Anglotedesco

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lunedì 6 aprile 2015

ANNA ERELLE.Usare Skype con un jihadista...




Per comprendere il fenomeno dei giovani occidentali che si arruolano nelle file dello Stato islamico,la giornalista francese Anna Erelle si crea una falsa identità online e finge di essere Mèlanie,una musulmana che vuole abbracciare la Jihad.Viene così in contatto con Abu Bilal,un francese trasferitosi in Sirie,braccio destro di Abu Bakr al-Baghdadi,califfo dello Stato Islamico.I due dialogano a lungo su Skipe.Dopo meno di una settimana,Bilel chiede a  Mèlanie di sposarlo e di raggiungerlo in Siria.

Questo che ho pubblicato negli ultimi due giorni è solo l'inizio.Detto questo,visto le stragi,i morti,l'italiano non deve insegnare niente a nessuno....


da NELLA TESTA DI UNA JIHADISTA-Anna Erelle (tre60)

"As-salam 'alaykum,sorella,ho visto che hai guardato il mio video.Ha fatto il giro del mondo,incredibile!
Sei musulmana?
"Che cosa pensi dei mujaheddin?"
"E,ultima domanda, pensi di venire in Siria?"

Ecco uno che va dritto al punto! Non so cosa fare.Muoio dalla voglia di rispondere,mi è subito chiaro che parlare con questo jihadista può rappresentare un'occasione unica di trovare una miniera di informazioni.Quando ci si presenta come giornalisti,è difficile ottenere risposte sincere,non omologate.Ma il mio interlocutore non sa chi sono.Chiedere un'informazione attrverso questo account nell'ambito di un reportage non mi infastidisce affatto,mentre la possibilità di avviare uno scambio con qualcuno che non sa chi sono mi pone un reale problema etico.Mi concedo cinque minuti per riflettere.Il tempo di interrogarmi sulla sua,di etica,e alla fine rispondo:

"Wa 'alaykum as-salam.Non mi aspettavo che un jihadista parlasse con me. Non hai altre cose da fare? Non ho un'opinione precisa riguardo ai combattenti,e poi dipende quali."
Scrivo anche che sono convertita all'Islam,senza specificare altro.Inserisco  apposta errori di ortografia,e ricorro il piu possibile al "giovanilese" ,con vari smiley a infarcire la corrispondenza.Aspetto la risposta,ho lo stomaco sottosopra.Non è paura,però non riesco a crederci:mi sembra troppo per essere vero.Mi è già capitato di intervistare alcuni mujaheddin,ma non avevo mai piu di vent'anni,e le loro affermazioni erano una mera ripetizione della propaganda ufficiale.Nell'attesa,navigo in altre pagine.Dopo appena tre minuti,il computer mi segnala l'arrivo di un nuovo messaggio.
"Si,certo, ho una marea di cose da fare!Ma sai,qui sono le undici di sera e i combattimenti sono terminati.Visto che hai condiviso il mio video,avrai delle domande da farmi...Posso raccontarti tutto quello che succede in Siria,l'unica e sola verità:quella di Allah.Per comunicare sarebbe piu comodo utilizzare Skype.Ti do il mio".
Bilel è diretto...e direttivo.Di usare Skype non se ne parla! Ignoro la sua proposta,parleremo un'altra volta.Ora Mèlanie non può.Abu Bilel capisce,non vuole assolutamente distubarla.Domani,non appena vorrà,lui sarà a sua disposizione.
"Domani?" chiedo,sconcertata."Avrai ancora così facilmente accesso a Internet?"
"Bè,si, ci sarò.Fidati."
Poi,un minuto dopo:
"Quindi ,ti sei convertita...Prepara la tua egira,Mèlanie,mi occuperò io di te".
Dopo Skype,l'egira! Non perde tempo,il ragazzo!Solo un primo contatto,due righe di scambio,e già chiede a una ragazza di cui non sa nulla,se non che si è convertita,di raggiungerlo nel Paese piu insanguinato del pianeta.La invita spudoratamente a tirare una riga sul suo passato,sul luogo da cui proviene ,ad abbandonare i suoi cari,a meno che non vogliano unirsi anche loro al suo percorso di santità.Rinascere altrove  e aspettare che Dio apra le porte...Superata la sorpresa,diverse sensazioni si mescolano dentro di me.Non riesco a distinguerle chiaramente,l'unica certezza che ho è che a prevalere sulle altre è il disgusto.Bilel va a caccia di prede fragili e,quando abboccano,lui,come i suoi simili dell'IS,cerca con tutte le forze di "formattarli" come si potrebbe fare con un dischetto prima di registrarvi nuovi dati.La procedura,il tipo di preda che insegue,tutto questo mi fa imbestialire.E' così facile,così ingiusto,tentare di circuire una come Mèlanie.Di ragazzine come lei ne conosco una serie:non hanno avuto accesso a un percorso di studi lineare,nè a un certo tipo di cultura.Prendono per oro colto tutte le voci che girano,perchè non hanno nessuno che le guidi.E lo stesso vale per i maschi.In questo momento avrei una voglia pazzesca di aggredirlo...
Inche cosa mi sto infilando? Intuisco che tutta questa storia mi porterà molto in là.Ma non immagino nemmeno per un istante che,sei mesi piu tardi,durante la stesura di questo libro,Abu Bilel continuerà ad avere conseguenze pesanti sulla mia esistenza.Per il momento inizio solo a dire a me stessa che,se voglio utilizzare questo terrorista per racimolare informazioni,devo fare in modo che Mèlanie esista davvero.Costruirle,come nelle storie di spionaggio, una "leggenda" e magari riservarle una fine sacrificale.Farla passare oltre lo specchio.Attribuirle un pò di ciascuno dei ragazzini presi dalla Jihad che mi hanno segnata,un miscuglio di fratelli Bons,di Norah,di Clara,di Leila,di E'lode,di Karim e del suo migliore amico.Le loro famiglie sono costrette ad andare al confine turco-siriano alla ricerca di una prova che siano ancora vivi.La maggior parte delle volte,se ne tornano a mani vuote.Se Mèlanie inizia una corrispondenza con  quest'uomo,che vista l'età non mi sembra un novellino,forse racimolerà qualche informazione utile.Chi non risica non rosica.E poi ho troppe domande in sospeso.Le risposte,ammesso che le trovi,saranno preziose per i miei lavori futuri.Il mio sarà un approccio antropologico,si.Ora però ho solo voglia di smettere di pensare ad Abu Bilel.
Sto aspettando il mio fidanzato,ma lo chiamo per dirgli  che preferirei passare la notte da lui.Non gli parlo di Abu Bilel.E'solo che, questa sera,vorrei addormentarmi al sicuro fra le sue braccia.

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