Anglotedesco

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Secondo voi chi fa piu danni all'Italia Draghi o Berlusconi?

mercoledì 15 aprile 2015

Lezione di economia sociale dall'Argentina


FOTO PRESA DA www.manifesto.it


Esempio straordinario di economia sociale che viene dall'Argentina,purtroppo per l'Italia è fantascienza. Anglotedesco in fabbrica ci ha più litigato che lavorato ,non solo per colpa dei padroni ma anche degli operai che fanno le vittime,magari al sabato fanno le manifestazioni contro di loro e al lunedi mattina gli leccano i piedi perchè gli danno i soldi per mangiare.Chi  tocca i padroni, viene preso per scemo e messo da parte.Allora questa situazione ve la meritate.Leggete e imparate!

da IL MANIFESTO del 2 aprile 2015-Claudio Tognonato

Le imprese recu­pe­rate in Argen­tina con­ti­nuano a cre­scere. I dati dell’ultimo cen­si­mento del Cen­tro di docu­men­ta­zione dell’Università di Bue­nos Aires con­fer­mano che il feno­meno, nato come rispo­sta alla crisi che nel 2001 ha cau­sato la chiu­sura di migliaia di fab­bri­che, oggi in un con­te­sto eco­no­mico più con­so­li­dato e solido, si ripro­pone con diverse moda­lità. Il recu­pero si è tra­sfor­mato in uno stru­mento di lotta, se l’azienda ha pro­blemi di gestione non sono neces­sa­ria­mente gli ope­rai a dover pagare. Anzi, secondo le nuove nor­ma­tive, i primi cre­di­tori che dovrà risar­cire un impren­di­tore fal­li­men­tare, sono i debiti nei con­fronti dei lavo­ra­tori. Il recu­pero di una unità eco­no­mica è defi­nito dal pas­sag­gio da un’amministrazione pri­vata alla gestione col­let­tiva per mano agli anti­chi sala­riati e avviene pre­va­len­te­mente attra­verso coo­pe­ra­tive di lavoro.
L’ultimo stu­dio del caso ha regi­strato in totale la pre­senza di 311 imprese auto­ge­stite di cui 63 aggiunte nel periodo del 2010–2013 che riguarda il IV Rile­va­mento. L’indagine mette in evi­denza da una parte l’espansione e con­so­li­da­mento dell’esperienza, dall’altra un incre­mento delle dif­fi­coltà nel rico­no­sci­mento e rego­la­riz­za­zione dell’attività. Solo in pochi casi, però, le dif­fi­coltà pro­vo­cano la chiu­sura della fab­brica. L’indice di «mor­ta­lità impren­di­to­riale» con­ti­nua a essere molto basso. Delle 247 imprese regi­strate fino al 2010 solo 6 hanno chiuso, la via dell’autogestione si con­ferma per i lavo­ra­tori argen­tini, una alter­na­tiva valida per pre­ser­vare il lavoro e svi­lup­pare nuove forme di eco­no­mia che non met­tano al primo posto il capi­tale. Gli osta­coli oggi sono nel pro­cesso di con­ver­sione di ogni occu­pa­zione che, come dicono gli ope­rai, deve pas­sare «da legit­tima a legale».
Cam­bia la fab­brica recu­pe­rata, si regi­stra una note­vole diver­si­fi­ca­zione nei set­tori, da un feno­meno pre­va­len­te­mente indu­striale che ancora rap­pre­senta un 50,4%, ad un insieme di atti­vità che si distri­bui­scono tra pro­du­zione e ser­vizi: gastro­no­mici, salute, edu­ca­zione, com­mer­cio, tra­sporto. Cam­biano i set­tori ma non cam­bia il con­te­sto, le imprese che intra­pren­dono que­sto per­corso devono con­vi­vere all’interno di un sistema capi­ta­li­sta che pensa solo alla logica del pro­fitto. È qui che diventa utile la fede­ra­zione e coo­pe­ra­zione tra le diverse realtà e il rap­porto con l’università pub­blica, come rifles­sione sui pro­cessi in corso.
