Anglotedesco

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lunedì 4 settembre 2017

Grazie all'intervento degli Usa (e alleati) c'è stato l'impoverimento dell'Iraq



La popolazione irachena non imputava la sua povertà al regime di Saddam ma all'Occidente.Il ceto medio,inizialmente forte, fu completamente distrutto e ridotto in povertà dalle sanzioni,soprattutto per effetto dell'inflazione galoppante.Pochi anni dopo in Iraq era rimasto solo un ristretto ceto di benestanti che gravitava attorno al regime,mentre il restante 90-95% della popolazione viveva alla giornata.Solo nei territori curdi,al Nord,la situazione era meno drammatica.Con l'appoggio dell'Occidente,che tra l'altro istituì una zona con divieto di sorvolo ai caccia iracheni ,i curdi iniziarono allora un percorso verso l'autonomia e l'indipendenza di fatto.
All'epoca ,a Baghdad,era frequente incontrare conducenti di taxi con indosso un logoro abito Armani o Hugo Boss,ex  docenti universitari o dirigenti per i quali una volta le vacanze in Svizzera erano la normalità e che ora provavano in qualche modo a mantenere a galla sé stessi e la famiglia.Il tasso di alfabetizzazione ,nel 1989 ancora pari al 95%,il piu elevato nel mondo arabo,nel 2000 era sceso di oltre la metà.Il sistema sanitario,prima tra i migliori al mondo,era ormai a pezzi e il tasso di mortalità infantile si era trasformato nel giro di dieci anni da uno dei piu bassi a uno dei piu alti del mondo.Questo impoverimento della popolazione irachena provocato intenzionalmente,in particolare dagli Usa e dalla Gran Bretagna,rientra nei crimini meno conosciuti o, per meglio dire,riconosciuti della politica occidentale dopo la Seconda guerra mondiale.E una delle cause essenziali che hanno portato in Iraq al crollo dei valori di civiltà e dello Stato stesso.Questo crollo è stato seguito,pochi anni e un'altra guerra piu tardi,dal regime di terrore delle milizie ,prima tra tutte lo Stato Islamico.
Il 12 maggio 1996 il conduttore del popolare programma giornalistico americano 60 Minutes chiese alla segreteria di Stato Madeleine Albright:"Pare che in Iraq siano morti finora mezzo milione di bambini.Un numero piu alto di quello dei bambini morti a Hiroshima.Ne vale la pena? .Rispose Madeleine Albright:"Penso che sia una scelta molto ardua ma il prezzo...crediamo che ne valga la pena".Due anni dopo,a un evento tenutosi a Cleveland,nell'Ohio,dichiarò:"Scommetto che ci preoccupiamo piu noi del popolo iracheno di Saddam Hussein".E inoltre:"Se ricorriamo alla forza,lo facciamo perché noi siamo l'America! Siamo il Paese indispensabile.Siamo orgogliosi e sicuri di noi,siamo piu lungimiranti".
Era lecito ritenere che con la liberazione del Kuwait,nel febbraio 1991,fosse venuto meno il fondamento della risoluzione 661 e che quindi si sarebbero risolte anche le sanzioni.Ragionare cosi però vorrebbe dire sottovalutare l'impero.Alla vigilia della guerra in Kuwait ,perfettamente in linea con la dottrina Carter del 1980,il presidente Bush senior aveva dichiarato:L'accesso al petrolio del Golfo Persico e la sicurezza dei principali Paesi della regione,nostri alleati,sono decisivi per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (...).Gli Stati Uniti persisteranno  nel difendere i propri interessi vitali nella regione,se serve con la forza militare,contro ogni potenza i cui interessi danneggiano i nostri".L'attacco all'area di servizio Kuwait divenne perciò l'inizio della fine per il dominio di Saddam.Una prepotenza del genere esigeva una risposta,a prescindere dalle perdite.Allo stesso tempo la condotta americana rivolgeva un monito inequivocabile agli altri detentori di potere della regione:non vi mettete contro di noi.

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