Anglotedesco

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lunedì 18 dicembre 2017

Il bocconiano Andrea Ichino:"Il Jobs act va applicato a tutti"




Non parla di abolire il Jobs act  ma applicarlo per tutti.Qui per cambiare ci vuole qualcosa di forte e non solo la sovranità monetaria ,che tra l'altro mi trova pienamente d'accordo.

"Il settore pubblico non è purtroppo soggetto alle stesse leggi di mercato che disciplinano il settore privato:i dipendenti dello Stato,grazie ai sindacati,sono riusciti a migliorare la loro situazione sia in termini di sicurezza del posto di lavoro e perfino in termini di possibilità di lavorare con minore impegno:per fortuna solo pochi ne approfittano.È assurdo che recentemente sia stato reintrodotto l'articolo 18 per i soli dipendenti pubblici,mentre originariamente il Jobs act era stato pensato per tutti,in continuità con il processo iniziato dai governi precedenti  per equiparare completamente i due rapporti di lavoro".

"Il rapporto è un documento attendibile e informa il dibattito politico con analisi basate su dati e strumenti della buona ricerca scientifica.La novità sta nel misurare una riduzione della discrepanza ,che ci riporta in linea con il contesto internazionale.Né si contraddice la percezione di guadagnare poco  di molti dipendenti pubblici.Per esempio,gli orari di lavoro sono generalmente inferiori nel pubblico ed è possibile che il reddito annuo di un insegnante sia basso anche se la sua retribuzione oraria è piu alta rispetto a quella di un equivalente del privato".

"Le responsabilità dei dirigenti pubblici sono gravi.Ma non è sempre una colpa o una carenza di capacità del dirigente,ma un effetto di norme che producono risultati controproducenti ,come quella che rendeva i dirigenti pubblici responsabili con le loro risorse personali,se il giudice ordinava il risarcimento di un dipendente licenziato illegittimamente.Data l'alea del giudizio,era naturale che il dirigente evitasse di rimuovere il dipendente incapace o fannullone ,preferendo il patto perverso che induceva il quieto vivere di entrambi a spese dei consumatori.Gli stipendi elevati non sono necessariamente un problema morale.Non vedo perché non dovremmo pagare bene un bravo dirigente pubblico che,a fronte di una piena assunzione di responsabilità sui risultati,abbia libertà di gestire i suoi sottoposti e di organizzare il servizio offerto.Il sindacato ha fatto il suo mestiere:difendere gli interessi dei suoi iscritti,non quello dei consumatori.Non illudiamoci  che il sindacato operi nell'interesse  della collettività.Il problema è che gli utenti dei servizi pubblici non sono sufficientemente organizzati per difendere i loro diritti.Soprattutto non hanno alternative:se l'impegato comunale mi maltratta non posso rivolgermi a un fornitore diverso.Di questo il sindacato ne approfitta".

Da La Repubblica Affari e Finanza d el 18 dicembre 2017.Risposte che Andrea Ichino ha dato ad Eugenio Occorsio.

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