Anglotedesco

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mercoledì 17 maggio 2017

Il capitolo del libro di Ferruccio De Bortoli che ha fatto molto discutere (1/2)




Matteo Renzi è un grande comunicatore.E' una delle sue tante qualità.Ma forse lo è persino troppo.Il brillante ex sindaco di Firenze ed ex premier si pè sviluppato,in una bulimica bramosia di presenzialismo e di gestione del potere,nel dedalo infinito dei propri messaggi,SMS ,Whatsapp,Facebook,Twitter.Ha creato egli stesso un gigantesco groviglio del quale alla fine è rimasto prigioniero.In ogni singolo messaggio,in ogni singola apparizione è stato diretto ed efficace.qualche volta anche simpatico.L'insieme della sua comunicazione,studiata in occasione del referendum del 4 dicembre 2016 con l'inutile e costosa consulenza del guru Jim Messina è risultato invece eccessivo,sovratono,insincero.Un torrenziale discorso pubblico che ha prodotto una cacofonia indigesta.Dopo tre anni di governo,l'immagine del rottamatore sbiadisce inevitabilmente.Si è un pò meno giovani ,non è piu outsider.E da palazzo Chigi si è poco credibili nell'usare con disinvoltura il linguaggio dell'antipolitica.
Renzi ha la leadership nel sangue, la alimenta sin da giovane, ma dà l'impressione costante di non riconoscere radici nè da preparare eredità.Nella sua simbologia politica non c'è una storia cui ispirarsi,nemmeno la DC di La Pira, non c'è un'eredità da lasciare,di cui farsi carico.C'è lui e basta.Quello che c'era in precedenza è tutto da buttare,la prima repubblica,i partiti, il consaciativismo,e in parte non si può che dargli ragione,ma nel dopoguerra il paese è diventato,pur con un governo ogni anno,la settima potenza industriale al mondo.Per fortuna,dunque,c'è stato prima.Qualche merito andrebbe riconosciuto.E, parallelamente,quello che verrò dopo di lui non gli interessa piu di tanto.

