Anglotedesco

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venerdì 14 luglio 2017

L'inutilità dei soldati dell'Onu in Africa centrale



Anche se  non riescono a trovare una soluzione alla crisi del loro paese,tutti gli abitanti della Repubblica Centrafricana sono d'accordo su una cosa:la Missione multidimensionale  integrata delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Centrafricana (Minusca),in campo dal 2013,non è in grado di contenere le esplosioni di violenza e di proteggere la popolazione,come prevede il suo mandato.
Dopo il massacro avvenuto all'inizio di maggio a Bangassou,nel sud paese,queste voci si sono levate ancora piu forti.Per quanto la città fosse in apparenza tranquilla,secondo alcuni testimoni non era difficile prevedere che sarebbero scoppiate violenze.Ma i caschi blu erano impreparati.La tensione  aveva cominciato a salire nel novembre del 2016,dopo l'arrivo sulle  sponde del fiume Ubangi dei combattenti musulmani di etnia peul dell'Unione per la pace in Centrafrica (Upc),che erano stati cacciati da Bambari ,300 km a nord.Questa milizia è ostile a tutti gli altri gruppi armati ,sia  ai cristiani e animisti anti-balaka (anti-machete) sia agli altri musulmani dell'ex coalizione Seleka.
Era evidente che le milizie avrebbero fatto di tutto per cacciare l'Upc,spiega il parlamentare Serge Singha Bengba,di Bangassou."Cosi abbiamo avvertito la Minusca,spiegando che gli anti-balaka stavano concentrando i loro uomini nell'area.Ma è stato inutile".
Il 13 maggio centinaia di combattenti anti-balaka che si erano radunati nei dintorni di Bangassou hanno attaccato il quartiere musulmano,dando la caccia agli abitanti fin dentro la moschea.Il bilancio è pesante:circa 160 morti,e la metà dei 50.000 abitanti hanno lasciato le loro case per sfuggire agli aggressori o per paura di rappresaglie.
La Minusca non si è fatta vedere.Il contingente marocchino è rimasto chiuso in caserma,dov'è stato preso di mira da combattenti mal equipaggiati.Pochi  giorni prima un soldato marocchino era stato ucciso insieme ad altri tre caschi blu cambogiani vicino ad un checkpoint.È tornata la calma solo due giorni dopo ,con l'arrivo delle forze speciali portoghesi.
La missione dell'Onu può contare su uno stanziamento annuale di 718 milioni di euro,due volte e mezzo il bilancio dello stato centrafricano.Da settembre del 2016 a maggio del 2017,l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati ha contato 120.000 nuovi sfollati  a causa degli scontri,che hanno provocato centinaia di morti.Attualmente il 20% dei centrafricani è scappato all'estero o è costretto a lanciare la sua casa.
Bisogna ammettere che per un esercito tradizionale è difficile affrontare la guerriglia di una miriade di gruppi ribelli.Per combatterli la Minusca ha a disposizione 12.000 uomini,di cui solo un quarto è schierato materialmente sul campo.E la missione è di vokta in volta destabilizzata dal richiamo in patria di contingenti coinvolti in scandali.
Di recente si è deciso di rimpatriare 600 caschi blu congolesi accusati di violenza sessuali e contrabbando.Il compito della Minusca inoltre è complicato dal fatto che i suoi uomini sono soli sul fronte.A dicembre del 2016 se ne sono andati i soldati francesi dell'operazione Sangaris.All'inizio del 2017 si sono ritirati  i sokdati ugandesi e statunitensi che davano la caccia ai ribelli dell'Esercito di resistenza del signore (Lra),creando un vuoto a est.L'esercito centrafricano è allo sbando dalla caduta del presidente Francois Bozize',nel 2013.L'Unione europea ha formato un contingente di 700 uomini che però non ha armi.
Non abbiamo strumenti per fermare le violenze.Tocca alla Minusca agire,dice il portavoce del governo Theodore Jousso."Non siamo li per fare la guerra,replica un comandante della missione".

CHRISTOPHE CHATELOT (Le Monde)

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