Anglotedesco

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lunedì 28 dicembre 2015

FEDERICO RAMPINI"Come gli Usa sono usciti dalla crisi dal 2009"



Molto interessante questo libro di 327 pagine,scritto da Federico rampini grande esperto di cose americane.Sulla crisi passata ci andrei piano perchè stanno aumentando le disuguaglianze e vorrei ricordare alcuni dati che il grande giornalista Paul Craig Roberts pubblicò sul suo sito qualche mese fa e che io feci anche un video:

-Durante il cosidetto periodo di ripresa il piu dei nuovi posti di lavoro sono stati occupati da persone sopra i 55 anni di età.Da 25 a 54 anni hanno perso 131.000 posti di lavoro al giugno di quest'anno.

-Tra il luglio 2014 e il luglio 2015 i lavoratori oltre i 55 anni hanno guadagnato 1.554.000 posti di lavoro.

-I giovani dai 16-18 anni hanno perso 887.000 posti di lavoro.

-I giovani dai 20-24 anni hanno perso 489.000 posti di lavoro.

-Nel luglio 2015 negli Usa si registrano 27.265.000 lavoratori part time,di cui 6.300.000, il 23% lavorano part time in quanto non riescono a trovare un impiego a tempo pieno.Ci sono inoltre ben 7.124.000 americani che fanno piu lavori part time contemporaneamente per poter arrivare a fine mese.Ben 337.00 in piu rispetto ad un anno fa.

da L'ETA' DEL CAOS-Federico Rampini (Mondadori)

