Anglotedesco

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mercoledì 26 luglio 2017

Il Quebec si ribella alla dittatura neoliberista e punta sull'economia sociale



Un'azienda che parte dai bisogni di una comunità,è gestita democraticamente dai lavoratori e ridistribuisce equamente i profitti.Sembra un'utopia del passato ,in realtà è un modello che in Quebec sta diventando sempre piu popolare e si sta affermando in vari settori.Oggi nella provincia canadese l'economia sociale comprende circa 7000 aziende,con un totale di 210.000 e un giro d'affari di 40 miliardi di dollari canadesi (circa 27 miliardi di euro).
In un periodo di crisi del modello economico tradizionale ,le cooperative e le organizzazioni senza scopo di lucro sono un'alternativa valida per conciliare il lavoro e la giustizia sociale ,soprattutto per le nuove generazioni."Da noi arrivano ragazzi che per prima cosa vogliono lavorare in un'azienda,e solo in un secondo momento scelgono il settore",spiega Martin Frappier,direttore della comunicazione presso il Cantiere dell'economia sociale del Quebec.
L'idea di trasformare l'economia attraverso la gestione collettiva non è nuova.Le prime cooperative agricole e casse di risparmio nacquero in Quebec piu di un secolo fa.Inizialmente erano molto vicine alla dottrina sociale della chiesa e del nazionalismo.Negli anni 30 e 40 se ne affermarono altre promosse dai sindacati.
L'economia sociale è tornata alla ribalta a metà anni novanta,quando il.Canada attraversava una grave crisi economica.Con il tempo sono nate organizzazioni come il Cantiere dell'economia sociale che considera la gestione cooperativa delle aziende uno strumento indispensabile per creare occupazione e ridurre la povertà.Per prima cosa il gruppo ha creato centri per la prima infanzia,le cure dei neonati e l'assistenza domiciliare.
Questo modello,spiega Martin Frappien,può servire anche a rilanciare l'economia della provincia.In molte zone del Quebec i giovani vanno via perché non trovano un lavoro interessante,e gli anziani si ritrovano senza servizi adeguati.In questo contesto un'azienda basata su un modello economico solidale permette di creare posti di lavoro a seconda delle esigenze delle persone e di contribuire alla vitalità di un territorio.
Frappier cita una cooperativa di design grafico a Outaouais e una brasserie a Trois-Rivieres."Ragazzi che non riuscivano a trovare lavori interessanti hanno creato il loro progetto.E grazie a questo progetto sono rimasti".Nella maggior parte dei casi si tratta di iniziative che partono dai bisogni delle persone che vivono in un posto invece di puntare semplicemente al profitto.Non sorprende che queste attività tendano a durare piu delle imprese tradizionali.
Tra i motivi della popolarità delle imprese sociali c'è il fatto che rimettono in discussione l'egemonia di un modello economico basato sullo sfruttamento di risorse e persone ." Ormai le  disuguaglianze di reddito sono evidenti ,e tutto questo mette in discussione le vecchie teorie economiche ", sostiene Frappier.È un discorso particolarmente seducente per i giovani.
Poi c'è il fatto che in queste aziende si lavora in modo diverso.Si tiene conto prima di tutto della gratificazione dei lavoratori,e in generale le aziende sociali sono piu preoccupate dal benessere delle persone e del rapporto tra lavoro e famiglia.
Oggi la grande sfida delle aziende sociali è riposizionarsi rispetto alla rivoluzione digitale e alla sharing economy.Il modello di aziende come   Uber e Airbnb non ha niente di collettivo ,perché i profitti non sono condivisi,spiega Martin Frappier.L'economia sociale deve prendere l'iniziativa davanti a questi nuovi modelli che sfuggono al diritto del lavoro a una classificazione giuridica.E' difficile resistere in un sistema di economia di mercato ,soprattutto quando le aziende private ricevono aiuti statali sotto forma di sgravi fiscali,da cui le cooperative e le associazioni senza scopo di lucro sono escluse perché non pagano tasse sui profitti.Il settore è quindi sfavorito perché fatica a investire per restare competitivi.In ogni caso,di fronte alla proliferazione di iniziative sempre piu coraggiose,come le cooperative di programmatori di videogiochi o di attori comici ,è evidente che l'economia sociale non ha ancora detto la sua ultima parola.

NADIA KOROMYSLOVS (Le Devoir)-traduzione l'Internazionale

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