Anglotedesco

Anglotedesco

giovedì 8 maggio 2014

Le perversioni delle banche (di Will Hutton)



Articolo perfetto di Will Hutton, bisognerebbe farlo girare sui giornali,tv,nelle piazze per far capire alla gente chi sono i veri criminali.Will Hutton dice di separare le banche commerciali (dove ci sono i nostri risparmi) da quelle d'affari.Il vigliacco Bill Clinton nel 1993 abrogò la Glass-Steagall che impediva alle banche d'affari di usare i soldi dei risparmiatori per speculare.Da allora,bisogna capirlo,i grandi colossi bancari sono diventati i padroni assoluti del pianeta.In Italia,nel novembre 1999 si incontrarono a Fiesole, Clinton,Blair e...Romano Prodi con Massimo D'Alema.Il centrosinistra delle banche che la gente stupidamente continua a votare...

da l'INTERNAZIONALE

C'è qualcuno che capisce il sistema bancario occidentale contemporaneo? Come funziona? Come siamo arrivati al punto che banche con patrimoni di duemila miliardi di dollari,piu grandi di molti paesi,sono quasi diventati la regola? Cosa si può fare per ridimensionarle o riformarle? E cosa fanno i banchieri per essere pagati così tanto? Certamente è inutile sperare negli azionisti.La settimana scorsa,per esempio,nel Regno Unito la Barclays ha proposto di aumentare il 10% i bonus per i bancheri d'affari,nonostante ilcalo dei profitti del gruppo.Ma gli azionisti non si sono ribellati,anzi:hanno approvato la proposta a grande maggioranza.Gli azionisti,quindi,sono parte del problema,non certo la soluzione.
L'esplosione a livello globale di 29 superbanche too big to fail, "troppo grandi per fallire",tra cui la Barclays,è il tema ricorrente dei nostri tempi.Andrew Haldane ,direttore della stabilità finanziaria della Banca d'Inghilterra,osserva che a sei anni dal 2008,nonostante il tentativo di riforma del sistema bancario internazionale,molte cose sono rimaste invariate:le dimensioni delle banche,l'entità dei loro investimenti in derivati finanziari,la loro complessità e il peso economico della consapevolezza che,di fatto,i governi non possono permettersi di farle fallire.Per certi versi la situazione è peggiorata.
E' un problema internazionale che richiede una risposta internazionale.Finora,però, questa risposta è stata tremendamente timida.Le banche sono diventate troppo grandi,complesse e redditizie perchè, come tutte le società per azioni contemporanee,non sono in mano a gruppi di azionisti stabili e responsabili che hanno a cuore i loro scopi,la sostenibilità del modello di business o gli obblighi economici dell'azienda in senso lato.L'unica preoccupazione è massimilizzare il ROE (return on equity) ,cioè il tasso di remunerazione del capitale proprio.Quasi tutti gli azionisti sono fondi d'investimento o gruppi internazionali multimiliardari di gestione dei capitali.Non sono i proprietari delle aziende:le scambiano come fiches al casinò o le usano come scali temporanei per i loro fondi.
L'attività bancaria,come ha sottolineato il mese scorso l'economista e imprenditore Adair Turner in una importante lezione alla Cass business school,è diuventata oggi un motore per l'inflazione del credito,della leva finanziaria e dei prezzi immobiliari.Il Regno  Unito,con le sue singolari aziende "senza proprietà" concentrate unicamente sul valore azionario e la sua altrettanto singolare economia organizzata in modo da favorire la finanza rispetto all'industria,non poteva che essere l'esempio principe di questa tendenza.
Le retribuzioni dei dirigenti sono schizzate in alto perchè in buona parte sono corrisposte sotto forma di opzioni azionarie.E le retribuzioni dei banchieri d'affari  sono schizzate in alto perchè i banchieri d'afari sovrintendono alle colossali operazioni di trading delle grandi banche,dove movimenti infinitesimali si traducono in enormi profitti.I leader piu abili hanno puntato collettivamente una pistola alla tempia dei consigli di amministrazione del settore bancario:dateci la metà di quello che facciamo guadagnare alla banca sotto forma di bonus o ce ne andiamo a lavorare per la concorrenza.
Esistono dei rimedi.Quello piu ovvio è separare le banche d'affari dal resto delle banche,in modo tale che non possano godere delle garanzie implicite dello stato è guadagnare posizioni così vaste e redditizie.
Un'altra possibilità è imporre alle banche di diventare società di utilità pubblica,come invoca il professore di Oxford Colin Mayer.In questo modo gli azionisti dovrebbero accettare per legge che le banche hanno obblighi piu ampi e dunque anche tassi di remunerazione piu bassi.Meglio ancora sarebbe raddoppiare o triplicare il capitale in mano alle banche.Ci sono addirittura economisti che vorrebbero togliere alle banche la facoltà di creare credito, lasciando loro la possibilità di prestare esclusivamente le somme che hanno materialmente in deposito.Il problema è che l'economia globale è diventata dipendente dal credito,e i governi non sono in una posizione abbastanza  forte da compensare la domanda se le banche smettono improvvisamente di pompare liquidità.Servono banche capaci di creare credito,ma in modo proporzionato.
Per evitare decenni di potenziale stagnazione causata da una frenata simultanea del credito pubblico e privato serve un'attenta gestione della domanda da parte di banche e governi.Nel frattempo bisogna mettere il capitalismo occidentale su un sentiero piu sicuro:i proprietari devono fare i prioprietari,i ricchi devono accettare che esistono obblighi piu ampi,le imprese devono investire,innovare e creare occupazione e gli aspetti da casinò della finanza moderna devono essere riservati ai croupier.Limitare i bonus dei banchieri è solo l'inizio.I problemi sono molto piu profondi e devono esserlo anche le soluzioni.

Nessun commento:

Posta un commento