Peggio che un decennio bruciato:l'eurozona esce dalla lunga crisi sfibrata,con un'autostima a pezzi,una disoccupazione insostenibile e forti spinte xenofobe.L'impoverimento a livello mondiale provocato dall'ultima crisi si misura in queste due cifre:mancano all'appallo 61 milioni di posti di lavoro e 1200 miliardi di dollari di redditi salariali,rispetto all'economia che avremmo se non fosse accaduto il disastro del 2008-2009 (prolungatosi ben oltre in Europa).
Ma almeno l'America ha imparato qualcosa,o si condanna a ripetere i suoi errori? Gli ultimi dieci anni hanno visto cambiamenti dirompenti,dall'ascesa delle potenze emergenti alla piu grave crisi che il capitalismo occidentale abbia conosciuto dopo quella degli anni Trenta del secolo scorso.Ma a differenza di quanto accadde ottant'anni fa,non si è affermato un "pensiero forte" alternativo,come nel caso di John Maynard Keynes e del New Deal rooseveltiano.
La grande crisi nata a Wall Street nel 2008,e la cura con cui gli Stati Uniti si sono rilanciati.La depressione dell'eurozona.Il nuovo protagonismo delle banche centrali.La rivoluzione energetica.L'emergenza climatica.I Padroni della Rete e il futuro digitale.In questi dieci anni le nostre idee sull'economia sono state messe alla prova:le hanno scosse un'accelerazione di eventi, shock traumatici,rigetto del "pensiero unico",ricerca di nuovi paradigmi economici.Per me s'intrecciano anche con la mia vita:la partenza dall'Europa,l'approdo in California,poi a Pechino,infine di nuovo in America,ma a New York.I grandi cambiamenti economici li ho inseguiti in questi luoghi.La prima New Economy fece di San Francisco il centro di una rivoluzione tecnologica che con la Rete ha cambiato il nostro modo di lavorare,di informarci,di comunicare,di organizzare le relazioni sociali.C'era già allora,però, quella pulsione monopolista che avrebbe portato Bill Gates,Steve Jobs e i loro eredi a costruire degli imperi calpestando tante regole della libera concorrenza.
La Cina,dove ho vissuto per quattro anni,ci ha sorpreso per la velocità del suo progresso economico, la fulminea accelerazione con cui ha conquistato i mercati globali,fino ad agganciare per dimensioni l'economia degli Stati Uniti.Al tempo stesso,sono state deluse le attese di un cambiamento politico:un problema grave,ora che ci si accinge a centrare in una nuova fase della globalizzazione,con trattati in corso di negoziato per ulteriori abbattimenti delle barriere.
Il 15 settembre 2008 la bancarotta di Lehman Brothers segna l'inizio di convulsioni tremende,dalle banche il male si estende all'economia reale.Non bastano i salvataggi di Aig,General Motors e Chrysler,nonchè il varo del piano da 700 miliardi di aiuti per Wall Street.L'anno successivo, quando torno a vivere negli Stati Uniti,trovo un paese stremato angosciato,con ferite sociali profonde.Eppure,già nel 2009 l'America reagisce alla crisi con l'accoppiata dagli acquisti di bond da parte della Federal Reserve e della manovra di investimenti pubblici varata da Barack Obama non appena insediatosi alla Casa Bianca.Il rapporto deficit/Pil negli Usa salirà fino al 12%,per poi scendere rapidamente a livelli "virtuosi" grazie alla crescita,non all'austerity.Tecnicamente ,gli Usa escono dalla recessione già nel giugno 2009.
Mentre il duo Obama-Bernake trascina l'America fuori dalla crisi, il 2010 regala una prima vittoria dei repubblicani al Congresso,poichè nel novembre di quell'anno tolgono al presidente la maggioranza alla Camera (quattro anni dopo replicheranno,portandogli via anche il Senato); la rimonta della destra coincide con l'emergere del Tea Party,movimento anti-Stato e anti-tasse che rinverdisce l'ideologia neoliberista di Ronald Reagan.La forza del neoliberismo non è un'anomalia americana,come dimostrerà cinque anni dopo la vittoria di Cameron in Inghilterra ,e in parte anche l'evoluzione centrista del Pd di Matteo Renzi.Sempre nel 2010 il Congresso Usa approva la legge Dodd-Frank,la riforma dei mercati finanziari per impedire una nuova crisi sistemica.Non passa però la versione piu radicale  della Volcker Rule,dal nome dell'ex presidente della Fed che avrebbe voluto smembrare le maxibanche e ricostruire la separazione dei mestieri fra banche speculative e banche di deposito.A sinistra,Occupy Wall Street è una fiammata breve,un movimento effimero,capace però di lasciare una traccia nel dibattito pubblico.Quella protesta mette al centro il tema delle disuguaglianze,"anticipando" l'effetto Piketty (l'economista francese autore di un monumentale studio sul capitalismo) e lanciando in orbita nuovi leader radicali tra cui la senatrice Elizabeth Warren e il sindaco  di New York Bill de Blasio.
Nel 2011,per effetto di errori fatali come la stretta monetaria varata da Francoforte in piena recessione,l'epicentro della crisi globale si sposta nell'euroza.Iniziano i timori di default sovrani,l'allargamento degli spread,mentre l'inazione della Bce e l'austerity di bilancio peggiorano il disastro occupazionale.
Dal 2014 si apre una nuova fase:il controshock petrolifero fa precipitare i prezzi dell'energia,conseguenza della rivoluzione tecnologica che incrementa l'estrazione negli Stati Uniti;gli Usa superano la Russia nel gas e si accingono ad agganciare l'Arabia Saudita nel petrolio.I Brics frenano.
Solo all'inizio del 2015 la Bce,sotto la guida di Mario Draghi,imita,con cinque anni di colpevole ritardo,la politica della Fed.Ma l'esempio americano serva da ammonimento:la cura monetaria da sola non sana gli squilibri accumulati in questi anni.Negli Stati Uniti,malgrado sei anni di crescita e la creazione di 15 milioni di nuovi posti di lavoro,è all'ordine del giorno il dibattito sulla "stagnazione secolare".E ci s'interroga sul mistero della produttività immobile:i frutti della seconda rivoluzione digitale sono molto meno benefici di quanto si credeva.

