Anglotedesco

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martedì 6 maggio 2014

GIULIO TREMONTI.La sinistra divisa in tre (Seconda parte)



L'analisi fatta da Giulio Tremonti è giusta solo che chi si presenta alle urne non lo capisce e visto che è comunque un partito di sinistra,voterà PD.
Cosa fa la sinistra per prendere voti? Fa capire che il mondo lo comanda l'alta finanza,i mercati,che bisogna adattarsi senza fare storie,che la precarizzazione è una cosa normale,moderna, i diritti fondamentali per i lavoratori conquistati con tanta fatica, è roba vecchia,bisogna imitare la Germania che con la Legge Hartz ha creato quasi 8 milioni di posti di lavoro (malpagati) e che ha la disoccupazione piu bassa dell'UE.
Si fanno fregare da degli intellettuali si antifascisti, ma che non si schierano con i lavoratori ma con la grande finanza criminale, con gli speculatori che tutti i giorni bruciano miliardi e miliardi,che tutto deve diventare merce perchè solo il libero mercato è in grado di assicurare la produzione di beni e servizi in condizioni giuste.Nonostante fingono di dirsi a fare del pubblico,si alleano con elementi che hanno frequentato il Club Bilderberg che tutti gli anni si progetta la distruzione dello stato sociale, di fare fare gli interessi dei grandi colossi bancari e chi si oppone deve essere fatto fuori.
Vi ricordate cosa ha detto qualche giorno fa il presidente del Consiglio Europeo,Herman Van Rompuy? Non stiamo parlando di un complottista pazzo,leggete qui:
http://www.ecplanet.com/node/4230


da BUGIE E VERITA'-Giulio Tremonti (Mondadori)

Il primo fattore di crisi si è sviluppato da tempo,in parallelo con l'ultima fase della modernità.Si è sviluppato con la decadenza del mito del "collettivo",con la scomparsa della fabbrica del mito del "collettivo",con la scomparsa della fabbrica come lungo "politico" per eccellenza,con la dissoluzione delle gerarchie sociali ordinate per classi,con la crisi del Welfare State finanziato senza apparenti limiti con il debito pubblico.Su tutto questo sia qui consentito rinviare a quanto gia scritto altrove.
Il secondo fattore di crisi è diverso,ed è oggi molto piu drammatico.E i giovani sono i primi ad accorgersene.L'Internazionale iniziava con "Compagni avanti,il gran partito noi siamo dei lavoratori".E in Bandiera rossa si evocava "degli sfruttati l'immensa schiera".Ora,nel mondo occidentale,il problema del lavoro è che l'immensa schiera non è piu fatta dagli "sfruttati" ma,all'opposto,dai "disoccupati".Per oltre un secolo il pensiero e l'azione della sinistra sono stati diretti verso la difesa dei lavoratori contro lo "sfruttamento" di massa del lavoro,nei campi e nelle fabbriche.La novità portata in Occidente dal tempo presente è invece drammaticamente diversa,e opposta rispetto al pur piu recente passato:non è che c'è un lavoro da difendere dallo sfruttamento,è che non c'è lavoro.(N.B Per non essere strumentalmente fraintesi,si fa comunque una specifica:qui non si vuole dire che non c'è piu sfruttamento del lavoro,lo sfruttamento del lavoro c'è purtroppo ancora;ma non su scala generale come nell'Ottocento o nel Novecento.E,se ancora esiste lo sfruttamento del lavoro in questi termini,è sopratutto in Asia).
E tutte queste mutazioni non sono tanto conseguenza del fatto che il lavoro è "rubato" dalle macchine,dai "robot",come si diceva nel 900' o,oggi,dai computer,che tra l'altro non rubano,bensì,all'opposto,creano lavoro.Sono piuttosto conseguenza del fatto che con la globalizzazione il lavoro,tanto sulle macchine quanto sui computer,si è massicciamente trasferito in Asia o altrove,dove sono migrati e migrano i capitali occidentali,alla ricerca di una manodopera che è ancora a basso costo e ad alta ancora possibile intensità di sfruttamento.
E' la sinistra governista occidentale che risulta di fatto spiazzata,rispetto a questa nuova e drammatica dinamica.Se fin dalla sua origine si è infatti concentrata sulla difesa del lavoro,contro lo sfruttamento,si ammetterà che oggi ha poco da dire sulla "creazione" del lavoro.Non è questo il suo mestiere.
Un esempio? L'ultimo Renzi,quello che ora è diventato a sua volta governista,ha annunciato un "piano gigantesco per il lavoro",in inglese un gigantesco "Job Act".Un "Act" che per nuovi sussidi costerebbe piu o meno 30 miliardi,ma sarebbe finanziato con 1 miliardo di tagli alla spesa pubblica per la politica.Un piano basato tra l'altro e logicamente,dato che si chiama "Act",sulla riscrittura in inglese delle leggi sul lavoro.
Premesso che 1 miliardo di risparmi non è comunque una cifra gigantesca,ma minima,e che per conto promettere 30 miliardi di sussidi è irresponsabile,e premesso che l'idea del "piano" sembra un po parasovietica,è comunque evidente che così si occupa di tutto,tranne che dell'essenziale.Il problema che abbiamo oggi in Italia non dipende infatti tanto da come sono scritte le leggi sui contratti di lavoro,dipende piuttosto dal piu grave fatto che non c'è lavoro.E sopratutto dipende dal fatto che il lavoro non si crea per legge,in qualunque lingua sia scritta.
Come ragiona un imprenditore?
Se ha pieno il portafoglio degli ordini,o pieno il negozio, alla fine nonostante tutto assume un lavoratore.Ma se non ha gli ordini,se ha il negozio vuoto,non assume nonostante Renzi.
Si ammetterà infatti che, per la creazione del lavoro,o perchè sia almeno credibile l'ipotesi di nuovo lavoro,serve qualcosa che si ponga dall'altro lato:non dal lato alto del legislatore provvidenziale,ma dal lato diverso di chi crea un'impresa,dal lato di chi parte dall'impresa per arrivare a creare il lavoro,e non viceversa.Dal lato del centrodestra e delle partite Iva,tanto per fare un primo esempio.E leggi da togliere piu che di nuove leggi da introdurre,lo faremo piu avanti nel corso di questo libro.

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