Anglotedesco

Anglotedesco

Secondo voi chi fa piu danni all'Italia Draghi o Berlusconi?

giovedì 9 aprile 2015

PAUL DE GRAUWE:il compromesso è necessario



La Grecia fa parte della dittatura europea e dunque deve stare alle regole.Tra La Grecia e la padrona Germania il compromesso è obbligato.Come scriveva Veronica De Romanis su un Panorama due settimane fa: un accordo è nell'interesse della Germania,ma deve essere nel rispetto delle regole.A cominciare da quella che è alla base dell'economia sociale di mercato,il modello di sviluppo tedesco,per cui la solidarietà deve essere accompagnata da responsabilità altrimenti diventa assistenzialismo:una realtà che Merkel ha conosciuto bene avendo vissuto per 35 anni dall'altra parte del muro.

da L'INTERNAZIONALE-Paul De Grauwe e Lorenzo Codogno

La crisi greca ha toccato un nuovo vertice (in mancanza di un accordo con i creditori Atene rischia l'insolvenza a metà aprile).La probabilità di un'uscita della Grecia dall'eurozona è ormai concreta.Eppure dopo le elezioni di gennaio sembrava che bastasse un pò di buonsenso  per arrivare a un'intesa.Il paese ha scelto un nuovo governo che vuole sbarazzarsi della corruzione ed è deciso a riformare il sistema fiscale in modo che i ricchi paghino le tasse.Organizzazioni come il FMI e la Commissione europea,inoltre,hanno riconosciuto chi i programmi di austerità hanno trascinato l'economia greca in una profonda depressione.
Un accordo tra il novo governo greco e i paesi creditori sembrava possibile e avrebbe potuto reggersi su due assi:delle misure per riformare il sistema fiscale e un allentamento dell'austerità.
Ma raggiungere questo accordo si è rivelato particolarmente difficile,perchè le due parti hanno dimostrato una preoccupante mancanza di buonsenso e non hanno voluto accettare compromessi.
In questo periodo i pericoli legati all'uscita della Grecia dall'euro sono sottovalutati.Un'intesa,invece,produrrebbe benefici duraturi per tutta l'eurozona.Inanzitutto,l'uscita sarebbe una disfatta politica per l'idea di un'Europa che vuole promuovere l'integrazione e la prosperità.Sarebbe anche un'ammissione di sconfitta:dopo otto anni di crisi,i politici europei si dimostrerebbero incapaci di affrontare i problemi di un paese che produce meno del 2% del Pil dell'eurozona.Inoltre,l'uscita della Grecia sarebbe un duro colpo per l'integrazione finanziaria ed economica.Se gli investitori vedessero che l'uscita non è piu solo un rischio ma una realtà concreta,ne terrebbero conto per stabilire gli interessi dei loro prestiti.Infine,c'è il rischio che i debiti siano convertiti in un'altra moneta,cosa che trasformerebbe in una farsa l'unione dei mercati dei capitali lanciata dalla Commissione europea,oltre a mettere a rischio l'unione bancaria.
Il motivo è che le banche e le aziende giudicherebbero rischiose le esposizione all'estero anche quando le transazioni sono calcolate in euro.Il direttore finanziario di un'impresa francese,italiana o spagnola si azzarderebbe a emettere obbligazioni in euro quando una ridenominazione potrebbe far colare a picco la sua azienda? Un'impresa investirebbe fuori dal suo paese quando è forte l'incertezza sul valore futuro di questi investimenti? L'integrazione finanziaria e monetaria subirebbe una battuta d'arresto,mettendo a rischio l'esistenza della moneta unica.
Come superare questo problema? Il governo greco dovrebbe spiegare ai cittadini che le riforme strutturali,anche le piu difficili,sono nell'interesse di tutti.Probabilmente è vero che lo sforzo legislativo della Grecia è il piu drastico mai richiesto in un paese dell'Ocse,ma è altrettanto giusto ricordare che il paese è partito da una posizione di relativa debolezza e che l'attuazione di quelle misure si fa ancora attendere.L'esecutivo greco deve accettare profonde riforme incentrate sull'offerta ,come le liberalizzazioni,e deve dimostrare di volersi impegnare.Le sue recenti aperture su un vasto ripensamento del sistema pensionistico vanno nella giusta direzione.
Dal canto loro,i politici dell'eurozona dovrebbero proporre alla Grecia ,condizioni eque.Se il Paese s'impegnerà in modo credibile a fare le riforme strutturali,l'Europa dovrebbe creare un contesto piu favorevole alla loro attivazione e alla possibilità  di ottenere effetti durativi nel tempo,per esempio concedendo scadenze piu lunghe e obiettivi meno rigidi per il risanamento dei conti pubblici,piu programmi di assistenza di liquidità da parte della Bce e aiuti a breve termine per rispristinare i flussi di credito.
Una certa flessibilità è fondamentale per un'economia che si è contratta dal 26% e che sta procedendo una generazione perduta.Se ci sarà la volontà di scendere a compromessi,un approccio come questo offrirebbe i maggiori benefici alla Grecia e a tutta l'eurozona.

Nessun commento:

Posta un commento