Anglotedesco

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Secondo voi chi fa piu danni all'Italia Draghi o Berlusconi?

giovedì 2 marzo 2017

Il problema della droga? La soluzione migliore è quella del presidente filippino Duterte...




Post del 23 novembre 2016:

"Il capitalismo è sempre stato intimamente legato alla droga,perché aveva bisogno di capitali veloci e in nero per finanziare lo sfruttamento e la difesa ,nascondendosi dietro la maschera del "libero scambio"."La relazione tra attività bancarie,trasporti e assicurazioni che si formarono attorno al commercio dell'oppio fu una delle caratteristiche  principali dell'epoca.Non solo contribuirono al traffico della droga ,ma diventarono la base di un'infrastruttura commerciale che,in ultima istanza,sostentava una vasta gamma di commerci".
Col passare del tempo,gli stupefacenti resero necessarie altre merci"

La soluzione migliore è quella del presidente delle Filippine RODRIGO DUTERTE descritta in questo bel post:

Perché se qualcuno ancora non lo sapesse, il traffico della droga e tutti i disastri che conseguono al suo consumo sono parte integrante, oserei dire consustanziale, della politica estera prima anglo-americana, fin dai tempi delle cosiddette “Guerre dell’oppio” sulle quali, nei primi anni Novanta, Gianfranco Peroncini (autore dell’ottimo Il bianco e il nero. Colonialismo, neocolonialismo, razzismo, Il Cerchio, Rimini 1993) scrisse un illuminante articolo su “Historia” (a richiesta fornirò gli estremi del numero, che adesso non ho sotto mano).

Ma che cosa ha mai fatto di tanto atroce il nuovo “Hitler” di turno? Semplice: ha messo in pratica l’unico sistema che funziona e che anni or sono avevo sinteticamente spiegato in un articolo (L’Italia, una nazione… spacciata? Una semplice e realistica proposta sulla “lotta alla droga”) pubblicato su “Luci sulla Città”, un mensile che esce ancora gratuitamente nelle edicole pisane. Onde non ripetere le stesse cose, rimando il lettore a questo collegamento del mensile in rete, oggi cessato, “Opposta Direzione”.

duterteEbbene sì, per fare piazza pulita del problema droga bisogna partire dal basso, pescando a strascico, per poi risalire ai pesci più grossi quando quelli non sapranno più come contrabbandare la loro morte usando i pesci piccoli.

A mali estremi, estremi rimedi, e guai a chi s’impietosisce a comando perché non tiene in alcun conto le tragedie incalcolabili del “normale” andazzo fatto di tolleranza e, peggio che mai, “antiproibizionismo”.  E se a ciò si aggiunge una verità solare, ovvero che il traffico della droga è un’arma vera e propria utilizzata a fini di controllo politico e sociale (oltre che finanziario: anche qui la valuta di riferimento è il dollaro), si comprende come l’unica via percorribile, turandosi il naso, sia quella del presidente filippino. Che forse sul proprio conto deve avere anche la grave colpa di guardare più alla Cina che agli Stati Uniti, i quali mentre coccolano i loro dittatori sanguinari scatenano campagne d’odio e di discredito verso tutti quelli che in un modo o nell’altro gli si mettono di traverso e che – particolare di poco conto per i “democratici” – sta riscuotendo un “preoccupante” consenso plebiscitario nel suo Paese.

Che anche la Chiesa Cattolica stia a questo gioco non sorprende. Posto che anche il tossicodipendente (a differenza dello spacciatore che fa solo quello) è anche una vittima di un sistema perverso, e che dunque avrebbe diritto anche ad una possibilità di “recupero”, è chiaro come il sole (perché sono nato che stiamo a parlare sempre delle stesse cose) che con le sole “comunità” ed i preti di strada, più il rituale e conformistico atteggiamento delle istituzioni attente a “sensibilizzare” ma a non ingrippare l’enorme business dell’Alleato, non si va da nessuna parte e, anzi, il numero dei drogati aumenta, così come l’insicurezza sociale, a partire dalle famiglie colpite da questo flagello.


Enrico Galoppini

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