Anglotedesco

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lunedì 16 marzo 2015

In Germania prezzi e salari troppo bassi




Uno dei tanti articoli che spiegano la situazione in Germania,come vivono i ceti medio-bassi.Crescita e conti in ordine togliendo alle fasce piu deboli il potere d'acquisto e riducendole alla schiavitù.Strano che queste cose siano state scritte su LA REPUBBLICA giornale-ultrà della Germania.Comunque certe cose sembrano il copia/incolla del libro di Alberto Bagnai


Valentina Conte-La Repubblica 13 marzo 2015

Per Nomisma questa Europa è tanto squilibrata al suo interno quanto quella di quattro anni fa.Al punto che se la Germania ostacola il programma della BCE di acquisto di titoli,il Quantitative Easing,e non "surriscalda" la propria economia,tirando su prezzi e salari fino al 3% nei prossimi anni, non solo mette "a rischio" il percorso della ripresa.Ma "riapre le falle nella credibilità della moneta unica".In altre parole,un'altra crisi dell'euro è possibile.
Lo scenario di Nomisma,che sarà diffuso quest'oggi dalla società di studi economici bolognese,non  è confortante.E' l'analisi degli anni pre-crisi e del "periodo dell'aggiustamento" (2009-2014) in cui i paesi indebitati (Italia,Francia,Spagna, Portogallo e Grecia) hanno provato a rincorrere il modello tedesco.Senza però riuscirvi,visto che la Germania portava l'asticiella sempre piu in alto,come il bersaglio mobile del videogame.E a prezzo di enormi sacrifici della popolazione,dunque "recessione,ampliamento della disoccupazione,azzeramento delle inflazioni,contenimento della dinamiche dei costi unitari di produzione".
E cioè abbassamento dei salari."Faticosi processi di svalutazione interna,questi in gran parte vanificati dal fatto che il  Benchmark tedesco ha continuato a muoversi in senso opposto alle necessità del riequilibrio europeo,svalutando ancora",spiega Sergio De Nardis,capo economista di Nomisma.
Non essendo piu possibile la svalutazione del cambio come negli anni 90',ora con la moneta unica il suo meccanismo a disposizione dei paesi europei per rosicchiare competitività ai vicini di frontiera,nell'ambito di un modello di crescita,guidato dalle esportazioni,è la svalutazione interna all'Eurozona.
Che si traduce di fatto in una riduzione del costo del lavoro.Grecia,Portogallo,Spagna e Italia l'hanno fatto.Le prime tre in dosi anche massicce (-10%, -6%, -4%),l'Italia dell'1,8%.Ma la Germania nel frattempo non è stata ferma ed anziche aumentare le buste paga,vista la piena occupazione,le ha ridotte ancora e ancora (-2,5%).Risultato:gli squilibri permangono gli sforzi fatti fin qui degli altri Paesi indebitati non solo sono stati inutili,ma non si sono tradotti in maggiore competitività (per centrare questo obiettivo il costo del lavoro doveva scendere addirittura del 20% in Grecia,del 9% in Spagna,del 7%  in Italia, del 6% in Portogallo e del 5% in Francia).

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