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martedì 23 maggio 2017

IL PARTITO RADICALE? Un partito mondialista,pericoloso e troppo sottovalutato



Nel 1989,i radicali colsero da subito l'importanza dell'evento relativo alla cosiddetta svolta della Bolognina e si inserirono attivamente nel dibattito in corso nel Partito comunista, ravvisando con maggiore "lungimiranza",rispetto a tutti gli altri partiti,la vera portata nonché l'approdo politico-ideologico della citata svolta.
Il 15 novembre 1989,ad appena tre giorni dall'improvvisata  della Bolognina da parte di Occhetto,Marco Pannella intervenne sul tema con una lettera aperta al segretario del Pci,pubblicata dal quotidiano del partito,nella quale esortava i comunisti italiani a dar vita da subito a una "Federazione democratica",primo nucleo  di un grande Partito democratico sul modello anglosassone.Scrive il leader radicale:

"Caro Occhetto,una grande,vera federazione democratica va ormai concepita,creata,di essa il Partito comunista,in quanto tale,sia inizialmente una componente essenziale e promotrice.Questa federazione democratica dovrebbe,in un giro di pochi anni prestabiliti (...) dar vita al Partito Democratico,di stampo anglosassone,e per una riforma  istituzionale di stesso segno".

Dopo aver rimarcato le distanze tra gli ideali e i reali,degli attori del "regime partitocratico italiano",in particolare della Dc,animata da valori cristiani (e) partito di potere da quasi mezzo secolo al tempo stesso,e del Psi,Pannella affermò:

"Un grande partito che si formi oggi non può iniziare il suo cammino che a partire dall'unica terraferma di democrazia reale che non abbia prodotto in questo secolo mostri e tragedie "inumane": che è la terraferma liberaldemocratica,anglosassone,e non quella continentale,spesso socialdemocratica,del mondo del proporzionalismo,del partitismo,della parastatalizzazoone e nazionalizzazione della società civile,dell'ideologismo,dei giacobinismi piu o meno machiavellici,eticizzanti,e quasi sempre antiliberali,romanticamente fiduciosi nella violenza,nelle guerre civili,colonizzatrici o liberatrici che fossero".



Assai interessante rilevare come Pannella,ancora una volta,si fosse prodigato nell'apologia  diretta del regime democratico-liberale di derivazione anglosassone,affermando,del tutto inopinatamente e in maniera infondata,che il sistema di gestione delle dinamiche capitalistiche basato sul primato della "democrazia del libero mercato" era stato ,nel corso della storia,l'unico che non abbia prodotto in questo secolo mostri e tragedie "inumane"'Pannella stigmatizzava di seguito ogni ipotesi di nazionalizzazione della società civile", ossia ogni tentativo ,da parte di qualsiasivoglia ceto politico dotato di velleità egemoniche nei confronti dei ceti medi autoctoni,alla costituzione di una borghesia "nazionale" come motore del processo di sviluppo di un moderno "capitalismo di Stato",prologo per una successiva transizione verso piu avanzate forme di "universalismo dell'emancipazione" a egemonia e direzione popolare.

Pannella rivendico',inoltre, il proprio diritto dovere d'esser col Partito comunista italiano per questa comune,generale transizione.Il leader radicale chiese dunque ,nemmeno troppo provocatoriamente ,la tessera del Pci,esattamente come qualche mese prima il deputato comunista Bordon aveva domandato e ottenuto l'iscrizione al Partito radicale transnazionale.E fu proprio lo stesso Bordon,dalle colonne del principale bollettino d'informazione del Partito radicale,a tratteggiare con perspicacia l'approdo politico verso il quale stava marciando il Pci in trasformazione:

"Una nuova forza in cui concorrano alla pari diverse sensibilità per la grande formazione democratica di sinistra di cui l'Italia ha assoluto bisogno.Capace di raccogliere le forze,laiche e cattoliche ,ambientaliste,radicali.Che abbia caratteristiche di nonviolenza,democrazia,rispetti i grandi fondamenti ideali del sistema democratico.C'è necessità di scelte laiche e liberaldemocratiche,una sintesi che ricongiunga le grandi idee di giustizia "

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