Anglotedesco

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venerdì 1 settembre 2017

L'inchiesta del New York Times su Giulio Regeni



Una sintesi del lunghissimo articolo scritto da Declan Walsh sul New York Times magazine

Nel 2005 ,quando Regeni tornò al Cairo,si pensava che per gli stranieri le regole fossero diverse.Era vero che qualcuno di loro era finito nei guai.All'inizio di quell'anno ,il giornalista australiano Peter Greste ,di Al Jazeera ,era stato liberato dopo tredici mesi di prigione  per "danni alla sicurezza nazionale".Uno studente francese era stato espulso  per aver intervistato alcuni militanti per la democrazia.I referenti accademici di Regeni gli avevano consigliato di evitare i contatti con i Fratelli musulmani."La situazione qui non è facile ",aveva scritto Regeni in un messaggio a un amico un mese dopo il suo arrivo.Ma nel complesso,come mi ha detto la sua tutor, Regeni era convinto che il suo passaporto lo avrebbe protetto.L'unica paura che aveva era quella di essere rispedito a Cambridge prima di aver completato la sua ricerca.
Una settimana dopo la scomparsa di Regeni,l'ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari ebbe un presentimento.Folti capelli grigi e fascino discreto,Massari popolare nell'ambiente diplomatico del Cairo.Gli piaceva ospitare studiosi e politici egiziani ,e durante i weekend guardava le partite di calcio con l'ambasciatore statunitense  Robert Stephen Beecroft.Ma ora camminava nervosamente per i lunghi corridoi di marmo dell'ambasciata italiana affacciata sul Nilo.
Dopo la morte di Regeni,Massari cominciò a essere preoccupato per la sicurezza dell'ambasciata.Smise subito di usare la posta elettronica e il telefono per discutere questioni delicate.Per comunicare con Roma usò il vecchio sistema di messaggi in codice su carta.Le autorità italiane   temevano che gli egiziani che lavoravano all'ambasciata trasmettessero informazioni alle loro forze di sicurezza.Notarono  che in un appartamento di fronte all'ambasciata,un buon posto per piazzare un microfono direzionale,le luci erano sempre spente.Massari,ancora traumatizzato dal ricordo delle ferite sul corpo di Regeni ,si isolo' ,evito'  qualsiasi incontro con altri ambasciatori.I suoi rapporti con il governo egiziano si deteriorarono.

L'Italia è uno dei paesi piu vulnerabili dal punto di vista energetico:l'Eni non è solo un colosso da 60 miliardi di euro,con attività in 73 paesi,ma anche un componente essenziale della politica estera italiana.
L'Eni assume da sempre agenti segreti a riposo per la sua divisione di sicurezza interna,dice Andrea Greco,uno degli autori di LO STATO PARALLELO (Chiarelettere),un libro sull'Eni.
"C'è una stretta collaborazione",dice "Probabilmente c'è stata anche sul caso Regeni,ma ho qualche dubbio che avessero gli stessi interessi".Una portavoce dell'Eni dice che l'azienda era inorridita dalla fine di Regeni e che,anche se non era tenuta a farlo,continuava " a seguire la questione molto da vicino" nei suoi rapporti con il governo egiziano.
Dopo mesi di rapporti diplomatici tesi,nel muro del silenzio egiziano si è aperta  una crepa,o almeno così è sembrato.In un suo viaggio a Roma ,a settembre del 2016,il procuratore capo Nabil Sadek ha ammesso pubblicamente che l'Agenzia per la sicurezza nazionale controllava Regeni  perché lo sospettava di spionaggio.In una serie di incontri dei mesi successivi i magistrati egiziani  hanno fornito a quelli italiani i documenti,tabulati telefonici,dichiarazioni dei testimoni e un video ,che dimostrano che Regeni era stato tradito da diverse persone che gli erano vicine.
Muhammad Abdullah,il suo contatto con il sindacato degli ambulanti,era un informatore dell'Agenzia per la sicurezza nazionale.Usando una telecamera nascosta ,aveva filmato la sua conversazione con Regeni sulla borsa di studio di 10.000 sterline .In seguito avrebbe rilasciato una dichiarazione raccontando nei dettagli i suoi incontri con il suo contatto alla sicurezza nazionale,il colonnello Sharif Magdi Ibraahim Abdlaal,che gli aveva promesso una ricompensa appena fosse  stato chiuso il caso Regeni.
L'identità  dell'altra persona che avrebbe tradito Regeni è forse piu sorprendente.Le autorità italiane sono arrivate alla conclusione che durante il mese precedente alla sua scomparsa,il coinquilino di Regeni ,l'avvocato Mohamed el Sayad,aveva consentito agli agenti dell'Agenzia per la sicurezza nazionale di perquisire l'appartamento.E in seguito i tabulati telefonici avrebbero dimostrato che nelle settimane successive Sayad aveva parlato con due funzionari dell'agenzia.
Sayad non ha risposto alle mie richieste di commentare la notizia,ma ho avuto un lungo scambio,su Facebook,con l'altra coinquilina di Giulio,Juliane Schoki,Sayad aveva espresso i suoi sospetti su Regeni poco dopo essersi trasferito nell'appartamento."Penso che Giulio sia una spia",le aveva detto.
Dopo la scomparsa di Giulio aveva cominciato a pensarlo anche lei.I due avevano ipotizzato che lavorasse per il Mossad (una volta  Giulio le aveva detto che aveva una ragazza israeliana ed era stato in Israele).

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