Non si tratta solo del recu­pero del posto di lavoro, il com­pito è quello di essere padroni di se stessi. Si recu­pera una atti­vità eco­no­mica ma anche uno spa­zio comu­ni­ta­rio costruito attra­verso un col­le­ga­mento costante con la società.
Il pro­getto delle imprese recu­pe­rate inse­gue da sem­pre l’utopia di un’altra con­ce­zione del lavoro.
L’autogestione dell’attività rivela tre carat­te­ri­sti­che: 1) la demo­cra­tiz­za­zione del lavoro, uguale tempo di lavoro e retri­bu­zione; 2) l’organizzazione poli­tica della gestione: assem­blee e costi­tu­zione degli organi interni; e 3) i cam­bia­menti che ogni atti­vità rie­sce a gene­rare da un punto di vista economico.
Aperti al territorio
La sede del pro­gramma Facul­tad Abierta dell’Università di Bue­nos Aires si trova nella tipo­gra­fia recu­pe­rata Chi­la­vert, nel. http://​www​.impren​ta​chi​la​vert​.com​.ar/ Siamo tor­nati dopo 10 anni al quar­tiere di Pom­peya dove la Chi­la­vert con­ti­nua la sua espe­rienza di auto­ge­stione, ora con l’aggiunta di un cen­tro cul­tu­rale con labo­ra­tori, corsi e work­shop aperti al ter­ri­to­rio. Si pro­duce così un incon­tro tra atti­vità eco­no­mica e società. In Argen­tina, oltre alla didat­tica e la ricerca, l’università pub­blica ha come com­pito l’ “exten­sión”, cioè, la mis­sione di espan­dersi sul ter­ri­to­rio. L’obiettivo è quello di rom­pere l’isolamento dell’accademia attra­verso spe­ci­fi­che atti­vità nel quar­tiere o altre aree peri­fe­ri­che. Dal 2002 il pro­gramma Facul­tad Abierta, svolge una serie siste­ma­tica di rile­va­menti a livello nazio­nale sulle imprese recu­pe­rate per capire la dimen­sione e le diverse par­ti­co­la­rità del feno­meno. Anche se con molte dif­fi­coltà e limiti le inda­gini con­sen­tono di seguire con con­ti­nuità il per­corso di que­ste espe­rienze, è così che si arriva alla quarta rile­va­zione delle imprese recu­pe­rate. Il Cen­tro di docu­men­ta­zione, creato nel 2006, si occupa di regi­strare e met­tere in cir­colo le diverse espe­rienze che, un volta siste­mate, restano a dispo­si­zione dei lavo­ra­tori, dei ricer­ca­tori e della società.
Oltre alle atti­vità del pro­gramma della Facul­tad Abierta alla Chi­la­vert fun­ziona un Bachil­le­rato popu­lar che si svolge nelle ore serali quando si ferma il rombo delle mac­chine della tipo­gra­fia. L’obiettivo del Liceo è quello di rico­struire il rap­porto tra capi­tale e lavoro pro­mo­vendo un’educazione inclu­siva che con­tri­bui­sca a tra­sfor­mare la realtà sulle orme di Paulo Freire. La scuola come orga­niz­za­zione sociale in grado di que­stio­nare il sapere costi­tuito e gene­rare nuove cono­scenze. Edu­care alla libe­ra­zione signi­fica qui un pro­cesso infor­male che può anche rag­giun­gere risul­tati for­mali con l’ottenimento di titoli rico­no­sciuti dalle isti­tu­zioni. Il titolo secon­da­rio è per molti anche una espe­rienza di recu­pero, per com­ple­tare il Liceo abban­do­nato o mai iniziato.
