Anglotedesco

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giovedì 16 aprile 2015

CARLO COTTARELLI:"Bene Jobs act e tesoretto"



Al FMI non interessa assolutamente nulla se non c'è crescita, la storia dice che in qualsiasi posto è passato, ha fatto danni.Va benissimo eliminare gli sprechi (in Italia si calcolano tra 30-40 miliardi di euro) ,ma non si può far pagare tutto ai ceti medio-bassi.Ma il mondo è questo comandato dalla finanza speculativa,grandi colossi bancari e multinazionali.Chi ha permesso tutto questo? I governi...

da LA REPUBBLICA del 16 aprile 2015-Carlo Cottarelli risponde alle domande di Elena Polidori

"Ci sono tutte le condizioni perchè l'Italia possa crescere piu del previsto.Il tesoretto?Una cifra bassa,ma anche una buona notizia".

"Il FMI è pessimista sull'andamento di tutte le economie ,non solo quella italiana c'è stata anche una discussione su questo punto,al suo interno.Io credo che al dunque,sia troppo prudente".

"Io ragiono su alcuni dati di fatto,a cominciare dal calo del prezzo del petrolio.Se si mantiene così,per l'Italia il risparmio è di circa 16miliardi,un punto di Pil, il doppio della Francia.In pratica significa che si dimezza la bolletta petrolifera,è un effetto grosso che non potrà non ripercuotersi positivamente sulla crescita.Poi c'è il quantitative easing e quindi il mini-euro".

"Spero che la prossima missione dell'FMI sullo stato di salute dell'economia italiana prevista a Roma a inizio maggio,sia l'occasione per poter rivedere al rialzo le attuali previsioni.Lo 0,7% di Pil immaginato dal governo mi sembra coerente.Forse si arriverà anche allo 0,8.Le novità internazionali avvalorano questa tesi.Le ragioni interne la rafforzano.Mi riferisco al Job act,per esempio.E la detassazione per i nuovi  assunti.Mi pare anche che,per una volta almeno,la politica fiscale guardi alla crescita,con una riduzione del deficit contenuta.E,non ultimo,c'è un Def realistico:non è facile da leggere,dal punto di vista del linguaggio,ma ci sono tutte le informazioni necessarie e tutte le previsioni di spesa".

"Noi tutti qui all'FMI assumiamo che i prezzi del petrolio calano per aumento dell'offerta e non per un ribasso della domanda.Poi c'è la questione delle sofferenze bancarie che riducono la trasmissione all'economia reale delle politiche monetarie.E' evidente che bisogna trovare una soluzione".

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