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mercoledì 12 agosto 2015

I migranti nel mercato globale (1/2)




Per anni i mezzi d'informazione hanno raccontato le vicende dei viaggi disperati intrapresi dai migranti africani,stipati in barconi,alla ricerca di un approdo su qualche spiaggia dell'Europa meridionale.Le decine di migliaia di persone che ce la fanno,o che vengono intercettate dalle forze di polizia,sono le piu fortunate,ma altre migliaia scompaiono sotto il mare e spesso i loro corpo non vengono piu ritrovati.Per molti altri di loro una sepoltura in un cimitero della Spagna meridionale è la destinazione finale.
Inizialmente i principali luoghi di partenza si trovavano lungo le coste del Marocco,sull'angolo nord-occidentale  dell'Africa,ma da quando la polizia di frontiera ha aumentano i controlli,rendendo piu difficile ai migranti lasciare il Paese,questi partono piu a sud, prima dalla Mauritania,e poi ancora piu giù,dal Senegal,la nazione africana piu occidentale.Uno deglli obiettivi principali,per gli Africani che si dirigono verso la Spagna ,è quello di raggiungere le Isole Canarie,situate 900 miglia piu a nord-ovest.Una volta giunti là, sono tecnicamente arrivati in Spagna.Senza documenti è difficile rispedirli a casa.La Spagna ha fatto passare migliaia di africani,arrivati con i barconi, diretti verso le nazioni dell'Europa centrale.
Sulla spiaggia del villaggio di Kayar,a un'ora di macchina a nord di Dakar,la capitale del Senegal,ho incontrato Biram Sarry,un tenace pescatore di 34 anni che ha cercato di cambiare lavoro diventando "barconista",ma le cose non hanno funzionato.Spavaldo e atletico, aveva cercato per due volte di fare arrivare un barcone con degli immigrati alle Canarie.In aggiunta,oltre a essere capitano della barca,era anche lui un migrante.Entrambe le volte lui e i suoi passeggeri erano stati respinti.
Sarry mi ha detto che era a conoscenza dei rischi che un viaggio di quattro o cinque giorni attraverso l'Atlantico comporta.Mi ha detto che era a conoscenza dei rischi che un viaggio di quattro o cinque giorni attraverso l'Atlantico comporta.Mi ha detto che molti passeggeri erano terrorizzati."Alcuni avevano attacchi di panico", mi ha raccontato in wolof,il suo dialetto natio, tramite un interprete."A volte mi occupavo di loro finchè non recuperavano la calma.A volte la barca colpiva qualche oggetto,nel mare, e io sapevo che erano corpi delle persone che erano morte.Facevano rumore.Sapevo di cosa si trattava,ma non volendo dirlo agli altri,perchè si sarebbero spaventati ancora di piu".
Per il fatto di affrontare questi pericoli,i migranti  del Senegal sono ritratti come eroi popolari.Molte famiglie,nel Paese,hanno almeno un loro membro che vive all'estero.Nel 2008 i soldi che questi spedivano a casa ammontavano a circa l'8,5% del prodotto interno lordo nazionale.
Ho parlato con la madre di Sarry e con una delle sue tre mogli (il Senegal è un Paese mussulmano).Erano preoccupate per la sua incolumità,ma pensavano,e speravano,che avrebbe provato ancora a fare un viaggio del genere.
"Veramente preferirei che lo facesse in aereo,invece che con la barca", mi disse Binta Gueye,la madre di Sarry:"Se riuscisse a viaggiare in aereo,sarei molto piu felice".
La moglie piu giovane di Sarry provava le stesse cose."Voglio solo che lui vada,che trovi e che guadagni molti soldi con il suo nuovo lavoro",mi disse sorridendo tenendo in braccio suo figlio.Parlavamo all'esterno di una baracca che fungeva da cucina.All'interno ,un ragazzino di o 5 anni si occupava di una pentola,posta sopra a una piccola stufa a legna.
"Sei rimasta delusa quando è tornato indietro?",le ho chiesto.
"Certo",ha  risposto,"voglio che riprovi,ma questa volta voglio che prenda l'aereo.Questo è il motivo per cui prego".

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