Anglotedesco

Anglotedesco

Secondo voi chi fa piu danni all'Italia Draghi o Berlusconi?

domenica 20 novembre 2016

Già negli anni 30 gli Usa cacciavano i messicani con la forza



Con l'arrivo della Grande Depressione alla fine degli anni 20,la tolleranza verso i migranti diminuì notevolmente.Ancora una volta,nel tentativo di gestire al meglio la migrazione,Herbert Hoover entro' in azione.In anni precedenti ,durante la Prima Guerra Mondiale,aveva soddisfatto le esigenze dell'agribusiness facendo pressioni a Washington affinché venissero aperte le porte alla migrazione e fosse permesso l'ingresso a in alto numero di Messicani ,ma quella era un'altra epoca.Una volta eletto presidente ,nel 1928,egli si trovò ad affrontare una pesante crisi economica,la mancanza di pane e di alimenti in genere e una situazione di disoccupazione di massa.L'amministrazione Hoover risolse la situazione non solo fermando il flusso migratorio dal Messico ,ma facendolo anche andare al contrario.Gli amministratori locali,soprattutto quelli di Los Angeles,ansiosi di diminuire i costi delle misure sociali ,implorarono il Segretario al Lavoro di Hoover,William Nuckles Doak,che era il responsabile della sovrintendenza del Servizio Immigrazione,di sbarazzarsi dei messicani usando le parole degli studiosi Francisco E.Balderrama e Raymond Rodriguez.Doak era ben lieto di attuare e dirigere un programma di deportazione di massa,che continuò anche durante l'amministrazione di Franklin D.Roosevelt.Gli agenti dell'immigrazione erano molto rudi,durante le loro operazioni,e si accanivano sui latino-americani ignorando le norme e autorità deportarono almeno un milione di persone.
Decisero che "eravamo le persone piu facili di cui sbarazzarsi",mi disse Maria Acosta nel 2003.Aveva due anni e mezzo,nel 1932,quando suo padre Alfredo, un residente legale negli Stati Uniti,venne preso durante una operazione antimmigrati;lui e altri suoi colleghi lavoravano ,all'interno di un progetto di lavoro federale,vicino alle loro case,nella California settentrionale.Successivamente suo padre le raccontò della fredda efficienza degli agenti dell'immigrazione,i quali arrivarono sul luogo di lavoro per colpire lui e gli altri e poi espellerli.
"Dissero:"Abbiamo deciso di rimandarvi in Messico;quindi alzatevi,andate a casa e fate il biglietto".Gli agenti chiesero:"Quanti siete nella tua famiglia?",e mio padre rispose:"Cinque"."Siate pronti per domani.L'autobus verrà a caricarvi alle otto.Fatevi trovare sul marciapiede con un solo bagaglio a testa.Uno per te, uno per ta moglie e uno per i tuoi tre figli".
La famiglia venne trasportata a Los Angeles e da lì messa su un treno diretto allo Stato di Chihuahua,nel Messico del nord,dove Acosta,che era nata negli Stati Uniti,visse fino all'adolescenza.
"I miei genitori non capivano per quale motivo venivano espulsi.L'unica spiegazione che davano loro era:non vi vogliamo piu;non c'è piu posto per voi".Vennero pesantemente umiliati.Acosta visse in una casa senza acqua corrente ed elettricità fino ai 15 anni,quando fece ritorno negli Stati Uniti per lavorare come sarta in un'azienda di abbigliamento.


Nessun commento:

Posta un commento