L’antropologa Nata­lia Polti, una delle coor­di­na­trici del pro­gramma, ci rac­conta con grande entu­sia­smo la ric­chezza di que­sta espe­rienza. «Il nostro obiet­tivo — ci dice — è inclu­dere gli esclusi, pro­muo­vere la demo­cra­zia in classe, sta­bi­lendo le pro­prie regole». Ci rac­conta di gruppi non omo­ge­nei per età, cul­tura, nazio­na­lità e per­fino scopi: «Si va da chi da sem­pre voleva finire il Liceo a chi lo fa per avere la pos­si­bi­lità di acce­dere ad una man­sione più qua­li­fi­cata».
Nel bachil­le­rato ven­gono incluse mate­rie come il coo­pe­ra­ti­vi­smo, per ricreare, a par­tire dall’esperienza delle imprese recu­pe­rate, un diverso rap­porto con il lavoro. Dopo anni di lotta i docenti di que­ste scuole sono riu­sciti nel 2011 ad otte­nere oltre i titoli uffi­ciali, borse di stu­dio e salari (vera­mente mode­sti) per gli edu­ca­tori. In ogni modo è un rico­no­sci­mento per le 30 scuole di que­sto tipo che fun­zio­nano a Bue­nos Aires e dintorni.
La sto­ria si ripete
La crisi euro­pea, l’incremento della disoc­cu­pa­zione, il fal­li­mento delle imprese, l’effetto domino che con­ta­gia tutta l’attività pro­dut­tiva e il culto alla sta­bi­lità mone­ta­ria rap­pre­sen­tano alcuni degli ele­menti che acco­mu­nano l’esperienza vis­suta in Argen­tina e finita nel default del 2001 a quella che viviamo oggi sotto il dispo­ti­smo dell’euro. La capa­cità di pro­du­zione dell’imprenta recu­pe­rata Chi­la­vert è cre­sciuta negli anni e sono anche aumen­tati i soci lavo­ra­tori. La coo­pe­ra­tiva ha deciso alla fine del 2013 di inviare uno di loro in Spa­gna per acqui­stare appa­rec­chia­ture. Mar­tin Cos­sa­rini è arri­vato a Madrid dove ha tro­vato i mac­chi­nari che cer­cava. L’impresa San Fer­nando de Hena­res aveva in ven­dita ciò che la Chi­la­vert stava cer­cando ed il prezzo era ragio­ne­vole. Affare fatto. Il giorno dopo Cos­sa­rini tornò in fab­brica per rin­gra­ziare l’operaio che gli aveva inse­gnato il fun­zio­na­mento dei mac­chi­nari por­tan­do­gli una bot­ti­glia di vino, ma que­sto gli disse che era stato licen­ziato e che la tipo­gra­fia sarebbe stata chiusa. Erne­sto Gon­za­lez, sto­rico diri­gente della Chi­la­vert, ci rac­conta che Cos­sa­rini tele­fo­nava in con­ti­nua­zione da Madrid chie­dendo con­si­glio. Cosa fare? Rac­con­tare la loro espe­rienza, dir­gli che anche loro pote­vano recu­pe­rare l’attività o non dire niente e tor­nare a casa con il nuovo acqui­sto? I com­pa­gni della Chi­la­vert hanno deciso di socia­liz­zare la loro espe­rienza con gli ope­rai spa­gnoli che sta­vano per­dendo il lavoro. Cos­sa­rini portò alla tipo­gra­fia spa­gnola un libro sul recu­pero delle fab­bri­che in Argen­tina. Alla fine il con­si­glio fu disat­teso. Gli ope­rai spa­gnoli soste­ne­vano che con l’indennizzo avreb­bero potuto aprire un’attività. Forse non si ren­de­vano conto che è in atto un pro­cesso glo­bale che cir­co­scrive e poi len­ta­mente cor­rode lo spa­zio del lavoro.
Il pro­cesso in Argen­tina è stato diverso, forse la situa­zione gene­rale di migliaia di ope­rai che si sono tro­vati per strada con le fab­bri­che chiuse è stata deter­mi­nante. Non c’era scelta: occu­pare, resi­stere e tor­nare a pro­durre. Per molti lavo­ra­tori argen­tini la lotta ha dato i suoi frutti. L’esperienza delle imprese recu­pe­rate riba­di­sce che il lavoro va difeso e che l’autogestione è possibile.


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