Anglotedesco

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giovedì 18 agosto 2016

Gli svedesi che nel 2003 dissero no all'euro con un referendum...




Vittorio Feltri su Libero di ieri mercoledi 17 agosto: "l'analisi di Rampini,sempre ben documentato sarebbe perfetta se l'esimio editorialista non si fosse dimenticato un fatto a nostro giudizio decisivo:la Svezia a differenza dell'Italia non ha mai adottato l'euro.Il che non è secondario."
Ringrazio Vittorio Feltri che sta dando molto spazio al professor Paolo Becchi, però non dica scemenze.Rampini ha scritto nel suo interessantissimo articolo che la Svezia non ha l'euro.L'ho anche sottolineato.
A parte l'euro, la Svezia non ha l'80% di analfabeti funzionali che ha l'Italia.Cioè se tu fai leggere questo articolo di Rampini,l'80% ci capisce poco o nulla mentre se gli mtti davanti l'articolo sulla vittoria dell'Italia 1-0 contro la Svezia negli ultimi europei di calcio, capiscono tutto.


da LA REPUBBLICA del 15 agosto 2016-Federico Rampini

Paradiso svedese, inferno italiano.Il Rapporto del McKensey Global Institute sull'impoverimento generazionale,già illustrato sulla Repubblica di sabato 13 agosto 2016,esalta il modello scandinavo come antidoto alla regressione del tenore di vita che affligge le economie piu avanzate.E mette il nostro paese all'indice,il peggiore di tutto l'Occidente per la performance economica misurata nell'arco di un decennio."Ad una estremità c'è l'Italia dove i redditi sono rimasti fermi o sono diminuiti per la quasi totalità della popolazione.Al polo opposto c'è la Svezia dove solo il 20% della popolazione ha avuto i propri redditi bloccati o ridotti".Così si legge nella recente indagine intitolata Poorer than their parents? A new prospective on income inequality (Piu poveri dei genitori?) Una nuova prospettiva sull'ineguaglianza dei redditi).Questa citazione si riferisce peraltro ai "redditi di mercato",cioè prima di calcolare l'impatto negli  ammortizzatori sociali,delle tasse, di tutte le politiche pubbliche sui bilanci delle famiglie.Quel che interessa ancora di piu,è il risultato finale in tasca ai cittadini,sono i "redditi disponibili";quelli che rimangono dopo l'intervento del fisco e l'eventuale aiuto del Welfare.Ebbene,alla fine il divario tra Svezia e Italia si accentua ancora di piu.Il ristagno o impoverimento decennale:passa dal 97% fino a quasi il 100% degli italiani.Mentre per gli svedesi si scende dal 20% al 2% della popolazione "bloccata o impoverita".Eppure tutti i paesi esaminati nell'indagine (Nordamerica ed Europa occidentale) hanno subito lo stesso shock esterno dopo la crisi finanziaria globale del 2008 il Pil si è ridotto in tutte le economie senza eccezione.
Il Rapporto McKinsey è molto dettagliato su ciò che fa la differenza tra i due estremi di Italia e Svezia.Il modello svedese si fonda su una serie di ricette originali.A cominciare dai rapporti di forze sociali."Il 68% dei lavoratori svedesi sono sindacalizzati", un record in tutto l'Occidente.
Questo li ha resi capaci di spostare in loro favore la distribuzione nazionale del reddito la ripartizione della "torta" fra profitti e salari.E' un tema centrale,perchè nell'insieme dell'Occidente questo è un periodo dominato da una dinamica del tutto opposta:"I profitti delle imprese sono saliti ai livelli record dagli ultimi tre decenni, +30% rispetto al 1980.Torna in primo piano la battaglia distributiva,che era stata al centro dell'attenzione negli anni Settanta,poi fu contrastata dal liberismo che dava la priorità alla crescita.Da Ronald Reagan e Margaret Thatcher in poi, si è imposto il dogma secondo cui non conta la diseguaglianza tra i ricchi e il resto della società,perchè "quando sale la marea alza tutti i battelli,grandi e piccoli".Piu di trent'anni dopo,lo studioso delle disuguaglianze Thomas Piketty sconfigge il padre del neoliberismo Milton Friedman.Un eccesso di disuguaglianze contribuisce alla "stagnazione secolare",bloccando la crescita.Lo stesso Rapporto McKinsey è generoso di riconoscimenti verso Piketty:a conferma che ormai l'attenzione alle disuguaglianze è trasversale,non è un tema "ideologico".(La società McKinsey ,nota sopratutto per le consulenze d'impresa,non ha fama di essere un think tank radicale).
Il modello Svezia,così come lo illustra questa indagine, contiene vari altri ingredienti ,contiene vari altri ingredienti che si riconducono all'importanza dell'intervento pubblico.Sono state messe in opera "normative per proteggere i salari".Dopo la crisi finanziaria globale il governo svedese "ha operato d'intesa con i sindacati per raggiungere accodi di riduzione temporanea degli orari di lavoro,in alternativa ai licenziamenti ,in modo da mantenere alti livelli di occupazione".Sono state "aumentate le assunzioni con contratti a tempo determinato nei servizi pubblici", sempre al fine di contrastare  l'aumento della disoccupazione."Sono stati ridotti gli oneri sociali e il cuneo fiscale per le imprese.Sono stati offerti incentivi  fiscali per le assunzioni di giovani e disoccupati di lungo periodo".Qui va precisato che,almeno in parte,l'Italia ha cambiato il suo mix di ricette in tempi recenti,ma questo non appare nel Rapporto McKinsey che si fonda prevalentemente su dati dal 2005 al 2014.
Le lezioni dalla Svezia comunque non mancano;insieme con le difficoltà ad esportarle da Stoccolma a Roma.Da una parte il "paradiso svedese" è la conferma della bontà delle ricette keynesiane in una recessione o in una prolungata stagnazione,lo Stato è l'unico ad avere le capacità  di rianimare un'economia esangue.La Svezia ha piu autonomia nel decidere politiche di bilancio neo-keynesiane ,in quanto non fa parte dell'Eurozona e quindi non è sottoposta alle stesse rigidità (rifiutò di entrare nell'euro con il referendum del 2003).
La Svezia parte anche da una situazione di bilancio  molto più florida della nostra:il suo debito pubblico era inferiore al 40% del Pil prima della grande crisi,è aumentato d allora, ma rimane ben inferiore ai livelli italiani.Ha un'evasione fiscale tra le più basse del mondo: e una spesa pubblica notoriamente efficiente,poco viziata da clientelismi e sprechi.

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