Anglotedesco

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domenica 7 settembre 2014

Il lato oscuro dei pomodori italiani



Mi schiero contro quei bugiardi che tutti i giorni ripetono in automatico che bisogna spalancare le porte ai migranti perchè fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare.In effetti,come potete leggere nell'articolo (non completo) sono i migranti a raccogliere pomodori ...ma perchè sono sfruttati a pochi euro per cesto lavorando quasi tutto il giorno.Domanda, volete che gli italiani vengono trattati in questo modo?
La verità è che tutta la sinistra e una fetta di destra (ex socialisti come Renato Brunetta) è serva della dittatura neoliberista che pretende che certi lavori si facciano con orari massacranti e con stipendi da fame.Da sempre c'è chi ha voglia di studiare e frequenta l'università e chi vuole fare l'operaio ma è decisamente penalizzato sopratutto chi non è raccomandato.

Il mondo sta sperimentando un esodo globale di dimensioni mai viste finora,ma motivato dalle stesse antiche ragioni di sempre:la ricerca di nuove opportunità e risorse.Il mondo degli affari e della finanza sfruttano in modo interessato i flussi migratori,che di conseguenza continuano,sanguinosi e incessanti.E' un sistema globale che possiamo definire "capitalismo predatore" ,perchè  basato sul traffico di esseri umani.Questo libro intende riempire il vuoto esistente nel dibattito sul tema prendendo in considerazione gli aspetti economici della vicenda-spesso volutamente trascurati-esaminando le relazioni tra migrazione e globalizzazione e le varie attività che incoraggiano,facilitano e traggono profitto dalle migrazioni,sia quelle legali che quelle illegali.

Questa è l'introduzione di un libro che consiglio a tutti :LA TRATTA DEGLI SCHIAVI  di Jeffrey Kaye (Arianna editrice).Il libro costa 9,80 euro.

da l'INTERNAZIONALE- Mathilde Auviliain e Stefano Liberti-Le Monde Diplomatique

Prince Bony non avrebbe mai immaginato di attraversare il deserto e il mare per ritrovarsiu a fare lo stesso lavoro che faceva nel suo paese.Intabarrato in un vecchio cappotto consumato,lo sguardo un pò perso a scrutare l'orizzonte,l'immigrato ghanese,30 anni, riflette sulla sua vita."In Ghana mi chiamavano Kofi America, perchè ho sempre desiderato viaggiare.Volevo conquistare il kondo.Adesso,invece ,eccomi qui".Il "qui" di cui parla è una distesa di prati e arbusti,intervallati da casolari abbandonati e semidistrutti,dimora precaria di alcune decine di lavoratori ghanesi.Nelle case non c'è quasi niente.Qualche  materasso buttato a terra,pacchi di candele per fare luce e,per alcuni,un fornello a gas sono gli unici lussi che si possono permettere gli abitanti di questo villaggio improvvisato.Chiamato Ghana House dagli stessi immigrati.L'insieme di casolari è il residuo della riforma agraria lanciata negli anni 50' ed è ufficialmente indicato sulla carte geografiche con un nome così altisonante da suonare beffardo:Borgo Libertà.Prince e i suoi compagni sono gli "invisibili dei campi" ,la forza lavoro su cui si basa buona parte dell'agricoltura del sud Italia.Raccolgono di tutto: broccoletti, zucchine,barbabietole.Quando arriva la stagione dei pomodori,in estate, il loro numero si moltiplica per dieci o per venti.Perchè qui siamo nella Capitanata,in provincia di Foggia,la roccaforte dell'"oro rosso",da cui proviene circa il 35% dei pomodori prodotti in Italia.
Impiegati per lo più in nero,gli abitanti del villaggio non sono pagati a ore ma a cottimo: 3,5 euro per ogni cassa da 300 kg, cioè meno di 20 euro al giorno.Il tutto per un lavoro sfiancante,senza contratto nè copertura sanitaria e alla merce dei "caporali".Gli intermediari tra i braccianti e i datori di lavoro.Se hanno fame a metà giornata,sgranocchiano di nascosto un pomodoro.La sera rientrano nell'accampamento.Nel sud Italia gli "invisibili delle campagne di raccolta sono  migliaia.Quasi tutti sono senza documenti e sono disposti a qualunque cosa pur di lavorare.
"Neanche in Africa ho mai visto gente vivere e lavorare in queste condizioni",dice indignato Yvan Sagnet,uno studente camerunense che nel 2010 ha organizzato il primo sciopero di lavoratori stagionali nei campi della Puglia.Oggi lavora per la Cigl."Tutta la filiera del pomodoro si basa sullo sfruttamento dei braccianti immigrati,cche non hanno un contratto o sono sottopagati.Dietro al business del pomodoro girano interessi enormi".
I numeri del settore sono illustrati da Giovanni De Angelis,direttore dell'Anicav,l'associazione nazionale dei produttori industriali di conserve alimentari vegetali."In termini di quantità di prodotti freschi trasformati e conservati,a livello mondiale l'Italia è al secondo posto dopo la California", afferma con soddisfazione il direttore del suo ufficio di Napoli.Nel 2013 l'Italia ha esportato 1,12 milioni di tonnellate di conserve di pomodoro,per un fatturato di 846 milioni di euro in un mercato che in un anno è cresciuto dell'8,32%,secondo i dati elaborati dalla federazione italiana dell'industria alimentare.Il cuore di questo giro d'affari si trova nella zona di Napoli,nucleo storico per la trasformazione e il commercio.Ogni settimana i container carichi di barattoli di pomodori concentrato "made in Italy" partono dal capoluogo campano diretti verso i quattro angoli del pianeta.La produzione agricola,invece,è stata delocalizzata in Puglia,mentre i terreni dell'agro napoletano sono stati a poco a poco divorati da un'urbanizzazione selvaggia.E così la piana della Capitanata,intorno a Foggia,già fondamentale per le colture cerealicole,è diventa la miniera dell"oro rosso".
Prince Bony non sa dove viene portato il pomodoro che raccoglie.Vede solo i camion che partono con le casse riempite da lui e dai suoi compagni di lavoro.Ricorda  con una punta di nostalgia un passato lontano in cui faceva la stessa cosa nel suo paese d'origine,ma da produttore indipendente".La mia famiglia aveva un campo di pomodori,qualche ettaro.Coltivavano gli ortaggi e li andavmo a vendere al mercato".Prince Bony viene da Navrongo,nella regione nordorientale del Ghana,terra in cui si coltivano pomodori."Raccoglievano i pomodori in modo diverso,non con i cassoni come si fa qui.Riempivano i cesti.Ma vendevamo bene:c'era un mercato Florido".Partito per vedere il mondo,Prince  è rimasto intrappolato a Borgo Libertà e non è piu tornato nel suo paese.Ogni tanto,durante la stagione estiva,riesce a mandare qualche euro a casa.Ma per il resto non può andare nè avanti nè tornare indietro.E non può dire alla sua famiglia di raggiungerlo probabilmente a volte pensa alla sua vita a Navrongo e a quel viaggio che a tratti gli sembra un azzardo.

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