Non rientra nelle mie competenze fare previsioni,ma c'è un modo per ovviare a questa incompetenza dichiarata:prevedere ...il passato."La Storia non si ripete,però spesso fa la rima con se stessa" disse lo scrittore americano Mark Twain.Senza avere la pretesa di vedere nel futuro,ci si può esercitare in questo gioco dei paragoni con il passato.Dunque l'eurozona può sperare di essere un remake del film che ho visto negli Usa dal 2009 al 2015.E' durato ben sei anni il quantitative easing.Espressione incomprensibile,tipica del gergo astruso degli economisti.Traduco in italiano:stampare moneta.Ben 4500 miliardi di dollari,un'esondazione di liquidità senza precedenti nella storia.Un esperimento inaudito,audace,innovativo.Dollari creati dalla banca centrale per essere spesi in massicci acquisti di titoli,per schiacciare il costo del denaro a livelli irrisori,per fare affluire credito a tutti quelli che ne avevano bisogno:non solo e non tanto le banche,ma le famiglie,le imprese.Quella terapia,inaugurata da parte della Federal Reserve,è la vera chiave della  ripresa americana.Piu ancora di quanto ha fatto Obama con la sua manovra di investimenti pubblici,il merito di questa prolungata crescita va attribuito a Ben Bernanke e Janet Yellen,i due banchieri centrali che si sono succeduti al timone della politica monetaria americana.
Nel 2015,dopo esitazioni e tentennamenti dovuti alle resistenze tedesche,Mario Draghi si è deciso ad applicare la ricetta Fed in Europa.Uno degli effetti benefici si è realizzato,a gran velocità:il deprezzamento dell'euro,che ha migliorato la competitività dell'export europeo.Altri dovrebbero seguire,se l'America è un precedente utile:un credito abbondante e a buon mercato.In eurolandia c'è qualche problema in piu,che riguarda la cinghia di trasmissione,cioè la misura in cui le azioni della banca centrale si diffondono all'economia reale.L'America ha un'economia meno bancocentrica,la Fed non ha fatto affidamento in modo prevalente sulla banche perchè restituissero all'economia reale (cioè a noi tutti) i benefici del quantitative easing.Inoltre,lo stesso sistema bancario americano è piu sano di quello europeo,avendo fatto con maggiore tempestività un'operazione-verità sui propri bilanci,ripuliti da crediti inesigibili,poi sanati con robuste ricapitalizzazioni.In Italia è piu difficile, dato che molte banche ,dato che molte banche sono di fatto comandate o dal salotto buono,i capitalisti che vogliono il potere senza metterci capitali propri,oppure dalle fondazioni,che sono rimaste la longa manus del potere politico.
Comunque,anche nell'ipotesi che la storia europea sia un remake di quella americana,il film originale non è così allegro.I primi cinque anni della ripresa Usa sono passati quasi inosservati per gran parte della popolazione.La crescita c'era, "ovunque fuorchè nella mia busta paga",secondo un detto che fotografa perfettamente la situazione.Aumento dil Pil,creazione di nuovi posti di lavoro,ma redditi bloccati.E' solo a partire dal sesto anno che gli americani hanno cominciato a percepire un miglioramento nel tenore di vita.Se tanto mi dà tanto,gli europei si accorgeranno davvero di stare meglio solo nel 2012.A condizione che qui a là,l'Età del caos non ci regali nuovi shock anche sul terreno dell'economia globale.Esempio:se ci dovesse guardare ai precedenti statistici,questa ripresa americana è già durata fin troppo,nel senso che ha superato la media storica.Sulla base dei precedenti,infatti,sarebbero maturi i tempi per una nuova recessione made in Usa,che però rappresenterebbe un'autentica beffa per chi (eurozona)comincia solo adesso a tirare la testa fuori dall'acqua.





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