Anglotedesco

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mercoledì 4 marzo 2015

Il fondatore dell'euro era contrario alla moneta unica con economie diverse...



Quanti economisti,politici,giornalisti hanno cambiato idea sull'euro.Leggo che Stefano Fassina considera un errore essere entrati nell'euro.Questo qui è esattamente come Salvini,quando lo mettono da parte,tira fuori argomenti per essere al centro dell'attenzione, e guarda caso sempre contro quell'euro che tutti hanno voluto.
Su Mundell c'è poco da dire,basta leggere sotto...


da truth-out.org-MICHAEL NEVRADAKIS intervista Greg Palast (traduzione Come Don Chisciotte)

Parliamo della storia dell'euro. Lei ci ha già detto, nell’ambito di interviste e articoli del passato, che sapeva chi fosse il fondatore dell'euro, ovvero l’economista Robert Mundell. Ci racconti quale visione economica del mondo egli avesse, ed inoltre quali fossero le sue opinioni nel dar vita all'idea della moneta comune europea.

Mundell ha insegnato alla Columbia University e ha anche vinto un Premio Nobel per i suoi studi sulla moneta. Quello che è interessante è che egli lo ha vinto per la teoria sulle “Aree Valutarie Ottimali” [AVO], ovvero che le nazioni possono costituirsi in “Unioni Monetarie” solo quando hanno delle economie simili.
Due o più economie agricole, pertanto, potrebbero anche avere una moneta comune. Ma Stati Uniti e Canada, invece, dovrebbero avere due valute diverse … ma in senso est-ovest, e non canadese-statunitense, perché gli Stati Uniti e il Canada occidentali dovrebbero averne una, mentre il Canada e gli Stati Uniti orientali dovrebbero averne un’altra [diversa dalla prima].
Egli credeva, in altre parole, che un’area monetaria come quella che dovesse comprendere, ad esempio, la Germania insieme alla Francia e alla Spagna, fosse una cosa semplicemente ridicola. Si trattava, in effetti, di una violazione della sua teoria, grazie alla quale aveva vinto il Premio Nobel.
Perché è una questione così importante? Perché si tratta della stessa persona che ha inventato, si potrebbe dire, la moneta unica, che egli ha chiamato "euro(pa)": ovvero che ci deve essere una valuta unica per tutta l'Europa, e che sia maledetta la teoria delle “Aree Valutarie Ottimali”.
Ed allora, perché mai qualcuno dovrebbe consigliare una valuta che è esattamente il contrario di tutto quello che ha insegnato? Ho parlato con Mundell. Egli mi ha detto che la questione non ha niente a che vedere con la creazione di una buona valuta. E’ una vicenda che ha a che fare, invece, con il cambiamento della politica in Europa.
Egli era molto, molto di destra. E’ stato il creatore di un'altra teoria economica che non gli ha fatto guadagnare, però, un altro Premio Nobel: è stata chiamata "economia voodoo", ovvero la “supply-side economics” [3]. Più tagliate le tasse, maggiori saranno le entrate fiscali. Più deregolamentate l’economia, più prospera sarà la vostra economia e, se deregolamentate le banche, ci saranno meno rischi nel sistema bancario.
Tutti questi sistemi “dal lato dell'offerta”, che noi chiamiamo "Thatcher Economics" o "Reaganomics", dopo Ronald Reagan sono stati completamente screditati, ed infine chiamati "economia voodoo”. Eppure è proprio questo ciò che l'euro rappresenta. Uno strumento dell’”economia voodoo”.
Avendo una moneta unica per tutta l'Europa, con essa abbiamo anche un solo regolamento – non dimenticate che, insieme all'euro, è venuta la regola secondo cui non si può avere un deficit maggiore del 3%, e un debito maggiore del 60%, rispetto al prodotto interno lordo [Pil]. Questo significa che nessuna nazione, non avendo una valuta propria, ha alcun controllo sulla politica monetaria e fiscale, sui tassi di cambio etc.
In sostanza, si perde completamente il controllo sul sistema finanziario ed egli [Mundell], in effetti, mi ha detto che: "esso viene liberato dall’ingerenza dei parlamenti, dei congressi e dei governi … viene loro impedito di giocare con la politica fiscale ed economica".
Quello che voleva dire è che la democrazia è di ostacolo ad una buona economia. Ed allora, cosa succede quando ci si sbarazza della democrazia? Mundell sostiene che: "Questo lascia al governo una sola scelta", ovvero l'unica che ha a disposizione quando c'è una crisi come quella attuale.
Quando c'è una crisi, i governi devono eliminare il potere sindacale e i regolamenti, devono privatizzare le industrie, le società elettriche e le aziende per la fornitura dell’acqua, perché hanno bisogno di soldi per pagare i debiti. Eliminando il potere del governo, dei sindacati e della classe lavoratrice, i salari non potranno che essere ridotti. Al fine di mantenere l'occupazione, i governi permettono ai salari di cadere e ai regolamenti di morire.
In altre parole questa crisi, nei termini di Mundell, è quello che egli aveva previsto e che era stato pianificato dai creatori dell'euro. La crisi non è che una parte del piano alla base dell’euro e dovrebbe causare un riallineamento nel rapporto fra imprese e  lavoro in Europa, ed inoltre la distruzione dello stato sociale. E questo è esattamente ciò che è successo. Quello che stiamo vedendo, con il crollo delle economie dell'Europa meridionale – Grecia, Spagna e Portogallo – non è che una parte del piano sottostante all'euro.
La crisi non è stata un errore, un qualcosa che hanno cercato di evitare. E' quello che volevano accadesse per generare un riallineamento del potere politico e la fine dello stato sociale europeo. Fra l’altro, la fine dello “stato sociale europeo” generata da una crisi non è che una citazione tratta dallo stesso Mundell. Questo è esattamente quello che egli mi ha detto e che ho registrato su nastro.

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