Anglotedesco

Anglotedesco

lunedì 18 gennaio 2016

NOURIEL ROUBINI:"Si rischia un altro 2008..."



Visto gli interessi con il mercato cinese...si, si rischia un altro 2008...

da LA REPUBBLICA del 18 gennaio 2016-Nouriel Roubini risponde alle domande di Eugenio Occorsio

"Non si può restare fermi.Le autorità fiscali e monetarie dei principali Paesi dovrebbero subito assumere un'iniziativa forte e proattiva. Altrimenti il crollo dei mercati, che trascinano l'economia reale,non si ferma.La Fed dovrebbe interrompere i rialzi,la Bce potenziare il quantitative easing e altrettanto la Bank of Japan,la banca centrale cinese  imbracciare con maggiore decisione la strada dello stimolo monetario".

"Forse non siamo arrivati ancora a un altro 2008, ma non si possono non rilevare inquietanti parallelismi che ci danno una fortissima preoccupazione.Bisogna capire se quello di questi giorni è solo un rovescio dei mercati o l'inizio di un nuovo crollo sistemico.Allora il detonatore furono i mutui subprime,ora potrebbe essere la catena di fallimenti delle società dello shale oil,messe in larga parte fuori mercato dai prezzi del greggio e dalla sovrapproduzione  dell'Opec.Rispetto al 2008,quando furono le banche,sovraccariche di debiti,a cedere e aprire la crisi sistemica,gli istituti sono piu capitalizzati in tutto il mondo.Bisogna allora tener d'occhio il mercato delle obbligazioni Usa,tanto importante quanto debole.E' in corso una massiccia svendita di corporate bond legati appunto al settore energetico che rischia di destabilizzare il sistema.E' il piu grande punto interrogativo del 2016.Nessuno sa quale sia il  vero stato di salute reale del comparto,ma il settore energetico è esploso:bisogna vedere se siamo di fronte a una serie di fallimenti individuali o una vera "epidemia" che avrà effetti sistemici o gravi.C'è poi, altrettanto insidioso,il cattivo andamento delle vendite al consumo delle ultime settimanale".

"L'economia cinese non è sana,la crescita quest'anno non supererà il 6% contro il 7% del 2015,e ci sono grossi problemi di modello di sviluppo,di consumi interni che non riescono a decollare,di export compromesso per la lentezza del resto del mondo.La Cina è un fattore di volatibilità ma da solo non basta a determinare il panico diffuso del mondo.La Cina è un fattore di volatilità ma da solo non basta a determinare il panico diffuso nel mondo.La crescita resta resta debole in Europa e rallenta in America,come testimonia lo stilicidio di dati deludenti degli ultimi giorni, dell'attività manifatturiera alle vendite al dettaglio".

Nessun commento:

Posta un commento