Anglotedesco

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domenica 6 marzo 2016

Usa,il boom della New Economy? Ditelo a operai,pensionati e ceto medio...




A volte mi è capitato di criticare Gianni Riotta per alcune cose,le stesse che in passato ha ripetuto Marco Travaglio, ma devo ammettere che sugli Usa è sempre molto attento e questo pezzo di articolo che pubblica sotto lo dimostra.Non poteva mancare neanche l'analisi dell'ottimo Paul Craig Roberts preso dal sito di Don Chisciotte.
Quello che mette tristezza è sentire da sempre delle frottole sugli Usa e vedere la stragrande maggioranza della gente crederci.Parlano dell'America come un paese democratico che da una chance a tutti ma in realtà il ceto medio-basso fa fatica a tirare avanti.

da La Stampa del 3 marzo 2016-pezzo di articolo di Gianni Riotta

Oltre 7 milioni (7 milioni e 231 mila per la precisione) posti di lavoro nell'industria perduti dal 1979, famiglie del ceto medio giù dal 53% del 1967 al 40% oggi.Donald Trump domina la campagna elettorale repubblicana grazie a queste cifre.Globalizzazione e tecnologia hanno distrutto lavoro e status sociale per due generazioni di americani cancellando la routine familiare del week end, partita di softball,barbecue al 4 di luglio,figli al collage anzichè in tuta blu.Prodotti a basso costo made in China e un Iphone in tasca,non sostituiscono salario e dignità smarriti.
Trump coglie di sorpresa gli esperti di sondaggi;il guru dei Big Data Nate Silver prevedeva per lui solo il 2% di possibile successo un mese fa, studiosi come Daniel Drezner di Tuft University irridevano le sue chances e fanno ora mesta autocritica,ma sbilancia sopratutto il partito repubblicano,curvo a puntare su Bush,Rubio o Cruz mentre il barbaro Donald marciava frenetico su Washington.Perchè nessuno ha visto la crociata di the Donald,e perchè nessuno sa come fermare la sua coalizione di operai,impiegati, casalinghe,pensionati,studenti,disoccupati,ex militari reduci delusi del Sogno Americano?
Ascoltate la confessione di Katie Packer,vicedirettrice della campagna repubblicana di Mitt Romney 2012:"Trump venne a dare l'endorsment,l'appoggio a Mitt nella corsa contro Obama,ero con lui,dietro le quinte.Lo trovai gradasso, narciso e arrogante,si curava solo dei giornalisti.Mi sono vergognata per Romney ,ma dovevano vincere e lo tenemmo in squadra.


Fonte: www.counterpunch.org-Paul Craig Roberts

Traduzione VALENTINO FANCELLO (Come Don Chiosciotte)

L’economia Usa è morta quando i posti di lavoro della classe media sono stati delocalizzati, e il sistema finanziario è stato deregolamentato.
Di tale delocalizzazione hanno beneficiato Wall Street, i dirigenti delle imprese e gli azionisti, in quanto i minori costi del lavoro — ed altri costi — hanno generato maggiori profitti. Questi profitti sono andati agli azionisti come dividendi e ai dirigenti sotto forma di “bonus di risultato”. Wall Street ha beneficiato della crescita dei listini dovuta ai maggiori profitti.
Tuttavia, la delocalizzazione del lavoro ha delocalizzato anche il pil Usa e il potere d’acquisto dei consumatori. Nonostante la promessa di una “New Economy” e di impieghi migliori, i posti di lavoro che hanno rimpiazzato i precedenti sono stati sempre più impieghi part-time e lavori mal retribuiti nei servizi, come commessi, camerieri e baristi.
La delocalizzazione del lavoro e di alcune professioni nel manifatturiero verso l’Asia ha bloccato la crescita della domanda interna Usa, decimando il ceto medio e lasciando un livello di occupazione insufficiente per far sì che tutti i laureati siano in grado di onorare i debiti contratti per la loro formazione. L’ “ascensore sociale” che ha reso gli Stati Uniti una “terra delle opportunità” si è bloccato, nell’interesse di maggiori profitti a breve termine.
La misura della disoccupazione riportata dalla stampa “prostituita” non significa nulla, dal momento che essa non considera i cosiddetti “scoraggiati”, e i lavoratori scoraggiati sono una grossa fetta della disoccupazione Usa. Il tasso di disoccupazione rilevato è del 5% circa, che risulta dalla rilevazione del tipo U-3*, la quale non considera come disoccupati tutti quei lavoratori troppo scoraggiati per continuare a cercare un impiego.
Il governo Usa adopera anche un altro tipo di rilevazione della disoccupazione, quella definita U-6, che considera anche i lavoratori scoraggiati da meno di una anno. Questo tasso di disoccupazione ufficiale è del 10%.
Nel momento in cui i lavoratori scoraggiati a lungo termine (più di un anno) vengono inclusi nella rilevazione della disoccupazione, come si faceva un tempo, il tasso di disoccupazione Usa risulta del 23%. (Vedi John Williams, shadowstats.com).
Stimoli monetari e fiscali possono richiamare al lavoro dei disoccupati se vi sono ancora dei posti di lavoro per essi. Ma se il lavoro è stato delocalizzato, le politiche monetarie e fiscali non possono funzionare.
La delocalizzazione del lavoro sposta il PIL Usa verso quei paesi nei quali le aziende hanno spostato il lavoro. In altre parole, assieme al lavoro lasciano il paese le carriere dei lavoratori, il potere d’acquisto dei consumatori e la base imponibile dello stato e delle amministrazioni, locali e federali. In tutto ciò solo pochi americani risultano vincitori: gli azionisti delle aziende che hanno delocalizzato e i dirigenti delle compagnie che intascano “bonus di risultato” multi-milionari per aver aumentato i profitti abbassando il costo del lavoro. E naturalmente ci sono gli economisti che ricevono finanziamenti, contratti per conferenze e poltrone nei consigli di amministrazione per aver perorato la bontà delle politiche di delocalizzazione che peggiorano la distribuzione dei redditi e della ricchezza. Un’economia gestita per pochi beneficia solo quei pochi, e non importa quanto grandi siano i loro redditi: essi non possono di certo spendere abbastanza per mantenere l’economia in crescita.

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