Anglotedesco

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sabato 5 aprile 2014

UN TRAFFICANTE DI UOMINI.Pericolo terrorismo




Questa è l'ultima volta che pubblico dei pezzi di questo bellissimo libro.Interessante l'articolo di Repubblica che conferma  quello che Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci hanno inserito nel loro libro.
Bella la storia del pachistano che faceva il tecnico in un bel laboratorio ,sperava di venire in Italia e trovare il paradiso e invece lavorava in nero nei campi.Questo dimostra che chi li incita a venire qui per trovare una vita migliore, è un bugiardo, a servizio della dittatura neoliberista.

da LE CONFESSIONI DI UN TRAFFICANTE DI UOMINI-Andrea Di Nicola,Giampaolo Musumeci (Chiarelettere) 

Noi ci basiamo sui legami etnici.Noi ci conosciamo tutti,ci aiutiamo,ci fidiamo l'uno dell'altro.Io sono un nodo.O meglio,uno dei nodi perchè ce ne sono altri qui in Italia e anche in Pakistan.Dove non arriva uno arriva l'altro,siamo una catena.Io ho molti amici in Pakistan,li funziona molto il passaparola.Tutti,anche nei villaggi più piccoli ,sanno a chi devono rivolgersi se vogliono venire in Italia.
Io ho fiducia negli altri e loro hanno fiducia in me,siamo uguali,sono la mia gente.Noi siamo pashtun,noi manteniamo sempre la parola fino alla morte,è una questione di cultura.Vi faccio un esempio:dove avrebbe potuto stare Bin Laden,se non in territorio pachistano? Noi pachistani abbiamo fatto distruggere il nostro paese,pur di non mancare alla parola data a un uomo.
Ascoltando Kabir viene da chiedersi se questi continui traffici di uomini non siano un pericolo per la sicurezza nazionale e internazionale.Un canale continuo,privilegiato e relativamente semplice in cui infilare terroristi alla volta dell'Europa.I nomi si inventano,si possono falsificare passaporti o, ancora più facile,oliando le mani giuste a Islamabad,se ne possono ottenere di veri.Documenti validi con nomi falsi.Terroristi da fare entrare,in modo facile e veloce,anche in business class.
Davanti a queste osservazioni Kabir si arrabbia,fa l'offeso.E' categorico,dice che lui e la sua rete non aiutano gente pericolosa.Forse può essere arrivato un piccolo criminale o qualcuno che ha sbagliato una volta qui,ma un terrorista non può essere."Non è mai successo e mai succederà" sostiene.Ripete piu volte che non farebbe mai del male all'Italia,che ama il nostro paese.Kabir conferma che tutte le persone che fa entrare le conosce direttamente o indirettamente,perchè c'è sempre qualcuno della sua rete che garantisce.Quando parla sembra sincero,ma gli altri mediatori che usano lo stesso metodo? Possibile che ognuno di loro conosca tutte le persone che traffica? Il flusso di migranti raggiunge numeri impressionanti,difficili da controllare.E se fossero i terroristi stessi a sfruttare i mediatori senza che loro ne siano consapevoli? Il dubbio resta, e sono le sue stesse parole a confermarlo.

La domanda è davvero infinita,tutti vogliono venire in Italia,anche in centomila potrebbero usufruire del mio servizio.Si, perchè alla fine io aiuto le persone.Realizzo sogni,uno in particolare:cambiare vita,lasciare un posto orribile e venire in un paese europeo a vivere bene.E se non riesco a realizzarli comunque li agevolo.Prima che il Pakistan raggiunga il livello economico dell'Italia ci vorrà un secolo.L'importante è che non cambino le leggi sull'immigrazione per il lavoro stagionale.
La crisi? So benissimo che questo non è il momento migliore per venire a vivere qui,ma le persone non mi ascoltano.Vi voglio raccontare una storia.Ogni volta che torno a casa,in Pakistan,incontro molta gente.Un giorno mi è venuto a trovare un mio caro amico con cui andavo a scuola insieme.
"Aiuta mio figlio a venire in Italia" mi chiede."Non è il momento" gli rispondo.Lui rimane in silenzio."Tuo figlio cosa fa? gli domando."Ha un laboratorio di analisi.Lo gestisce e ha clienti".Lo guardo negli occhi e gli faccio:"Che rimanga qui allora,è molto meglio,credimi.Cerca di convincerlo".Il giorno dopo il mio amico torna con le lacrime agli occhi.Mi dice che ha riferito al figlio le mie parole ma il ragazzo è disperato e vuole andarsene a tutti i costi.Che se non parte si uccide con un colpo di pistola alla testa.Il mio amico mi spiega che preferisce perdere i soldi del viaggio piuttosto che perdere suo figlio.Non vuole averlo sulle coscienza.Deve partire.Allora lo rassicuro,gli dico che ci avrei pensato io a farli cambiare idea e vado a trovarlo nel suo laboratorio di analisi.Il locale è bello,abbastanza grande e pulito.Il figlio del mio amico veste un camice bianco,tutti lo chiamano "dottore" anche se è semplicemente un tecnico.Rimango poco a parlare con lui,ha molto lavoro da sbrigare.Gli ripeto il discorso che ho fatto al padre.Cerco di fargli cambiare idea,gli parlo di cosa troverà e di quello che lascerà.Gli faccio presente che in Italia non avrà mai quello che ha in Pakistan.Che sta sbagliando.Ma non c'è niente da fare:lui vuole lasciare tutto e cercare fortuna,non pensa ad altro che all'Italia.
Io li ho avvertiti,sia il padre sia il figlio.Io sono onesto,li ho avvertiti,ma era come parlare con dei sordi.Va bene, allora.Ecco l'Italia.Il figlio è arrivato.L'ho rivisto due anni dopo; lavora in nero nei campi e fa quasi la fame.Mi ha detto che avevo ragione,che si è pentito di non avermi ascoltato.

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