Anglotedesco

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lunedì 30 ottobre 2017

La risposta di Matteo Renzi a Ferruccio De Bortoli




Non mi schiero ne con l'uno ne con l'altro ,sono entrambi a favore dell'Europa e di questa società neoliberista.Quello che mi sento di dire è che è stato uno scontro (via libri) patetico.

Dispiace che la grande stampa italiana,o parte di essa,abbia preferito adottare la politica dello struzzo,nascondendo la testa sotto la sabbia anziché aprire una discussione vera sulla complicata vicenda del  bancario.Si è preferito evitare una riflessione critica sugli ultimi quindici anni,forse perché molti dei gruppi editoriali hanno avuto rapporti decisamente stretti con gli istituti di credito protagonisti di queste vicende.Questa è un'altra delle questioni che potranno agevolmente essere chiarite nei prossimi mesi grazie alla Commissione d inchiesta parlamentare sulle banche.E si è scelto in alcuni casi di guardare il dito mentre il saggio indicava la luna.Questo è stato il caso,emblematico,dell'ex direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore,Ferruccio de  Bortoli.
Prima di conoscerlo personalmente,consideravo De Bortoli uno straordinario giornalista british style.Lo seguivo elegante in tv,ne divoravo gli editoriali,mi sembrava un modello per quei giovani cronisti che amano il giornalismo d'inchiesta.Mi sono presto reso conto,tuttavia,che non era oro tutto quel che luccicava.E proprio uno come De Bortoli,che dovrebbe essere affezionato a quella straordinaria massima scolpita nel frontespizio del " Guardian" dal 1821 ("Il commento è libero ma i fatti sono sacri"),a volte sceglie invece di anteporre il proprio giudizio alla realtà dei fatti.
In particolar modo capisco di essere finito sul libro nero del direttore quando mi commina l'accusa piu infamante che possa esistere per un ragazzo nato e cresciuto in parrocchia: quella di essere legato ad ambienti segreti,portando con me "uno stantio odore di massoneria".Nella mia famiglia Tina Anselmi e Benigno Zaccagnini erano i modelli politici presentati ai figli,ti immagini parlare di massoneria in casa nostra? Neanche all'asilo mi sono messo mai il grambiulino.
Sentirmi accusato di questo da uno che ha fatto per quasi vent'anni il direttore del  "Sole" e del "Corriere" mi lascia senza parole.Mi sembra difficile negare che storicamente la massoneria abbia avuto maggiore influenza nelle sedi di quei giornali che nelle parrocchie valdarnesi.
Eppure De Bortoli è capace di mettere in prima pagina i presunti finanziamenti di  Banca Etruria al mio birrificio di fiducia (ignorando che io non bevo birra e non conosco l'azienda di cui si parla) e di definirmi  caudillo (che è l'equivalente spagnolo di duce o Fuhrer) ,espressione condita con "maleducato di talento".Che,detto da uno che ti ha appena dato del dittatore,va inteso probabilmente come un complimento.Solo che io,cresciuto leggendo Chesterton ,sono affezionato alla sua frase in cui definisce la democrazia come il governo dei maleducati e l'aristocrazia come il governo degli educati male.Mai stato aristocratico,io.Mi domando come la legittima e doverosa critica possa degenerare nell'ossessione personale ,dalle birre al caudillo,dalla massoneria alla maleducazione.
Nel maggio 2017,per lanciare il suo libro fresco di stampa,il giornalista svela un suo presunto scoop,poi derubricato a "fatto normale" per ammissione stessa dell'autore,secondo cui il ministro Boschi avrebbe richiesto un non meglio precisato impegno all'allora amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni per studiare il salvataggio di Banca Etruria e delle altre banche a rischio liquidazione.
Come se non fosse evidente agli addetti ai lavori che tutti gli amministratori delegati delle banche italiane conoscevano perfettamente la difficile situazione di alcune banche popolari su cui da tempo Banca d'Italia e il ministero avevano acceso un particolare riflettore.Chiedere a Ghizzoni di studiare il dossier Banca Etruria sarebbe stato come minimo ridondante visto che era un dossier che stavano studiando tutti,a cominciare da chi in Banca d'Italia ancora nel 2014 immaginava senza troppa lungimeramza  di poter convincere Arezzo ad affidarsi a Banca popolare di Vicenza (che già allora versava in difficoltà molto serie,che oggi sono sotto gli occhi di tutti e a cui si è risposto con un salvataggio da parte dello stato).
Ma il dossier popolari ,il dossier Etruria erano sotto gli occhi di tutti:non c'era certo bisogno che lo dicessero Ghizzoni o Boschi.Eppure De Bortoli, in passato dimostratosi prudente su molte operazioni bancarie dei primi anni duemila,decide che l'incontro tra un ministro e l'amministratore delegato di una delle principali banche del paese,peraltro molto esposta sull'aumento di capitale di Vicenza,sia la notizia intorno alla quale lanciare il proprio libro su quarant'anni di poteri forti.Nessun giornalista osa entrare in contraddittorio con il proprio collega "megadirettore galattico".


da AVANTI-Matteo Renzi (Serie Bianca Feltrinelli)

QUI INVECE C'E IL PEZZO DEL LIBRO DI FERRUCCIO DE BORTOLI

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