Il governo Gentiloni è espressione della sua maggioranza,una costola del renzismo.Lo si potrebbe definire un esecutivo su procura renziana.Ma fin dal momento della sua formazione,la preoccupazione di Renzi è stata solo quella di garantirsi una quota di potere personale,esercitabile con i suoi piu fidati collaboratori,Maria Elena Boschi e Luca Lotti,non di far si che il governo retto dal suo ministro degli Esteri, espressione del partito di cui è segretario,sia messo nella condizione di fare il meglio possibile.E' un atteggiamento da statista? Non mi sembra.E' quello che ci si aspetta dal segretario del partito di cui è espressione diretta e quasi esclusiva il governo? No, di certo.Del resto nel febbraio 2014,appena vinte le primarie contro Cuperlo e Civati per la guida del PD,il neosegretario mandò all'aria il gabinetto retta da un esponente del suo partito.Enrico Letta.E, non pago,poco dopo bloccherà la nomina dello stessa  Letta a presidente del consiglio europeo.Quella carica poteva andare a un socialista,ma pur di favorire l'ascesa di Federica Mogherini al ruolo,prestigioso m secondario,di Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.Renzi ha rinunciato,favorendo così il popolare  polacco Donald Trusk.Letta ai vertici dell'Unione europea sarebbe stato piu utile all'Italia,per esempio nella complessa partita bancaria, e prezioso per la stessa famiglia socialista europea.senza con questo nulla togliere all'impegno e alla serietà della Mogherini.
L'ossessione dell'istante,la concentrazione sul presente e la visione tolemaica del potere,sono tratti significativi anche della comunicazione di Renzi.Non solo del suo modo di far politica. Nell'era della post verità mostra di essere particolarmente a suo agio.La coerenza non è una virtù della politica contemporanea.Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump,massimo twittatore al mondo,ne è ormai un profeta.Ma Renzi non è da meno.L'Italicum (ma tutti quelli che l'hanno votato non hanno nulla da dire?) era una legge perfetta:"Sarà copiata da mezza Europa" (marzo 2015).I titoli del Monte dei Paschi,ormai risanato ,erano assolutamente da comprare nel gennaio del 2016.
Un premier che dà consigli di borsa non c'era mai visto.Per non parlare della catastrofe economica di cui sarebbe stato vittima il paese se avesse vinto il no al referendum.In questo Renzi è stato aiutato da qualche esempio di post verità distillato da Confindustria e, persino dalla Banca d'Italia.
Con Renzi i rapporti personali sono stati sempre difficili,quando non inesistenti e conflittuali.La stilista Chiara Boni,che è tata per un breve tempo assessore per le comunicazioni e l'informazioni della Regione Toscana,fu la prima a parlarmi,con entusiasmo   e trasporto,del talento politico e della simpatia umana di Renzi,allora presidente della Provincia di Firenze.E,in effetti l'iniziativa promozionale del Genio Fiorentino fu certamente originale e di successo.I primi passi della carriera politica di Renzi sono stati seguiti con attenzione e con una costante apertura di credito dal Corriere Fiorentino,diretto da Paolo Ermini.L'edizione locale del Corriere sostenne la necessità di un cambiamento radicale della politica cittadina,in occasione delle primarie,vinte a sorpresa da Renzi,il 15 febbraio 2009.Un po come tutti, anche contro i suoi compagni di partito.Il sindaco uscente Leonardo Domenici aveva invitato il giovane collega ad "aspettare il turno".Un'intervista dello stesso Ermini a Renzi fu certamente un passaggio importante.Il candidato assicurava che si sarebbe dato come obiettivo principale la costruzione della nuova pista dell'aereoporto di Perentola (che non c'è ancora).Successivamente il giornale lo incalzerà sulla scarsa trasparenza che finanziamenti privati,sul degrado,sulla degenerazione della movida e sulla debolezza della sua squadra,difetto poi ripetuto su piu larga scala.Insomma,il "Corriere Fiorentino" concesse in un rapporto franco e dialettico ,un'importante apurtura di credito al candidato sindaco,mantenendola,seppur criticamente ,dopo la conquista di Palazzo Vecchio.E anche il Corriere ha sempre visto con una certa simpatia, e con l'adesione di alcuni suoi commentatori e giornalisti,l'ascesa di Renzi alla segretaria del partito,sia nelle primarie perse,nel novembre-dicembre 2012,sua in quelle poi vinte l'8 dicembre 2013.Se ne lamentano i bersaniani.
