Anglotedesco

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giovedì 19 febbraio 2015

E intanto i cinesi continuano a fare shopping in Italia...



Negli ultimi cinque anni hanno investito in Italia oltre 10 miliardi.Hanno comprato aziende in vari settori,dalla meccanica alla moda,e sono diventati i nuovi signori del 2%,rastrellando partecipazioni in diverse società del Ftse-Mib,da Eni, Enel e Telecom a mediobanca e Generali,attività di portafoglio nella quale ormai sono secondi solo dietro a Blackrock soli pochi anni fa nessuno avrebbe immaginato un simile massiccio ingresso nel nostro paese dei capitali cinesi.E in effetti,secondo un'analisi realizzata da Kpmg,nel 2010 il paese asiatico ha realizzato in Italia 3 operazioni di acquisizione per un controvalore di 14 milioni:.Nel 2012 le operazioni sono state sempre 3 ma con un investimento di 210 milioni.Poi il boom:l'anno successivo gli interventi sono saliti a 5 ma la taglia è notevolmente cambiata perchè l'investimento complessivo è salito a 3,2 miliardi.E nel 2014 il record:13 operazioni per un controvalore di 4,9 miliardi.
Dall'estate China corporation dilaga,Shangai eletric versa 400 milioni per il 40% di Ansaldo energia al Fondo strategico italiano.Il Gruppo Insigma in consorzio presenta offerte a Finmeccanica per Ansaldo Breda a Sts.Ma è in particolare la People's bank of China,che ha in cassaforte 4.000 miliardi di dollari di riserve solo in valuta estera,che diventa il nuovo Mr 2% italiano,ruolo che nel passato ormai tramontato delle partecipazioni incrociate e dei patti di sindacato hanno ricoperto a vario titolo e in vario modo Mediobanca,Generali o Salvatore Ligresti.Bank of China rileva così circa il 2% di Eni ,Enel,Fiat Chrysler,Telecom Italia,Prysmani Generali,Mediobanca e,nel gennaio 2015,di Saipem e Terna.Investe in tutto 3-4 miliardi.Che probabilmente rappresentano solo  la quota "emersa" con le segnalazioni della Consob.Zhou Xiaochuan,governatore della People's Bank of China,ha detto di recente:"continuiamo ad acquistare quote di imprese italiane,ma ora facciamo attenzione a restare sotto la soglia del 2%,così non siamo obbligati a renderlo noto".Inoltre,ha aggiunto,il portafoglio investimenti nel nostro Paese è costituito prevalentemente da titoli del debito pubblico.Si arriva così a un ammontare complessivo indicato vicino a 100 miliardi.
Un'attenzione crescente per l'Italia,dunque,testimoniata anche da scelte strategiche come quella compiuta dal gruppo di abbigliamento tecnico e professionale Jihua,che dopo aver acquistato piccole aziende decide di aprire il quartier generale internazionale nel nostro paese.E da acquisizioni nel made in Italy come quelle realizzate da shenzhen Marisfrolg Fashion,che ha rilevato il 100% di Krizia Fashion Division,da Zhesiang precision Mmachining centers manifacturing,e da Guandong Dongfaug Pst che ha acquistato il 60% di Fosber.
Investimenti peraltro compiuti in un periodo meno favorevole per l'euro.E ora che la moneta unica si è svalutata nei confronti del dollaro è verosimile ritenere che l'interesse di Pechino possa crescere ulteriormente."A maggior ragione dunque",dice Fiani,"è possibile che i capitali cinesi intendano cogliere la finestra di opportunità offerta dalle privatizzazioni.

da CORRIERE ECONOMIA- 16 febbraio 2015-Sergio Bocconi

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