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lunedì 16 maggio 2016

GIULIETTO CHIESA.Putinfobia




da PUTINFOBIA-Giulietto Chiesa (Edizioni Piemme)

Washington ha scommesso su una presuntuosa certezza:mettere in ginocchio la Russia e Putin.Il disprezzo dei vincitori verso gli sconfitti li porta spesso a sottovalutare le capacità di rivincità che questi ultimi conservano in sè,sia perchè dotati di risorse materiali,sia perchè ancora pieni di risorse morali che non seppero usare ma che sono rimaste nascoste in qualche anfratto delle loro coscienze.
Niccolò Machiavelli avrebbe rimproverato severamente i vincitori americani della Guerra Fredda per non avere avuto l'accortezza di "spegnere" definitivamente il nemico abbattuto.
In questo caso un nemico,l'Unione Sovietica,sconfitto appena un decennio prima, fu lasciato agonizzante a terra ma non fu finito.Se i dirigenti Usa avessero studiato la storia,e quella della Russia in particolare,avrebbero compreso che un tale nemico sarebbe potuto tornare forte e temibile.Uno dei pochi americani che lo compresero,Zbigniew Brzezinski,spiego senza mezzi termini che l'obiettivo dell'Impero non poteva essere soltanto quello di demolire lo Stato "comunista":bisognava liquidare la Russia in quanto tale,prima che potesse rialzarsi.Perchè essa era troppo grande e troppo ricca di risorse per rimanere a lungo soggetta ad altri.
I presidenti Bill Clinton e George Bush Jr non fecero caso all'avvertimento.Il gigante era caduto e la sua guida era stata presa dagli "amici" dell'Impero del bene.L'11 settembre 2011 fu organizzato non contro la Russia,già conquistata,,ma contro il resto del mondo,che avrebbe dovuto essere piegato,a sua volta,prima di poter diventare forte e consapevole della sua forza.I neocon sapevano perfettamente,lo avevano previsto con notevole precisione,che il XXI secolo non avrebbe potuto essere "americano" senza imporre il loro dominio innanzitutto sulla Cina.
Il fatto è che ogni Paese che intenda dotarsi di una politica estera indipendente viene considerato da Washington come una minaccia.Molti, anche in Europa, dimenticano che gli Stati Uniti mantengono tuttora in vigore la dottrina di Paul Wolfowitz,che è la stessa della squadra che andò al potere alla vigilia dell'11 settembre.Una dottrina che non manca di chiarezza,e di cui attualmente il miglior esegeta  è George Friedman,il direttore di Stratford,una potentissima società di studi strategici.Il suo postulato base è che ogni Paese che acquisti un potere sufficiente  per poter in qualche modo limitare (o anche solo ambire a limitare) gli obiettivi di Washington ,in ogni parte del mondo,è una minaccia.Ne consegue che l'obiettivo principale degli Stati Uniti dev'essere quello di evitare il riemergere di qualsiasi nazione che abbia queste caratteristiche.Ma ci vuole una qualche forma di legittimazione di una tale prepotenza.
Il altre parole, dopo la fine della Guerra Fredda bisognava creare una situazione di pericolo generale che autorizzasse l'Impero a usare la forza per bloccare sul nascere ogni tentazione altrui.Non essendoci piu un "pericolo rosso" reale, si progettò la costruzione di un "pericolo verde" fittizio per costringere l'intero Occidente ad affiancare l'America.Cominciò così la "guerra infinita" contro il terrorismo internazionale.Ma, mentre Washington si accingeva all'impresa facendo sventolare da ogni schermo televisivo le bandiere verdi e nere dell'islam,il nuovo presidente statunitense Barack Obama ,la più grande ed efficace operazione di maquillage internazionale mai tentata da uno qualunque degli Imperi che si sono succeduti sul pianeta Terra ,impiegava quasi per intero i suoi due mandati per raccapezzarsi del fatto che, nel frattempo ,il gigante russo si era rialzato.

I neocon ,dopo aver recuperato energie (stando nell'ombra,dopo la mancata "mission  accomplished" di Bush Jr) grazie alla parentesi tranquillizzante del "primo presidente nero" della storia americana,lo hanno messo da parte senza troppi complimenti e hanno tolto la museruola alla signora Victoria Nuland affinchè potesse piu comodamente azzannare le caviglie della Russia dal confine ucraino.
Ripeto qui quanto ho spiegato poc'anzi. Due furono gli errori dell'operazione.
Il primo fu determinato dalla fretta.In effetti la previsione di una Cina protagonista globale si era rivelata imprecisa per difetto.Il grande "Paese di mezzo" non aveva aspettato il 2017: eccolo incombere e,anzi straripare già nel 2008,mentre tutte le banche occidentali andavano in bancarotta.Non c'era tempo da perdere.Tante meno ci si doveva far rallentare dalla Russia.Dunque all'attacco! Le squadracce naziste di Ucraina erano già state preparate a dovere nei campi di addestramento in Polinia,in qualcuna delle repubbliche del Baltico ,nelle campagne della Galizia.Per il resto bastava rileggere il manuale del professor Gene Sharp e lanciare una nuova "rivoluzione colorata",dopo quella "arancione" fallita nel 2005.
Il secondo errore fu che i vincitori avevano ancora la testa che girava per il successo strepoitoso ,perfino sorprendente,sicuramente inatteso, ottenuto nel 1989-91.Una Russia ancora debole,pensarono, sarebbe stata facilmente piegata una seconda volta,e definitivamente. Vladimir Putin venne interpretato come una metafora transitoria,frutto del caso.Un incidente trascurabile.Bastava far cadere lui e il gioco sarebbe stato fatto.
Come? Con lo stesso metodo delle rivoluzioni colorate che era servito a rovesciare Milosevic in Jugoslavia e Sevardnadze in Georgia;a sollevare le cosidette "primavere arabe";a orientare nel modo dovuto le opinioni pubbliche di ogni angolo del mondo.



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