Anglotedesco

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mercoledì 2 aprile 2014

ANTONIO PATUELLI (Presidente ABI):"Con la lira l'Italia stava peggio"



Per difendere la moneta unica ne stanno inventando di tutte, raccontano balle clamorose nonostante i dati dicano il contrario.
Inutile ,ormai siamo in mano a dei fanatici che pur di avere i conti in regola ti ordinano di tagliare tutto, ridurre alla fame milioni di persone, togliere tutti i diritti ai lavoratori (sopratutto operai).Il bello è che in televisione mai una volta che trovi un conduttore (l'unico è Paragone ma certe discussioni le manda in onda all'orario delle streghe) che attacchi i banchieri, speculatori finanziari,burocrati.
Patuelli è semplicemente ridicolo.Che provi a chiedere ai ceti medio-bassi qual'era il loro (anche il mio) potere d'acquisto negli anni della lira ,quanta gente andava in vacanza e com'era  il loro carrello della spesa.
Non mi stancherà mai di ripetere che:

-Prima dell’Euro,la Germania aveva un disavanzo di 126 miliardi di Dollari e l’Italia un avanzo di 56,6.Con l’Euro,cioè col blocco dei cambi,la situazione si è rovesciata e la Germania ha accumulato un grande  credito sopratutto verso i partners dell’Euro,per i prestiti loro concessi e le loro importazioni.Analogo andamento hanno avuto la produttività e l’industrializzazione.

-La prospensione al risparmio delle famiglie italiane si è mantenuta anche nel 1977 piuttosto elevata.Il 43% circa delle famiglie,secondo l’indagine che annualmente effettua la Banca d’Italia,ha avuto un risparmio che in media è ammontato a 853.000 lire.Solo il 3,7% delle famiglie ha avuto un risparmio negativo,cioè si è indebitata avendo speso piu del reddito ricevuto per una somma pari in media a 94.000 lire.Inoltre il 51% delle famiglie ha speso tutto quello che ha guadagnato senza risparmiare nulla.

-L’Italia registra nel 1979 il piu alto tasso di crescita della produzione industriale all’interno della CEE (Comunità Economica Europea),che è stato del 6,5% contro il 5,5% della Germania,il 4,2% del Belgio,il 3,8% della Gran Bretagna,il 3,3% dell’Olanda e solo il 2% della Francia.
Già dalle prime stime risulta che le esportazioni industriali sono cresciute del 10% e gli investimenti del 4,5%.Dal canto loro i livelli occupazionali sono aumentati dello 0,2% crescita questa che,seppur lieve,segna una inversione di tendenza dopo molti anni.


da IL RESTO DEL CARLINO del 1 aprile 2014

Lontano dalle polemiche e alla ricerca soltanto della verità storica e della chiarezza economica,dobbiamo domandarci se l'euro è per l'Italia la causa principale della crisi economica e sociale.Indubbiamente il cambio della moneta ha prodotto una perdita del potere d'acquisto:Giovanni Malagodi ,insigne economista e statista,mi insegnò che tutti i cambiamenti delle monete rischiano di produrre un calo del potere d'acquisto.Il principale problema italiano è l'enorme debito pubblico continuamente cresciuto in questo mezzo secolo e ripercorrere la sua storia permette di superare luoghi comuni e meglio individuare cause ed effetti.
Alla fine degli anni Ottanta il debito pubblico italiano era di circa 590 miliardi di euro (per semplicità di confronto ha trasformato tutti i dati in euro).Alla fine degli anni 90' era piu del doppio,circa 1.280 miliardi di euro.Alla fine del primo decennio degli anni 2000 ha rraggiunto i 1.770 miliardi di euro.
Ora il debito pubblico italiano ha sfondato quota duemila ed ha raggiunto circa i 2.070  miliardi di euro.Negli anni il tasso di sconto (e conseguentemente il costo del denaro) è profondamente cambiato,incidendo in modo determinante sul costo del debito pubblico tramite i tassi di emissione dei Bot,dei Btp e degli altri titoli di Stato.Negli anni 80' (in presenza della lira) il tasso di sconto (e conseguentemente il costo del denaro) era molto alto;nel 1980 del 16,5% ,nel 1981 addirittura del 19% ,nel 1982 del 18% e così via riducendosi sensibilmente fino al 13,5% del 1989 ,rimanendo,però,per tutto il decennio ben sopra il 10%.
Gli anni 90',sempre con la lira,si sono aperti con il tasso di sconto al 12,5% per salire progressivamente al 15% nel 1992 e rimanere sopra al 10% fino all'estate 1993 quando il governo Ciampi iniziò ad assumere la moneta unica europea come obiettivo strategico.Insomma ,il debito pubblico italiano continuava smisuratamente a crescere,mentre il costo di emissione dei nuovi titoli di Stato calava.Infatti il tasso di sconto sostanzialmente calava man mano  ci si avvicinava alla pina realizzazione del Mercato unico europeo e della moneta unica,raggiungendo,a fine anni Novanta,addirittura soltanto il 3%.
Gli anni  2000 (quelli dell'euro) hanno visto delle minori fluttuazioni del tasso di sconto,attestato ai livelli storicamente minimi:attorno al 4% nel 2001 e poi circa al solo 2% dal 2002 al 2006,risalito attorno al 4% nel 2007-8,prima della grande crisi,e dal 2008 sceso progressivamente fino allo 0,25 attuale,dal novembre 2013.Quindi,il debito pubblico italiano,sempre in crescita,è costato progressivamente meno negli anni dell'euro,rispetto a quelli della lira, avvantaggiandosi della maggiore solidità e credibilità internazionale della moneta comune.Negli ultimi tre anni circa,in presenza di bassissimi tassi,il costo del denaro in Italia era risalito (poi parzialmente ridotto) a causa dello spread che ha aggravvato il costo dei titoli di Stato italiani per il "rischio Italia".
Dalla ricostruzione dei dati della storia economica del debito pubblico e dei tassi d'interesse prima con la lira e poi con l'euro (come si evidenzia nei due grafici sopra) ,si evince che la principale "palla al piede" dell'Italia è il sempre crescente debito pubblico che è la causa della sempre piu alta tassazione sulle sulle produzioni e sui redditi italiani.L'altra "palla al piede" che grava sull'Italia,e in particolare sugli onesti,è la drammatica ed enorme evasione fiscale.Insomma,se l'euro venisse abbandonato per tornare alla lira e ai suoi alti tassi,il costo del debito pubblico  italiano esploderebbe con conseguenze gravissime e salirebbe anche drammaticamente il costo del denaro per le imprese e per le famiglie con mutui o comunque con debiti a tassi variabili.Emerge,quindi, nitidamente che nel Mercato unico europeo, il nostro Paese è fortmente penalizzato da un drammatico livello di debito pubblico e da una insostenibile tassazione che penalizza le produzioni e le famiglie italiane.
 con mutui o comunque con debiti a tassi variabili.Emerge ,quindi,nitidamente che nel Mercato unico europeo,il nostro Paese è fortemente penalizzato da un drammatico livello di debito pubblico e da una insostenibile tassazione che penalizza le produzioni e le famiglie italiane.
Perciò occorre operare con coraggio e convinzione innanzitutto per la riduzione progressiva del debito pubblico,mai dimenticandosi come  e quando esso è stato gravemnte accumulato.

1 commento:

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