Anglotedesco

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martedì 16 agosto 2016

L'Italia ha versato nelle casse Ue 70,9 miliardi in piu di quello che ha ricevuto...



L'articolo è straordinario e bisogna ringraziare Paolo Becchi (con lui messaggio in privato su Twitter e ci scambiamo notizia) e Fabio Dragoni per il grandioso lavoro svolto e ogni tanto anche un quotidiano che non amo (come tutti gli altri) come Libero che però bisogna ammettere,sta dando uno spazio enorme e chi va contro il pensiero unico della Ue e dell'euro.
Io non pubblico tutti i 50 motivi ma quelli che ritengo i piu interessanti.Sopratutto un dato:70,9 miliardi di euro.E' quello che ha versato in piu l'Italia nella casse della Ue rispetto a quello che ha ricevuto.Quelle persone ultra limitate che votano il M5S perchè vogliono tagliare gli stipendi dei parlamentari pensando che sia la soluzione per recuperare soldi, leggano attentamente quello che ho pubblicato sotto.

da LIBERO del 15 agosto 2016-Paolo Becchi e Fabio Dragoni

-Nel 1940 gli Stati indipendenti e sovrani al mondo erano in tutto 69.Nel 2105 erano saliti a 205.In 75 anni il numero è quasi triplicato.A chi dice che gli stati Uniti d'Europa sono un progetto che asseconda la storia noi rispondiamo quindi numeri lla mano che è reato contrario.E non è neppure vero che l'unione faccia la forza chiunque sostenga che la creazione dell'Unione monetaria risponda all'obiettivo di rafforzare l'intero blocco si scontra con la cruda realtà dei numeri la quota di pil mondiale quell'eurozona nel 1999 era pari al 22%.Oggi è al 17% (FMI).


-Lasciando la UE risparmieremmo un sacco di soldi per l'esattezza 25 milioni di euro al giorno.Questo è quanto costa la Ue.Dal 2001 al 2014 L'Italia ha versato nella casse dell'Unione europea 70.9 miliardi di euro in più di quanti ne abbia ricevuti.E questo,sia chiaro,nell'ipotesi che tutti i soldi ricevuti fossero effettivamente spesi.La fonte è la RAGIONERIA DELLO STATO.
A tutto questo si aggiungono i circa 60 miliardi di euro che nl 2014 avevamo prestato in varie forme agli altri Stati dell'Unione europea (la Grecia,l'Irlanda,la Spagna) affinchè restituissero i crediti che le banche francesi e tedesche avevano crediti che oggi sono in massima parte inesigibili e che avremmo invece potuto prestare alle nostre imprese.Ergo,in 14 anni sono stati spesi 130,9 miliardi di euro.Cioè ,per l'appunto ,25 milioni di euro al giorno.Se uscissimo di sabato dall'Unione europea per rientrare il lunedi dopo risparmieremmo piu di quanto il presidente del Consiglio Matteo Renzi sostiene che si possa tagliare con la sua revisione costituzionale del Senato della Repubblica.

-La normativa europea spesso prevede che i fondi assegnati per determinati investimenti (soldi nostri in quanto l'Italia è un contribuente netto) possono essere spesi solo se gli Enti destinati cofinanziando la spesa con altri fondi.E le restrittive politiche di bilancio spesso sono di una tale durezza che gli enti possono benissimo non avere la disponibilità dei soldi per cofinanziare l'operazione.Ma la cosa piu incredibile è che talvolta anche riuscendo a racimolare i soldi per miracolo,gli investimenti devono essere comunque rimandati o accantonati pur di rispettare il demenziale vincolo di stabilità interna che obbliga tutta la pubblica  amministrazione a razionare ogni e qualsiasi spesa pur di rispettare il "sacro" limite del 3% del rapporto tra il deficit e il Pil.

-L'Unione europea nella sua attuale fisionomia è in vita soltanto a partire dal 1993.Prima di lei c'erano state la Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) e poi la Cee.Organizzazioni di Paesi indipendenti e sovrani e non un superstato;soggetti capaci di assicurare decenni di prosperità e pace.
E' vero invece che ogni sforzo di costringere all'unità popoli diversi è finito sempre tragicamente.Si pensi, per fare solo alcuni esempi, a casi della Jugoslavia e dell'Unione Sovietica.In Europa a partire da Maastricht è cominciato il disastro,o come diceva l'antropologa Ida Magli,la "dittatura europea".

-Se ne è discusso molto su un possibile referendum su Ue e euro,ma poca chiarezza è stata fatta fino ad oggi.Anzitutto,occorre precisare che dall'Euro l'Italia non potrebbe uscire tramite un referendum abrogativo.Non soltanto, infatti,l'articolo 75 della Costituzione vieta esplicitamente che possa svolgersi un simile referendum sulle leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali ma, secondo una consolidata interpretazione della Consulta,non sarebbe mai possibile interferire,attraverso referendum,con l'ambito di applicazione delle norme comunitarie e con gli obblighi assunti dall'Italia nei confronti dell'Unione Europea.Nel nostro ordinamento ,inoltre, al momento (le cose potrebbero cambiare qualora venisse approvata la revisione costituzionale) non è possibile proporre lo svolgimento di referendum consultivi,al di là delle espresse previsioni della costituzione (articolo 132,ai sensi del quale tali consultazioni riguardano unicamente modifiche ai territori delle Regioni).
Abbiamo, però, un precedente,che potrebbe valere anche per il caso dell'Euro.Nel 1989,con legge costituzionale (3 aprile 1989, n.2),fu indetto un "referendum di indirizzo" (ossia consultivo) sul conferimento di un mandato al Parlamento europeo per redigere un progetto di Costituzione europea.Fu necessaria,allora, una legge di iniziativa popolare promossa dal Movimento federalista europeo,successivamente sostituita dalla proposta di legge costituzionale presentata dal Pci,la cui approvazione richiese la doppia lettura in entrambi i rami del Parlamento,secondo l'iter necessario per le leggi costituzionali.La Costituzione non prevede,nella sua lettera,un'ipotesi simile,ma nell'89 i partiti furono concordi nell'approvare questo strumento atipico (il referendum di indirizzo) mediante una legge costituzionale ad hoc,formalmente derogando da quanto previsto dall'articolo 75 della Costituzione ,per legittimare in quel caso il ricorso al voto popolare l'accelerazione del processo di integrazione europea.
Limitandosi all'indizione di  quella singola consultazione la legge costituzionale non ha introdotto nel nostro ordinamento il referendum di indirizzo, il quale è per così dire,una volta svoltesi le operazioni di voto,uscito dallo scenario costituzionale.Ma nulla esclude che possa ritornare sulla scena.Con legge costituzionale (e dunque con doppia votazione in entrambe le Camere,ed approvazione a maggioranza di 2/3 o,quantomeno assoluta),sarebbe dunque possibile istituire un referendum di indirizzo ad hoc per la moneta unica.Si potrebbe obiettare che non ci sono oggi le condizioni politiche per realizzare quanto accadde nel 1989 data la delicatezza del tema.Ciò non toglie che, in linea di principio ,la possibilità esista.Ecco perchè la raccolta di firma iniziata da Libero,oltre a stimolare il dibattito tra i cittadini,è del tutto degna di considerazione.


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