Renzi appariva l'espressione della modernità,il coraggio della rottura,seppure già allora con qualche uscita remeraria e un solipsistico complesso del potere personale.Perchè allora i rapporti si sono poi così irrimediabilmente deteriorati? Non escludo di aver avuto qualche colpa personale.Avrei dovuto chiamarlo,chiedergli un incontro (cosa che feci in seguito,quando era già segretario del Pd,ma non fu mai possibile).Avendolo definito un "maleducato di talento" ,devo ammettere che un pò maleducato con lui sono stato anch'io.Un giorno arrivò in via Soflerino,era il 22 novembre 2012,per essere intervistato dal "Corriere.it".C'erano le primarie che avrebbe perso al ballottaggio con Bersani.Io non sapevo che sarebbe arrivato.Mi avvisarono solo all'ultimo momento.E, nella preoccupazione di non far tardi al mio appuntamento,parlai con lui solo qualche minuto nel corridoio.Un po in fretta,lo riconosco.Avrei dovuto invitarlo nella mia stanza e trattarlo con maggior riguardo.Con Renzi c'era Maria Elena Boschi.Sono stato cortese anche con lei.
Renzi è piuttosto disinvolto nell'uso dei social network e predilige la comunicazione rap degli SMS.Da lui, segretario del PD, ne ho ricevuti alcuni sinceramente insulsi.In uno se la prendeva perchè iil giornale aveva ripreso una fotografia di "Chi" che non credo, viste le successive apparizioni,gli sia stata rubata,carpita con l'inganno.In un altro si lamentava per un servizio nel quale si parlava dei suoi trascorsi sportivi alla Rignanese,con relativa foto.E poi altri,sugli articoli che non gli garbavano,per usare un verbo toscano,con giudizi sprezzanti sul giornale e su chi lo dirigeva.Io non ho mai risposto.;ma ho capito in seguito che l'attacco al "Corriere" faceva parte di una sorta di strategia contro i cosidetti poteri forti.Una continuazione naturale della rottamazione renziana.Il 27 maggio 2013,dopo la commemorazione notturna dell'attentato di via dei Georgofili ,attaccò pubblicamente in piazza della Signoria me e i miei azionisti,sopratutto le banche.Ermini gli rispose a tono.Nella strategia di potere di Renzi era piu funzionale avvicinarsi alla "Repubblica" (ospiterà a Firenze in gran pompa,un'edizione di Repidee) che,peraltro con la sua edizione locale aveva avuto piu simpatie per Enrico Rossi che per lui.Il "Corriere" dunque era un nemico,pare di quell'establishment che, nella narrazione renziana,andava colpito.Distinguere il giornale dai suoi tanti, troppi, proprietari di allora,no? Troppa fatica?
Il rosario di SMS poco piacevoli continuò con Renzi al governo.E i toni si fecero piu duri. L'episoìdio che mi lasciò di stucco accadde in occasione delle sue brevi vacanze,siamo nell'agosto del 2014, in un albergo di Forte dei Marmi di proprietà di un suo amico.Il collega Marco Galluzzo,che lo seguiva con professionalità e rispetto, prese una stanza nello stesso albergo.Niente di male.L'albergo era aperto a tutti.Non riservato solo a lui.Il messaggio del presidente,particolarmente piccato,lamentava una violazione inaccettabile della sua privacy.Aveva incontrato Galluzzo nella hall e il collega lo aveva salutato.Tutto qui.Io stavo al mare,in Liguria,non sapevo assolutamente nulla.Al telefono,Galluzzo mi spiegò di essere stato avvicinato  dalla scorta del premier che gli aveva intimato di lasciare subito l'albergo con la moglie e i figli.Mi fu possibile solo salutarlo e per un attimo stringergli la mano,poi cominciò a gridare,lasciando di stucco i tavoli degli altri ospiti,gruppi francesi,tedeschi e russi.E anche Agnese,che mi rivolse uno sguardo di comprensione,quasi di vergogna.Gridava talmente forte,inveendo contro il "Corriere" che invadeva la sua privacy,che la scorta accorse come se lui fosse in pericolo.Venni anche strattonato.Dovetti alzare la voce per dire al caposcorta di non permettersi.Lui reagì minacciandomi.Mi disse che tutta la mia giornata era stata monitorata  dal momento in cui avevo prenotato una camera nello stesso albergo,e che di me sapevano tutto,anche con sgradevoli riferimenti,millantanti o meno conta poco ,alla mia vita privata.Insomma intollerabile.Se Berlusconi avesse fatto una cosa simile saremmo tutti insorti.Quella fu l'unica volta nella quale risposi a un SMS di Renzi,dicendogli in sostanza che non volevamo assolutamente attentare alla privacy della sua famiglia ,era sempre in un luogo aperto al pubblico, non era accettabile che il collega venisse minacciato dalla scorta.E con quella frase sibillina sul giornalista spiato,poi.Seguì SMS di risposta. Piu morbido.Per tagliar corto.

da POTERI FORTI (O QUASI)-Ferruccio De Bortoli  (La nave di Tesco)

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