Anglotedesco

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lunedì 3 novembre 2014

L'economia mondiale del debito e il nuovo capitalismo finanziario



Che palle tutti i giorni sentire il provincialismo del popolo italiano,sindacati compresi.Ultimamente Maurizio Landini  non fa altro che tirar fuori l'evasione fiscale come il problema piu grosso. Questo pezzo del libro scritto dalla bella e brava Lidia Undiemi che pubblico oggi ,lo vorrei girare al leader della Fiom e a tutti coloro che continuano a non capire chi sono i veri criminali.

da IL RICATTO DEI MERCATI-Lidia Undiemi (PONTE ALLE GRAZIE)

Dopo la fase di espansione economica del secondo dopoguerra,si manifesta quella che Andre Gunder Frank definisce "economia del debito",un'economia cioè alimentata da un susseguirsi di recessioni sempre piu acute e riprese ciclistiche gestite con misure di stabilizzazione-smantellamento del welfare state e abbandono della spesa pubblica in primis-che vennero adottate  in Occidente a prescindere dall'indirizzo politico che caratterizzava i paesi coinvolti in quel periodo storico:prima la Gran Bretagna,poi la Francia seguita da Portogallo,Spagna,Grecia e Italia;stessa cosa avvenne nei paesi dell'Est e del Sud del mondo.Privatizzazioni,austerità e liberalizzazione dei mercati sono stati i tre pilastri del Washington Consensus per tutti gli Ottanta e Novanta.
Nell'ambito di questo sistema economico-politico globale,l'accumulazione di debito da parte di alcuni paesi,alimentata dai flussi finanziari provenienti da altre nazioni,gioca un ruolo fondamentale,con la conseguenza che, quando il sistema dei pagamenti internazionali si inceppa per qualche motivo,le economie drogate dal prestiti esteri -pubblici e privati-vengono travolte dalla crisi del debito:si pensi a quella innescatasi nel 1981 in Polonia,nel 1982 in Messico e Argentina,e piu in generale nei paesi del secondo e terzo mondo.
In questo decennio, il fattore scatenante fu l'improvviso aumento  dei tassi di interesse legati al dollaro (dal 5-6% al 21-22%) causato dall'inversione di tendenza impressa da Paul Wolker,presidente della Federal Rserve dal 1979 al 1987,il quale con l'adozione delle politiche monetariste restrittive promosse da Milton Friedman,tentò di porre rimedio alla caduta del valore del dollaro.I paesi debitori videro così schizzare verso l'alto il valore del proprio debito in dollari restando intrappolati nel pagamento di somme via via crescenti.La risposta fu l'imposizione delle politiche di austerità,secondo il modello classico dell'FMI,mediante le quali il peso e le responsabilità di una finanza "d'azzardo" vennero fatti ricadere sulle popolazioni dell'Est e del Sud del mondo.Nella sua  visione di sistema,Frank evidenzia inoltre come la crisi del debito ponga i paesi in difficoltà nelle condizioni di non rappresentare piu dei canali di sblocco per l'afflusso di capitali esteri, i quali ,dal 1986,individuarono come nuovo grande debitore gli USA.
Il circolo vizioso dell'economia del debito e delle ricette dell'FMI che abbiamo imparato a conoscere con la crisi dell'Eurozona ha dunque radici ben piu profonde ,intimamente legate ai processi di globalizzazione economica e finanziaria.Gli interventi del Fondo hanno raggiunto la loro massima espansione negli anni Ottanta,e nel ventennio successivo,sino al 2008,esso ha condotto politiche di stabilizzazione principalmente nei paesi in via di sviluppo.
La dimensione storico-politica degli squilibri economici e delle manovre messe in atto per porvi rimedio fa emergere tre aspetti centrali:

-gli shock esogeni,cioè eventi non prevedibili ad estranei al sistema economico di riferimento (nel caso  della crisi europea ,il fallimento del colosso statunitense Lehman Brothers;per la crisi dell'82,l'innalzamento  del prezzo  del dollaro),hanno un impatto tanto piu elevato quanto maggiore è il grado di dipendenza di una nazione dalle dinamiche produttive e finanziarie di altri territori; l'alta vulnerabilità espone al rischio di crisi e destabilizzazioni politiche difficilmente governabili attraverso i tradizionali canali democratici;

-l'economia del debito scaturisce dall'afflusso di capitali a buon mercato, ossia con tassi vicino  allo zero, verso paesi che con i prestiti esteri tentano di far fronte a momenti di crisi,come quella degli anni Settanta,o piu specificatamente finanziano le importazioni per il consumo interno,alimentando in tal modo  gli squilibri della bilancia dei pagamenti per cui qualcuno (gli investitori,appunto) prima o poi chiederà il conto;

-il sistema bancario internazionale eroga una quantità enorme di prestiti,forte del fatto che qualora gli operatori privati istituti finanziari,imprese e famiglie)che ne hanno beneficiato pongano problemi di solvibilità si possano attivare leve politiche per i salvataggi pubblici dei loro crediti privati.

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