Anglotedesco

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martedì 8 dicembre 2015

Quale dovrebbe essere il ruolo degli Usa per una nuova forma di ordine mondiale?



Quale dovrebbe essere il ruolo dell'America,se vuole ristabilire una nuova forma di ordine mondiale? E' realistico inseguire una nuova forma di ordine mondiale? E' realistico inseguire la versione aggiornata di una pax americana in cui alcuni si sono trovati bene (di certo noi europei,senza guerre in casa nostra da settant'anni)?
Gli Stati Uniti sono reduci da un decennio che ha bruciato due tipi di idealismi.A destra ci fu l'illusione dei neoconservatori di poter sfruttare il momento "unipolare" (dopo la caduta del Muro di Berlino) per plasmare il mondo a immagine e somiglianza dell'America.Ivi compresa la pretesa di esportare la liberademocrazia in Afghanistan e in Iraq.Poi è subentrato l'idealismo di Barack Obama,sopratutto nella fase iniziale caratterizzata dal celebre discorso all'Università del Cairo (4 giugno 2009):l'illusione che un'America piu umile,modesta e autocritica, potesse accumulare un capitale di simpatie per stabilizzare il mondo con il suo "soft power" fondato su valori universali.Ora la stessa America è tentata dall'isolazionismo.A destra ci sono voci come quella del repubblicano Rand Paul,che predicano il disimpegno degli affari mondiali;il Tea Party vuol chiudere le frontiere all'immigrazione.A sinistra è in atto una mobilitazione contro i trattati di libero scambio.
Tornare all'ordine della Vestfalia non è realistico.Viviamo in un'epoca in cui la politica estera non è fatta soltanto dai governi, ma anche dalle opinioni pubbliche,la società civile,i movimenti religiosi,le Ong,le forze dell'economia e della tecnologia.L'idea di sovranità è stata sconquassata da fenomeni  come la globalizzazione,la potenza delle imprese multinazionali,la finanza offshore,Internet.
La componente valoriale e idealistica nella politica estera non è soltanto un pezzo di tradizione americana (da Woodrow Wilson a Franklin Delano Roosevelt), è anche iscritta nella Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite,condivisa da gran parte dell'umanità.Chi ignora questi valori nel gestire i rapporti diplomatici ne paga le conseguenze:l'appoggio dato dall'Occidente a tante dittature nel mondo arabo non è stato dimenticato da quei popoli,e ha contribuito all'appeal di movimenti jihadisti che chiamavano alla rivolta contro i tiranni corrotti e venduti.Il diritto d'ingerenza umanitaria è stata talvolta esercitato con successo:per esempio in Bosnia,Kosovo,Mali Sierra Leone,dove limitate operazioni internazionali hanno evitato tragedie umanitarie ancora peggiori.Si sarebbe potuto fare lo stesso in Siria, prima che apparissero in forze i jihadisti dello Stato Islamico? Se Obama avesse dato retta al suo impulso  interventista,se avesse deciso di "interferire" negli affari interni di Assad a difesa della sua popolazione,avrebbe potuto fermare il genocidio che ha dato armi e argomenti ai jihadisti? L'Età del Caos 2.0 è anche una conseguenza del fatto che l'America, scottata da due guerre costose e inconcludenti in Afghanistan e in Iraq,è entrata in uno dei suoi periodici ripiegamenti isolazionisti.
E' in questa luce che vengono interpretate le "prove generali" di disgelo fra Obama e il regime di Teheran.E' un passo indietro rispetto alla visione dello zio Sam come gendarme mondiale:Obama non ha mai voluto cedere alle pressioni di Israele per un attacco militare agli impianti nucleari iraniani."Il massimo valore di un accordo con l'Iran sarebbe la prospettiva di concludere o almeno moderare tre decenni e mezzo di ostilità militante contro l'Occidente,e coinvolgere l'Iran in uno sforzo di stabilizzazione del Medio Oriente.L'Iran è una grande nazione con una cultura antica,una forte identità,una popolazione giovane e istruita.Se riemerge come un partner,sarebbe un evento di portata storica".Questo giudizio viene dallo stesso Kissinger.L'artefice del disgelo tra America e Cina sembra pensare proprio a quell'altra "grande nazione con una cultura antica", che lui contribuì a trasformare da nemica militante dell'Occidente a partner nella globalizzazione.
La nuova "dottrina Obama" in Medio Oriente sembra ispirarsi a quella Realpolitik che si associa a Metternich e Talleyrand nell'Ottocento,a Kissinger nel Novecento.Di Realpolitik sono impregnate le due svolte di Obama nel 2014 e 2015.Da una parte,l'apertura verso al-Sisi in Egitto,implicito riconoscimento che un leader autoritario può garantire quella stabilità che le "primavere arabe"avevano sconquassato dal Cairo a Tripoli.Una svolta non da poco se la si paragona al discorso di Obama al Cairo nel giugno 2009, che ispirò speranze su una stagione di democrazia e diritti umani.Dall'altra,ed è la seconda svolta,il metodo da lui seguito sul dossier nucleare iraniano.

da L'ETA' DEL CAOS-Federico Rampini (Mondadori)

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