Anglotedesco

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martedì 21 aprile 2015

Sfruttare al meglio la caduta dell'euro



Dopo quasi vent'anni in cui il commercio mondiale è cresciuto a tassi pari al doppio di quelli del Pil globale,nel  triennio 2012-2014 ha proceduto a un ritmo medio leggermente inferiore a quello del pil: 2,9% contro 3,1%.La progressione dell'interazione reale tra le economie,misurata dal volume relativo degli scambi internazionali dopo vent'anni di forte espansione sembra essersi fermata.Non così per quanto riguarda lo sviluppo dell'integrazione finanziaria.Al di fuori dell'area dell'euro,l'integrazione finanziaria.Al di fuori dell'area dell'euro,l'integrazione finanziaria ha proseguito la sua espansione nonostante la crisi.
Dal punto di vista macroeconomico,il deprezzamento dell'euro combinato con la caduta dei prezzi delle materie prime in dollari rafforza l'effetto positivo sulla nostra bilancia di conto corrente con l'estero poichè rende compatibile il deprezzamento con un miglioramento della ragione di scambio,anzichè un suo peggioramento come normalmente avviene.In altre parole,alla migliore competitivi di prezzi verso i paesi esterni all'area euro non corrisponde un aumento dei costi di produzione importati per le nostre imprese.La crisi ha fin qui portato alla riduzione dello squilibrio globale tra le bilance dei pagamenti correnti dei diversi paesi.
All'inizio,ciò è avvenuto attraverso la riduzione dell'assorbimento d'importazioni per la riduzione dell'attività economica,ora attraverso la redistribuzione dei flussi di esportazione e importazione conseguente alla cosidetta guerra delle valute in atto,un fenomeno sostanzialmente a somma zero per il commercio mondiale.
La normalizzazione dopo la crisi si accompagnerà quindi a una crescita nel medio periodo del commercio mondiale piu allineata a quella del Pil mondiale?
L'avvio di una fase di maggiore "introversione" dell'attività economica sia cinese che di altri paesi emergenti,ormai in prossimità di uno stadio piu maturo della loro industrializzazione che comporta piu domanda interna e più contenuto di servizi,sembrerebbe suggerire una risposta positiva all'interrogatoria.La conseguenza,in tal caso,sarebbe una prospettiva di relativa stabilità nel medio periodo dei prezzi relativi delle materie prime rispetto al prezzo dei manufatti.Se gli emergenti degli anni Novanta ormai possono considerarsi emersi, altri emergenti,come India e Sud est asiatico,hanno ancora spazi da percorrere,mentre nuovi emergenti stanno per presentarsi sulla scena mondiale,come alcuni paesi dell'Africa,dell'America Latina e del medio oriente.E' molto probabile che nel corso del prossimo decennio ciò consentirà di ritornare a una crescita del commercio mondiale decisamente piu elevata del Pil.Il che costituirebbe una nuova sfida per l'attività industriale dei paesi a economia matura,ma probabilmente non avrebbe lo stesso impatto che Cina ed ex tigri asiatichre hanno avuto sui prezzi delle materie prime negli anni passati.

REPUBBLICA AFFARI E FINANZA-Paolo Onofri

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