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martedì 5 aprile 2016

I lavoratori traditi dalle politiche neoliberiste di Hollande





La gente ignorante esiste anche in Francia ovviamente. L’unica sinistra che viene accettata dalla BCE e dalla UE (sono loro che decidono altro che cittadini europei) è quella neoliberista cioè con politiche economiche di destra.Renzi è come Berlusconi e Hollande come Sarkozy.Vorrei che l’estrema destra mettesse pressione alle sinistre europee e non perché sono di destra (sono un gramsciano) ma per svegliare una sinistra vergognosa che impone politiche di  austerità e flessibilità.

Da Liberation - Bruno Amable (traduzione l’Internazionale)

Anche se dovesse essere modificata o abbandonata ,la riforma della legge sul lavoro segnerà la presidenza di Francois Hollande.I milioni di elettori che avevano creduto di votare per un presidente di sinistra non si aspettavano una trasformazione del mercato del lavoro così neoliberista.
L’ idea che l’attuale legislazione sul lavoro fosse la causa della disoccupazione è stata ribadita con ostinazione. Ci è stato detto che bisognava semplificarla, che le aziende avevano paura di assumere per paura di non poter licenziare e cosi via.Alcuni economisti hanno fatto notare la fragilità di un simile ragionamento. Si può anche ricordare che i Paesi dove la legislazione sul lavoro è piu protettiva siano anche quelli dove la disoccupazione è sistematicamente più elevata.Ma il governo è riuscito a inculcare l’idea che bisogna “riformare” : come in Spagna e in Italia ,dove l’occupazione non è ancora tornata ai livelli del 2008.
Dividere i lavoratori è uno dei principali obiettivi di una riforma concepita soprattutto per favorire il capitale.
Il ragionamento più in voga è che la protezione di alcuni avvarebbe a danno dell’inserimento di altri Le stesse persone che dicono di non credere alla lotta di classe si aspettano molto,invece, dalla lotta tra insider e outsider,e tentano di convincere i secondi che il miglioramento della loro condizione dipende dal peggioramento di quella dei primi.E promettono a tutti un contratto a tempo indeterminato, che se si continua di questo passo si finirà per essere più precario di uno a tempo determinato.
Per frammentare il mercato del lavoro non c'è bisogno di una riforma. Le aziende ci riescono benissimo da sole.D’altronde il futuro che alcuni ci promettono,in cui convivrebbero una minoranza di salariati ,con i vantaggi legati a questa condizione ,e una massa di lavoratori indipendenti e precari,non è altro che la consacrazione della separazione tra insider e outsider,ma con proporzioni inverse rispetto a quelle attuali.

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