Anglotedesco

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lunedì 1 settembre 2014

Miraggi e inganni della "finanza creativa"




Dopo un mese torno a commentare.Ovviamente ho seguito tutto il marciume televisivo e sui giornali (la biblioteca dove vado a leggere i quotidiani e riviste gratis tutti i giorni ha tenuto chiuso per 15 giorni e o comprato si o no 2 volte i giornali),e mi è venuto il mal di stomaco.Continua il martellamento da parte di una decina di intellettuali (scrivono quasi tutti su La Repubblica o il Corriere) nei confronti del sempre piu ignorante popolo italiano che nel corso dell'estate si è piu lamentato del maltempo che delle boiate di Matteo Renzi e della sua compagnia cantante.
Vergognoso Eugenio Scalfari in un suo editoriale di qualche settimana fa dove spera nell'intervento della TROIKA per raddrizzare la situazione.Il problema è che questi ipocriti stanno portando sempre piu voti al partito dell'Europa e dell'euro, nascondono quello che spiega sotto Claudio Moffa e incitano alla gente a metter da parte fascisti e popolusti.Si perchè in Italia la gente ha paura di questo e si rifugia nel "PIU EUROPA" o nel "se uscissimo dall'euro è molto peggio".
In realtà cari mie disinformati e venduti per 80 euro, la brutta fine si farà grazie alla dittatura dell'Europa e dell'euro ,che in cambio del denaro per tappare i buchi (e non per risolvere i problemi definitivamente) chiede sempre piu austerità e dal 1 gennaio 2015 parte il Fiscal Compact...
Ve lo meritate,io compreso, che però sa adattarsi a qualsiasi situazione...

da ROMPERE LA GABBIA-Claudio Moffa (Arianna Editrice)

