Anglotedesco

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domenica 3 maggio 2015

ANNA ERELLE.Come rispondo alle ragazze che vogliono diventare jihadiste



Che dire di questo libro,lo sto leggendo con grande interesse e lo trovo splendido.Ad Anne Erelle ripeterei le stesse parole dolci di Abu Bilel,ma in maniera piu sincera.
Dico la mia sulle donne che partono il velo.Mi affascinano molto, adoro il mistero, le cose diverse ,e trovo veramente vergognoso il modo in cui la gente le considerano.Non solo in Italia ma la gente del Belpaese è quella piu provinciale di tutte ,non lo dice Anglotedesco ma il modo di comportarsi.Io di donne che portano l'hijab non ne ho conosciute molte, ma quelle poche le ho trovate dolcissime.

da NELLA TESTA DI UNA JIHADISTA-Anna Erelle (tre60)

Le mie serate son tutte dedicate a far parlare Bilel.Quando pretende di vedere Mèlanie,Bilal sa essere così insistente che qualche volta ci sentiamo senza la presenza nascosta di Andrè.Non posso occuparmi sempre e soltanto dell'IS e della Siria.Già non faccio praticamente altro,trascurando l'attualità densa di avvenimenti,in particolare quella ucraina.Prima di vedermi con Milan,o quando lui ha da fare,mi infilo l'hijab di Mèlanie e mi preparo a incontrare il suo pretendente nel chiarore della notte.Buona parte di queste serata si svolge a casa mia,con la sottoscritta seduta sul divano a gambe incrociate e velata.Rispondere a queste ragazze con lo scopo di raccogliere nuovo materiale per la mia inchiesta sarebbe di un'amoralità che non prendo in considerazione nemmeno per un istante.So quanto la giovinezza possa rendere impulsivi e fragili.Mi imito a non rispondere.So già che finirei per invischiarmi in discussioni sterili e interminabili.Rispondo solo quando ho la sensazione che la ragazza sia pronta a partire da un momento all'altro.Ho scritto un messaggio "copia e incolla",che invio sistematicamente,in cui Mèlanie sconsiglia di farlo (vi risparmio errori d'ortografia e smiley):

SALAM SORELLA,

come te ho perso la speranza e mi sono smarrita nel mio Paese e le sue leggi,non sempre compatibili con le nostre.L'Islam mi ha salvata dalla disillusione e dal male.Ma essere una buona sorella significa prima di tutto comportarsi correttamente,con discrezione,e coltivare la religione nella propria stanza,a partire dal Corano e non guardando video che predicano qualsiasi cosa.La Jihad si fa prima di tutto nel proprio cuore,rispettando i precetti religiosi che ci appartengono.Si fa dimostrandosi generosi con il nostro prossimo bisognoso,che si tratti di un siriano o altro.Non serve a nulla partire per dimostrare qualcosa a se stessi.Devi sono aprire gli occhi:la gente inttorno a te,i tuoi cari hanno bisogno di aiuto.Se hai dei dubbi,fai come me, parlane con i tuoi genitori (e dire che io sono convertita) e pensa al dolore che darai loro andadotene.A ogni modo,io avevo pianificato il viaggio nei minimi dettagli,ero in contatto con un sacco di jihadisti.Ero convinta.Poi ho smesso in pratica i consigli che ti ho appena dato,e oggi sono piu felice che mai.


Mi rendo conto che il mio discorso non potrà che essere una gocia nel mare di perdizione in cui queste ragazze si sono smarrite,ma non posso starmene con le mani in mano.E,incosciamente,forse questo gesto mi lava la coscienza...
Ci sono anche jihadisti francofoni che contattano Mèlanie.Sono educati e gentili.Hanno tra sedici e i ventisette anni, ed esordiscono invariabilmente con tre domande,sempre le stesse:

"Sei nello Sham?"

"Quanti anni hai?"

"Sei sposata?"

Non ho piu il tempo di dedicarmi a queste discussioni senza interesse.Però ho mantenuto i contatti con Abu Mustafa (il nome è di fantasia) ,un francese di ventisette anni che fa il soldato nell'IS e sembra piu sveglio degli altri.E anche piu onesto.Assiduo praticante fin dalla tenera età,è ferratissimo nella storia delle religioni dalle origini ai giorni nostri.Vive in funzione del suo Dio, perchè è così che si sente realizzato,senza bisogno di fare proselitismo intorno a sè.Non incita a far scorrere il sangue.Sa che la sua Jihad risiede prima di tutto in una personale ricerca spirituale.E' come quando un cristiano va in pellegrinaggio al Vaticano a raccogliersi in preghiera.La Jihad non implica necessariamente la guerra.Ma l'egira sì.Al-Qaida,l'IS e altre organizzazioni armate hanno rigirato la frittata per i propri scopi.Abu Mustafa è andato in Medio Oriente per motivi religiosi.Alla ricerca di se stesso,non si è ancora trasformato in un assassino.Non posta mai foto che lo ritraggono con la bandiera della Siria,nè slogan propagandistici.Nulla di quanto so di lui mi dà l'impressione di parlare con un combattente.Si limita a pubblicare delle sure piuttosto belle.E incoraggia un'unica cosa:la pratica della fede per chi crede.Ha sempre seguito alla lettera la sua religione,e in Siria pensava di trovare una terra ferita che,insieme ai suoi nuovi fratelli,sarebbe riuscito a liberare e a trasformare in uno Stato Islamico.

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