisogna comunque andare indietro e rimuovere il vizio di origine.Un vizio che non è stato tecnico,ma sopratutto politico:il vizio di pensare che l'economia sia piu della politica.Piu della politica intesa nel solo modo possibile,come superiore sintesi della vita,dei sentimenti,del cuore dei popoli.
Adesso che l'euro,per come è fatto,appare agli occhi di tutti non piu solo come un salvificio mezzo di unione,ma anche come un rischioso fattore di contrasto,si vede che è tornato il tempo per ridare voce ai popoli,per fare oggi un'incoronazione all'incontrario,per dare all'euro proprio quell'unione politica che finora non ha fatto e non ha avuto.
Se il vizio di origine era tecnico,radicato nella tecnica di formazione dell'euro e di riflesso della BCE,ora la soluzione,deve,può essere solo politica.E questa ci si presenta oradentro un vero e forte dilemma:se non si vuole rinunciare alla moneta comune,è chiaro che la crisi può essere superata solo con l'introduzione di una diversa e piu comune gestione della moneta,a partire dall'estensione delle funzioni della BCE e a partire dagli Eurobond;ma questa è a sua volta possibile solo passando ,in tutta l'Europa e per tutta l'Europa,attraverso un nuovo patto politico.Un patto che, se fosse annunciato oggi con reale determinazione e perciò con reale efficacia,già potrebbe bastare,per il solo fatto che è annunciato.Come fu già una volta,nel maggio del 2010.Non interessano qui le forme tecniche e giuridiche che può avere questo patto:un nuovo trattato,un'interpretazione estensiva del Trattato di Unione,magari basata sulla cosidetta "regolamentazione derivata",un nuovo accordo intergovernativo, una "cooperazione rafforzata".Va solo posto un caveat fondamentale,dato che il diavolo sta nei dettagli:se la riorganizzazione costituzionale dell'Europa si realizzasse solo parzialmente,con la disciplina fiscale,ma senza una nuova BCE o senza Eurobond,come è stato nel citato vertice dell' 8-9 dicembre 2011,o se peggio ancora dovesse andare a essere realizzata con il preliminare "parcheggio" di alcuni Paesi presso il FMI,non sarebbe accettabile,perchè troppo divisiva.
Ciò che dunque è ora sopratutto importante è che per fare una vera riorganizzazione costituzionale,per salvare l'Europa che conosciamo,è necessario una forte scambio politico:sopra,una maggiore disciplina di bilancio,basata su di una governance comune,con impegni,controlli e sanzioni;sotto,una comune,piu integrata e piu mutualistica gestione della moneta,con emissioni di comuni titoli pubblici nella forma degli Eurobond eccetera.In ogni caso,non la prima senza la seconda,non la seconda senza la prima.
Nell'economia politica di questa ipotesi,per concretizzarla,servono grandi doti politiche,tanto di visione storica,quanto di intelligenza.Visione storica,per considerare che se dappertutto sono finite le politiche di deficit spending,i problemi di finanza pubblica che ancora esistono nei vari Paesi sono dunque problemi nati nel passato,gravi certo,  ma da gestire  come tali.Come problemi del passato e non anche problemi continui nel presente  e nel futuro.Intelligenza,per capire che un conto è irrigidirsi verso l'eventuale assoluta renitenza di un Paese a correggere la sua struttura economica,i suoi conti pubblici; un conto è tenere in considerazione i seppure relativi,ma effettivi progressi fatti nei vari Paesi in difficoltà,sopratutto se questi sono basati sulla coesione sociale e democratica.
Non è ancora chiaro se, sotto la pressione drammatica della crisi,questo scambio sarà illuminato e improvviso,se avrà infine la forma di uno shock politico.O se,come è purtroppo probabile,seguirà un processo piu lungo e ancora piu turtuoso.Come indica l'ultimo citato vertice europeo dell'8-9 dicembre 2011.Un processo  che rischia l'incidente del mercato,dato che il mercato finanziario,su cui si è e si deve andare ogni giorno,ha tempi molto diversi e piu brevi e sopratutto ha un'intelligenza di tipo binario,non sofisticata,semplice e perciò rispondente solo a stimoli semplici:sì o no, bianco o nero,non le fumose tonalità del grigio!

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