Del resto, il mondo della finanza e la sua storia sono pesantemente segnati dalla natura spesso truffaldina della loro attività e del loro evolversi.I capitalisti industriali,quelli che, secondo la riduttiva definizione di Marx,soli detengono il "capitale" nel senso (presunto) scientifico del termine-possono avere,ovviamente,comportamenti positivi o negativi:eccessivo sfruttamento della forza lavoro,mancato rispetto dei diritti sindacali,inquinamento ambientale delle loro officine.Marx ha descritto mirabilmente,sulla base di rapporti e fonti a stampa dell'epoca-l'inferno lavorativo di fanciulli e donne nei grandi stabilimenti industriali del suo tempo,ma lo stesso Marx non ho colto appieno (se non ne Le lotte in classe in Francia e,ad esempio,nel I Libro de IL CAPITALE,al capitolo sull'accumulazione originaria) la potenza e la natura del capitale finanziario,da lui trattato come una specie di "commesso" o mero "delegato" della classe dei capitalisti industriali,quasi privo di capacità di determinazione della Storia (non a caso,la visione storico di Marx è cadenzata secondo modi di produzione) e quasi neutrale e privo di responsabilità etica nell'agire verso la società e nella società.
Non è così:capitale produttivo e capitale finanziario,come dimostrano il 1848 francese e la stessa situazione odierna,sono spesso su posizioni di concorrenza se non conflittuali.Il capitalista industriale ,una volta che rispetti i diritti dei lavoratori e le regole imposte da una società democratica (ovviamente non sempre è così) -esprime un mondo di progresso,fondato su un'attività lavoratori e le regole imposte da una società democratica (ovviamente non sempre è così) -esprime un mondo di progresso,fondato su un'attività lavorativa dotata di una impronta etica,che si esplica lì dove egli opera, il luogo di produzione.
Mattei e Olivetti furono negli anni Cinquanta,due campioni in questo senso,alfieri di una visione dell'economia come progresso sociale,rispettosi del lavoro dipendente.
Il capitalo finanziario e bancario,no:esso vive di speculazione e di indebitamento dei produttori ("datori di lavoro" e lavoratori) e la sua attività,anche se controbilanciata talvolta dalla cosidetta "filantropia", utile peraltro a difendere l'immagine del banchiere che la pratica e,comunque,esterna e successiva al luogo e al momento di espletazione del suo agire economico-è segnata storicamente dal reiteramento di azioni truffaldine.C'è l'atto primario dell'"invenzione" della banconota,di un "pezzo di carta" privo di valore intrinseco:"Il banco trae beneficio dall'interesse su tutta la moneta che crea dal nulla",è il commento del fondatore della Bank of England,William Paterson (1694),citato da Ezra Pound.C'è l'attività di Borsa,dove l'economia e l'agire economico si riducono spesso ai bluff delle partite a poker;famoso è l'aneddoto di Waterloo:Nathan Rotschild riuscì,grazie ai suoi veloci corrieri privati,a conoscere a Londra gli esiti della storica battaglia prima di tutti gli altri,re compreso;essendosi nel frattempo diffusasi magicamente la versione opposta,la vittoria di Napoleone,potè acquistare a bassissimo prezzo i bond del Governo britannico,saliti poi di quotazione appena emersa la verità dei fatti.
Tutto l'Ottocento è segnato da periodici fallimenti e scandali finanziari,raccontai in modo mirabile da Emile Zola.A seconda delle fasi storiche,i rapporti di forza e la conflittualità tra i due mondi,la sfera della produzione di merci e servizi e quella della speculazione finanziaria,sono variabili.Alla fine dell'Ottocento,era emersa una realtà simile,per certi versi,a quella odierna:dominio del capitale finanziario,sue ricadute sulle istituzioni democratiche e sulle politiche imperialistiche dell'epoca,controllo dei mass media,irreggimentazione dei ceti intellettuali e accademici.Tutti fatti e unità di notizie,che anche oggi rendono difficile accettare la versione marxista ortodossa della crisi,che pretende di ricondurre al solo capitale industriale la sua origine,in quanto crisi da "sovrapproduzione".
Forse,in alcuni casi e per certi aspetti, ciò può essere vero,ma il dilagare di paradisi fiscali lesivi delle sovranità degli Stati nazionali,la vicenda Madoff,le catene di Sant'Antonio in Russia,Romania e Albania,l'acquisizione facile dei giganti dell'industria di Stato sovetica da parte dei finanzieri della "famiglia" di Eltsin (Berezosvky, Gusinsky,Kodhorovsky ecc) non sono avvenimenti da manuale del militanti comunista in lotta contro lo sfruttamento nel luogo di lavoro.Sono operazioni sporche,dis-etiche e anti-etiche,che contrappongono frontalmente lo speculatore ai cittadini gabbati e impoveriti,in un rapporto che è puramente bancario e finanziario.Esse appartengono fino in fondo alla sfera finanziaria,a un agire economico a volte simbiotico ma piu spesso opposto a quello del produttore industriale:a un mondo -ricordano Andrè Orleans e Michel Power,segnato da sgregolatezza esfuggente a ogni controllo.
Un comportamento che è agli antipodi della profonda eticità dell'imprenditore Mattei,si ricordi la sua dedizione al salvataggio del fondatore dell'ENI ,chiestogli da La Pira,del Nuovo Pignone di Pisa, nonostante certo giornalismo pregiudiziale (Bocca,Montanelli) abbia voluto ricordare presunti cinismi e battute logore assolutamente riduttive e fuorvianti la conoscenza.Mattei era stato, in gioventù -anni Venti- fascista ed era un cattolico:se nella lontana memoria giovanile avrebbe potuto forse trovarsi uno dei fondamenti del suo evidente "nazionalismo internazionalista" ,la difesa strenua della sovranità italiana nel rispetto e nella collaborazione fraterna  con i popoli arabi- nella tradizione cattolica il presidente dell'ENI può avere a sua volta trovato la molla,la radice ultima,per un'imprenditoria  etica,animata dall'obiettivo di costruire il benessere del popolo italiano,e per schierarsi già allora contro i capifila del non maturo e "libero" (meglio sarebbe dire "eversivo") mondo bancario:Cuccia,appunto.
In effetti,che il presidente dell'ENI abbia potuto derivare dalla tradizione cattolica la sua visione dell'economia come progresso e come accrescimento del benessere del popolo (la Chiesa-come l'Islam del Corano,la religione dominante nei Paesi mediorentali,con cui l'ENI andava stringendo accordi,ha una lunga tradizione di critica all'usura) ,è deducibile anche da alcune prese di posizione di personalità religiose contro l'escalation della finanza speculativa negli anni Novanta:vedi la svalutazione della lira e della sterlina nel 1992,a opera di George Soros,o l'anno successivo quella del franco,ottenuta grazie alla vendita di "franchi contro marchi per un importo di circa 75 miliardi di lire" ad opera di un anonimo speculatore italiano,che poi l'avrebbe festeggiata-il guadagno era stato enorme-come una sua "vittoria" "sul governatore della Banca di Francia".Il commento di Padre Lorenzetti,direttore della "Rivista di Teologia morale" è drastico:"Speculare è un pò rubare,parola di teologo", titola il Corriere della Sera, "Lo dice il catechismo, non può essere un fine: occorre cambiare le regole", e nel testo:"Il sistema economico europeo vive fuori dalla morale:occorre modificarlo politicamente perchè risponda al bene comune dei popoli del continente,e non valga alla legge del piu forte,com'è attualmente".
D'altro canto,non si tratta solo dei cristiani praticanti o non praticanti;nè la questione attiene alla sola sfera economica,nella sua polarizzazione oggi drammaticamente evidente- si pensi ai suicidi messi in alto da imprenditori negli ultimi anni in Italia-tra produttori e banche,attente piu al traffico speculativo di denaro che al sostegno alle imprese e alle famiglie vessate da debiti.L'economia-truffa,che ha scalzato dai posti di comando l'economia-progresso di Enrico Mattei e di Adriano Olivetti,ha trascinato e trascina con sè una serie di eventi e di processi altrettanto preoccupanti:piu guerre e meno democrazia,strapotere mediatico,subalternità della Politica con la P maiuscola ai poteri bancari,crisi dell'autonomia dell'inseguimento e della ricerca sotto il peso degli sponsor privati,avvento di un vero e proprio nuovo colonialismo,che ha causato la crisi del diritto internazionale,quello nato dopo la fine della seconda guerra mondiale sulla base del principio del dominio riservato degli Stati sovrani membri delle Nazioni Unite.

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